Una soluzione per la deospedalizzazione dei pazienti in attesa di trapianto cardiaco

soluzioni di alimentazione per cuori artificiali a confronto

Spesso i pazienti in attesa di trapianto sono costretti ad attendere in una corsia di ospedale assistiti da macchine per il supporto al pompaggio del sangue, una condizione difficile che negli U.S.A. stanno cercando di mitigare almeno in parte.

L’iniziativa è di una azienda che produce cuori artificiali temporanei, questi ausili sono largamente utilizzati in pazienti in attesa di trapianto qualora le condizioni del loro cuore malato non fossero tali da permettere loro di aspettare il trapianto. Questa azienda, la SynCardia Systems, ha sviluppato un driver in grado di permettere a questi pazienti di poter rimanere a casa in tutta sicurezza, nell’immagine potete apprezzare la differenza tra le dimensioni del nuovo driver (a sinistra) e del vecchio (a destra) che vi fa capire come sicuramente con la vecchia versione non fosse possibile installare l’apparecchiatura a casa del paziente.

Ma cosa fa questo driver? Il principio di funzionamento è semplice, per indurre una pressione sufficiente al pompaggio del sangue è necessario un “compressore” che comprima appunto tale aria e la renda disponibile per il pompaggio del sangue. Comprimere quest’aria e portarla all’interno del corpo non è sicuramente un problema di facile risoluzione e prevede l’adozione di sistemi di compressione dell’aria ad alta affidabilità poiché l’aria deve essere naturalmente filtrata e fornita ad intervalli di tempo regolari ed a pressioni regolari, insomma, la precisione deve essere assoluta, non ci sono margini di errore tollerabili. Quest’aria viene dunque convogliata all’interno del corpo da questa coppia di tubi di 75 cm di lunghezza.

Ma a cosa serve questa soluzione? Come al solito ci sono due aspetti, uno prettamente clinico e l’altro economico; Il primo è dato dal fatto che una soluzione che permetta ad un paziente critico come quello in attesa di trapianto di cuore di trovarsi a suo agio presso la propria abitazione sicuramente avrà una ricaduta positiva sullo stato psico-fisico dello stesso. La seconda forse più decisiva è derivante dall’abbattimento dei costi di ospedalizzazione, non dimentichiamo che un sistema di supporto ad un cuore artificiale temporaneo oltre ad essere notevolmente ingombrante (solitamente questi pazienti vengono alloggiati in camere apposite) necessita di un corredo impiantistico a contorno non indifferente (pensiamo solo ai requisiti stringenti in termini di sicurezza elettrica). Deospedalizzare un paziente con queste necessità, è brutto da dire ma comporta un risparmio notevole alla struttura che lo ha in carico, naturalmente si possono sollevare tutti i dubbi etici del caso ma se realmente mandare a casa un paziente comporta un beneficio per lui, e ripeto solo per lui, forse vale la pena tentare. Anche se ricordiamo che i costi comunque sono elevati, mantenere un paziente in ospedale costa, ma la soluzione proposta da SynCardia Systems avrebbe un costo non trascurabile di circa 125.000 dollari al “pezzo”, un costo non trascurabile che comunque deve a mio parere prevedere anche uno studio di HTA (Health Technology Assestment) prima della sua applicazione.

Ma tornando agli aspetti tecnici visto che abbiamo accennato all’impiantistica a monte dei vecchi sistemi i dubbi più grossi riguardano la sicurezza, soprattutto elettrica, della nuova soluzione, quale alimentazione adotti ancora non è chiaro, bisognerebbe aver in mano un esemplare per fare le dovute prove ed analisi, se l’impianto elettrico della casa del paziente debba avere requisiti particolari oltre le normali norme per la sicurezza elettrica di impianti che supportano apparecchi elettromedicali con parti applicate che comunque devono essere sempre rispettate (vedi CEI 64-4, CEI 64-8/6, CEI 81-1 ed altre).


L’aspettativa comunque non finisce qui, questi cuori provvisori sono dimensionati per provvedere al fabbisogno di un adulto, sono in studio modelli in scala per provvedere alle necessità di pazienti pediatrici per i quali sappiamo bene che l’essere costretto a vivere in prossimità di una macchina immobile è più pesante rispetto alla già brutta situazione di un adulto.

 

fonte:scientificamerican.com

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