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Smart grid ed energie rinnovabili, in Europa si tagliano i fondi per la ricerca

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Smart Grid, la rete elettrica intelligente, e lo sviluppo delle energie rinnovabili, questi gli obiettivi delle aziende energetiche europee messe a rischio dalla crisi globale

La crisi ferma la ricerca di energie rinnovabili e smart grid


Smart Grid
, la rete elettrica intelligente, ed energie rinnovabili: due campi di ricerca che rischiano di subire una battuta d'arresto per colpa della crisi.
Le aziende europee stanno tagliando gli investimenti sulla ricerca della smart grid e sui progetti di energie rinnovabili per contrastare la crisi globale. Secondo un recente rapporto della compagnia di consulting Capgemini, questo renderà più difficile raggiungere gli obiettivi in questo settore per i prossimi anni.
Il rapporto dell'osservatorio del mercato dell'energia europeo spiega che nella prima metà del 2009 la vendita di energia in Europa è diminuita del 5 percento, e la vendita di gas naturale dl circa l'8 per cento. Il risultato è la diminuzione dei redditi e il congelamento degli investimenti. Gli investimenti sulle energie rinnovabili, per esempio, sono crollati a 21,2 miliardi di dollari nella seconda metà del 2008, il 14 per cento in meno dello stesso periodo dell'anno precedente.
Il rapporto continua spiegando che questi effetti possono rendere più dura la sfida a raggiungere l'obiettivo di avere il 20 per cento dell'energia prodotta di tipo ecocompatibile, quindi prodotta da materiali rinnovabili, entro il 2020.

Il documento analizza la situazione attuale dei piani di investimenti per la produzione di energia e come questi prevedano per le energie rinnovabili soltanto l'8 percento dei fondi. Secondo il Financial Times, invece, il 50 per cento è dedicato alle centrali a gas e il 24 per cento alle centrali alimentate a carbone.

Il mercato delle energie rinnovabili

In ogni caso l'Europa è ancora il più grande mercato del mondo per l'energia solare, ed è leader mondiale per costruzione di centrali eoliche.
Gli incentivi del governo europeo agli investimenti nel settore hanno aiutato gli imprenditori e hanno ridato fiducia al mercato (il parlamento ha approvato a maggio un piano di investimenti sulle infrastrutture energetiche da 4 miliardi di euro); nel secondo quarto del 2009 il giro di denaro utilizzato per fusioni e acquisizioni nel settore delle energie pulite è balzato a 8,8 milardi di euro, un aumento di 1,1 miliardi rispetto al primo quarto dello stesso anno.
La crisi economica globale è arrivata nel momento in cui molte aziende europee avevanno appena speso i loro guadagani per acquisisre altre compagnie, dice il rapporto. Questo trend ha portato il debito delle aziende ad aumentare del 113 percento dal 2006 al 2008, per raggiungere 213 miliardi alla fine dello scorso anno. L'andamento si è ormai invertito e la corsa all'acquisizione degli anni passati è finita. Le compagnie energetiche europee stanno cercando di vendere le proprie divisioni, dice il rapporto.
Il simbolo di questa tendenza potrebbe essere la francese Areva, il gigante della produzione di energia nucleare, che sta cercando di vendere le sue divisioni di trasmissione e distribuzione per circa 4 miliardi di euro. I possibili acquirenti includono General electric, Toshiba, e un consorzio francese con Alstom e Schneider Electric.
Ogni rallentamento degli investimenti sulla ricerca può impedire di raggiungere l'obiettivo di realizzare la nuova rete intelligente, la smart grid, entro il 2020, come l'unione europea si propone. Per quella data ogni metro di linea dovrà avere una comunicazione a due vie e capacità di monitorare il proprio stato, per redistribuire i consumi sulla rete.
Il rapporto esce mentre l'Europa sta cercando di dimostrare il proprio impegno a combattere il cambiamento climatico per ottenere lo stesso impegno da parte di Cina e India a Copenhagen il prossimo dicembre, dove i governi mondiali si inconteranno per raggiungere un accordo sulla riduzione delle emissioni dei gas serra che prenda il posto del protocollo di Kyoto.

 

 

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