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Sincroflash via radio - 1

Sincroflash via radio

Quando si devono scattare fotografie di un certo livello in situazioni difficili (locali ampi con poca luce, gruppi di persone non illuminabili con un solo flash...) è necessario utilizzare più di un flash dal momento che quello applicabile alla macchina fotografica (o incorporato in essa) serve solo per soggetti vicini e comunque non molto grandi. I flash aggiuntivi (detti “ausiliari”) si collocano nei punti migliori della sala o del locale dove vanno scattate le foto, fissati su piedistalli, ed emettono il loro lampo di luce simultaneamente quando viene scattata la fotografia.

Disporre di alcuni flash comandabili con una sola macchina fotografica sembra facile, ma nella realtà il discorso è un po’ complesso: i flash vanno comandati dallo scatto della macchina fotografica e devono entrare in funzione all’istante, tutti, altrimenti la scena da fotografare non può essere illuminata come serve. Il sistema più semplice per comandare dei flash ausiliari a distanza consiste nel collegarli con dei fili alla presa della macchina fotografica, tuttavia la cosa è sconsigliabile perché ostacola i movimenti del fotografo, senza contare che, nel caso di cerimonie, ritrovi, ecc. si trova sempre qualcuno che inciampa nei fili tirandosi dietro tutto quello che vi è collegato.

Fino a qualche tempo fa il sistema migliore era utilizzare flash ausiliari con sensore ottico (fotodiodo) sensibile alla lunghezza d’onda della luce emessa dal flash della macchina fotografica: in tal modo scattando una fotografia si attiva il flash della macchina fotografica, la luce del quale eccita i flash ausiliari che scattano producendo il loro lampo di luce con un ritardo trascurabile. Anche questo sistema presenta degli inconvenienti: se qualcuno che non è il fotografo scatta una foto con un’altra macchina dotata di flash un attimo prima che scatti il fotografo, i flash ausiliari seguono il primo scatto, risultando impreparati quando servono al fotografo; il risultato lo si può immaginare senza sforzarsi troppo: la fotografia viene ovviamente scura. Per risolvere il problema due sono le soluzioni: si sequestrano le macchine fotografiche a tutti i presenti, invitati, ecc. oppure si cambia sistema: dato che siamo in un Paese democratico e le perquisizioni (e i conseguenti sequestri di oggetti personali...) non sono proprio “di moda” è necessario cambiare sistema, ovvero passare dal comando ottico a quello via radio.

Il dispositivo che illustriamo in queste pagine ci mostra come si possono comandare dei servoflash senza fili e senza i rischi connessi all’impiego dei sistemi fotosensibili. Prima di analizzare il nostro dispositivo premettiamo che in commercio esistono apparecchiature professionali per il radiocomando dei flash, sistemi relativamente costosi e in qualche caso limitati; quello che proponiamo in queste pagine offre prestazioni professionali e si basa su una tecnica che consente un azionamento sicuro dei flash ausiliari a una distanza di 30÷50 metri, con un ritardo praticamente trascurabile. Il ritardo di innesco è un fattore determinante per la buona riuscita della fotografia, dato che se il flash ausiliario scatta troppo tardi (dopo la richiusura dell’otturatore) il suo intervento è inutile. In pratica una normale macchina fotografica comanda il flash con tempi di apertura dell’otturatore di 1/60 e 1/125 di secondo, che corrispondono ad esposizioni della pellicola rispettivamente di 17 e 8 millisecondi; il flash ausiliario (ma anche quello della macchina fotografica) deve scattare entro questo tempo, altrimenti fa luce quando la pellicola è già stata impressionata, risultando perciò inutile.

Il kit è disponibile da Futura Elettronica

 

 

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