La seconda vita dei prodotti tecnologici RAEE

Prodotti tecnologici RAEE

Esistono prodotti tecnologici di grande pregio che durano decenni ed altri che, fisiologicamente, un po' per caso, si guastano in maniera prematura. Tuttavia, in entrambi i casi, anche per questi "rifiuti" una seconda vita è possibile. Oggi continuiamo il nostro viaggio alla scoperta della seconda vita delle cose che buttiamo analizzando più nello specifico la raccolta differenziata per i RAEE.

Ci siamo occupati, nel recente passato, di che cosa la raccolta differenziata possa significare e del perché essa rappresenti un’opportunità non soltanto sociale ma anche commerciale.
In tempi di crisi come questi la mentalità di ognuno di noi dovrebbe cambiare in favore di una migliore gestione ed amministrazione di ciò che si ha. Il consumismo, nonché l’idea dello spreco, sono figli di uno stile di vita che non solo non ci possiamo più permettere ma che non avremmo dovuto permetterci in precedenza.
Ecco in quale quadro l’argomento di oggi si innesta: la riqualificazione dei rifiuti tecnologici, provenienti dallo smaltimento di prodotti elettrici ed elettronici.

ciclo raee

Con questo spirito, e questa speranza, verbi come recuperare, riqualificare, selezionare, censire e tanti altri devono essere visti come fonte di ispirazione. Lo studio, allora, dello smaltimento dei rifiuti da prodotti elettronici viene inquadrato come eliminazione o riqualificazione selettiva di tutte le loro componenti, fin nella più piccola. Questo soprattutto perché i prodotti elettronici contengono, tra gli altri, terre rare e metalli preziosi che, se dispersi nell'ambiente o se “conservati” in ambienti non idonei o dedicati, potrebbero risultare insostenibilmente inquinanti.
Il nostro paese, nonostante le pressioni cui è soggetto da parte dell'economia mondiale, è la seconda nazione manifatturiera del vecchio continente ed utilizza una quantità impressionante di materie prime che servono per far funzionare le proprie industrie. Tra queste ci sono, infatti, materiali metallici e minerali che vengono importati dall'estero. Questo ha ragioni geologiche, perché non disponiamo di giacimenti minerari che ci consentano di essere autonomi. Proprio la scarsità di materie prime di cui disponiamo, nell'ottica di diminuire la spesa di importazione, porterebbe logicamente all'unica conclusione che il riciclo non è solo una possibilità a una prospettiva.
In questa ottica si inquadrano gli interventi mirati che vengono fatti nelle varie regioni d'Italia ed in questo scenario si inserisce perfettamente il consorzio nazionale per la gestione eco sostenibile dei rifiuti tecnologici ReMedia.

Dal 2011, infatti, questa organizzazione si sta adoperando per sollecitare l'opinione pubblica e le forze politiche tutte alla sensibilizzazione di temi come il “Manifesto del riciclo” presentato allo “Hi-tech & Ambiente – Materie prime: risorse strategiche per un’economia dell’efficienza” dal suo primo firmatario, economista, e premio Nobel per la pace, Woodrow Clark. Si tratta di un documento che dichiara l'intenzione di migliorare ed aumentare il riciclo dei RAEE implementandolo in ogni fase della filiera produttiva.
Per spiegare questo, meglio di come potrebbero mille altre parole in merito, vi proponiamo il video di un'intervista fatta al Capo dell'Unità responsabile per Metalli, minerali e materie prime della Direzione Generale per l'Industria l'Imprenditoria della Commissione Europea, Mattia Pellegrini.

Il dato che emerge, in maniera chiara, è che c'è un orientamento ed una sensibilizzazione crescenti nella direzione del riciclo.
La necessità ha reso particolarmente virtuosi, in tal senso, anche le realtà locali che oggi guardano ai rifiuti non più come ad un prodotto di scarto. Così, comuni come Treviso, Padova, Roma, Palermo, Milano ed altri 40 comuni in Campania hanno trasformato qualcosa di “inutile” in una vera e propria opportunità sociale.

Molte iniziative sul territorio nazionale puntano proprio ad insegnare quanto la cultura della questione ambientale debba stare a cuore. Legambiente in Puglia, per quest'estate, ha organizzato una campagna settimanale di raduni per ripulire le spiagge di più di 30 frequentatissime località turistiche di mare. Su questi litorali, tra i più belli in Italia, vengono scaricate illegalmente ogni anno diverse tonnellate di rifiuti di ogni genere.
Le iniziative promosse hanno lo scopo di sensibilizzare anche alla questione della pulizia e della trasparenza all'interno del “giro” del riciclo.

Se tonnellate di frigoriferi, lavatrici, televisori ma anche rifiuti comuni finiscono su una spiaggia, di certo è un problema che lo Stato  deve risolvere… Ecco per quale motivo è giusto che lo Stato diventi parte e si faccia garante della gestione dei rifiuti: perché così la mafia sarà costretta necessariamente a farsi indietro e a lasciare che ad occuparsi della cosa pubblica ci pensi chi ci tiene.

tipi di raee

E così, per sensibilizzare la cittadinanza, partendo dai rifiuti “comuni", per arrivare a quelli tecnologici, si dà corso ad una serie di iniziative su tutto il territorio nazionale anche nella più piccola realtà di Ostia; il 16 giugno ha preso il via il servizio mirato di raccolta differenziata predisposto da Ama presso la spiaggia libera del litorale di Castelporziano, i cosiddetti “Cancelli” di Ostia.
Nelle aree parcheggio e nei punti di accesso sono stati complessivamente posizionati 10 cassonetti e 50 trespoli fra bianchi (per carta e cartone) e blu (per contenitori in vetro, plastica, metallo). A questa presenza “operativa” Ama promette di affiancare anche un’attività di sensibilizzazione alle “buone pratiche” da seguire per una corretta differenziazione dei rifiuti.

Se da un lato, quindi, i rifiuti tecnologici fanno “categoria a sé”, la cultura del riciclo non può essere considerata settoriale. E dai progetti quadro, dai manifesti “ideologici”, dalle dichiarazioni di intenti si passa a coniugare i principi con l'attuazione pratica. In questo settore, in particolare, in alcuni comuni si utilizza la formula del “porta a porta”.
Un esempio su tutti è la città di Bari in cui l'azienda municipalizzata che si occupa della raccolta dei rifiuti (AMIU) fissa un giorno, tipicamente il sabato, e dei punti di raccolta, per poi passare a ritirare tutto il materiale altamente inquinante di questo tipo. Frigoriferi, televisori, forni, computer & co. possono quindi trovare il loro mezzo di trasporto verso la loro destinazione.

Come in tutte le cose, però, anche questi metodi sono perfettibili e non mancano numerose polemiche, sostenute dal fatto che in tanti sospettano che ci sia una sorta di “mercato parallelo” dell'immondizia tecnologica grazie al quale buona parte di quanto dovrebbe essere effettivamente riciclato, in realtà viva una seconda vita nell'illegalità.

La rivista Altroconsumo, il 21 giugno scorso, ha pubblicato un interessante articolo in cui sono stati “seguiti” 15 rifiuti di tipo tecnologico in viaggio verso lo smaltimento grazie all'utilizzo di un microchip nascosto al loro interno.
Tra le città sotto esame vi sono anche Milano, Roma e Napoli.
I 15 RAEE sono stati portati nelle piazzole ecologiche ed attraverso il monitoraggio dei dispositivi GPS installati al loro interno, è stato seguito fino alla fine l'esatto percorso dei rifiuti. Nonostante taluni pregiudizi, ancora persistenti, lo smaltimento dei rifiuti elettronici è una procedura che si rivela efficace, benché abbia ancora la possibilità di migliorare molto. Perché possa funzionare, tuttavia, è necessario un impegno molto pressante da parte dei cittadini. Il sistema di smaltimento dei rifiuti, se sollecitato a dovere, nell'80% degli apparecchi “testati” ha dimostrato di essere arrivato a completo smaltimento, segno evidente che il sistema funziona ed anche bene.

Nell'arco di questo periodo di tempo è stata compresa anche una prima fase di sosta, durante la quale avviene lo smontaggio dei dispositivi per isolare le singole parti che lo compongono.
Le uniche anomalie rilevate si sono verificate a Napoli e a Milano. Nella città partenopea è capitato che un solo pc non sia arrivato a completare il processo di smantellamento, probabilmente sottratto da un privato. A Milano, invece, un altro personal computer ha terminato il suo viaggio in maniera irregolare, trasportato sino ad una ricicleria municipalizzata nella quale non ha compiuto il processo di smaltimento.

Esistono, quindi, realtà consolidate e prospettive certe, dubbi e domande, perplessità e speranze ma l'orientamento generale risulta sano e responsabile: la comunità globale ha capito che la strada giusta da percorrere è questa. Riciclare vuol dire dare nuova vita non soltanto al ciclo produttivo ma a noi e al nostro pianeta.

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  1. Edi82 Edi82 3 agosto 2012

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