Antonio Fallico
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Ultimi Commenti
Definirsi "Ateo" o "Credente" o "Religioso" é porre una etichetta sulla superficie del proprio essere.
In tutti i casi, si tratta di professioni di fede. Perché anche un ateo ha fede: nel proprio ateismo.
La realtà di ognuno é quella dell'intimo suo, quella che scaturisce dalle sue intime intenzioni e non quella che vuol far apparire agli altri.
Può esserci chi, per timore di un castigo nell'aldilà, tiene una condotta irreprensibile, dal punto di vista religioso - ma solo nella forma e non nella sostanza - cioé senza uno slancio di apertura verso gli altri.
Di contro, può esserci, invece, chi, professandosi ateo, va incontro agli altri con slanci di generosità che tanti religiosi non posseggono.
Di cosa stiamo parlando, quindi?
Molte volte, la responsabilità del perché un individuo sceglie l'ateismo é delle teologie che portano immagini incredibili della Divinità, ma anche false, a tal punto che, per esempio, sono più nel vero coloro che negano l'esistenza di un Dio creatore e Signore...
E' il classico esempio della "bugia a fin di bene". Solo che la bugia, per essere oggettivamente tale, deve presupporre una verità altrettanto oggettivamente accertata. E non é questo il caso.
Quindi, nel dialogo in questione, la bugia é ritenuta tale da chi non crede a priori che esista un aldilà; o almeno, dice di non crederci, perché la verità o meno di quest'affermazione risiede soltanto nel suo intimo.
E' da compiangere quell'uomo, per quanto dev'essere infelice, il quale é disposto a dire una bugia pur di dare speranza a un bambino e, con questa, riuscire a donargli l'ultimo sorriso, ma non é giammai disposto a fare altrettanto con se stesso!
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Oh, speranza, cara amica dell'uomo, quanto gli dài in cambio di nulla, perché non costa sperare! Tu addolcisci ogni angoscia, ogni dolore; tu aiuti a sopportare, ad accettare; tu apri uno spiraglio di luce a chi é immerso nell'oscurità anche più greve.
Ed é per quello...
Prendendo spunto dalle parole dell'amico Piero:
<< Dirgli che andrà in paradiso è certamente più misericordioso MA NON È VERO perchè non lo si può dimostrare >>.
E' un dilemma al quale invito a dare soluzione. Ciascuno la propria. Poiché ogni opinione é egualmente valida, fintantoché di opinione si tratti.
Senza dover per forza sfociare nel trascendentale, nell'ambito della vita così come la viviamo collettivamente, non esistono principi assunti come veri perché ritenuti evidenti, o perché forniscono il punto di partenza di un quadro teorico di riferimento? (Definizione di assioma).
Per altri versi:
Nel passato, quando non si poteva ancora volare, era giusto dire: << Non si può volare perché non é dimostrabile? >>.
Quando ancora non si era osservato l'atomo, era giusto affermare : << Non esiste niente di più piccolo della molecola! >>
Negando qualcosa soltanto perché non se ne capisce il significato non é commettere, ancora oggi, lo stesso errore perpetrato da sempre...
Ciò che é paradossale, nello spirito scientifico, é che esso accetta come reale solo ciò che é conoscibile attraverso al percezione dei sensi; non di meno l'immagine che la conoscenza scientifica, volente o nolente, dà al mondo, esclude ogni valore anche solo sensorio, percettivo, emozionale.
Una concezione scientifica del mondo non contiene in sé alcun valore etico. Eppure non c'é bisogno che vi inviti a riflettere quale parte predominante nella realtà dell'uomo questi valori hanno e debbono avere.
Se anche la scienza fosse in grado di descrivere dettagliatamente come le lacrime solcano il viso degli uomini, resterebbe il fatto che nulla essa ci dice del dolore e dell'emozione, dei pensieri e dei sentimenti, che sono i veri valori umani.
La bellezza, la bontà, no sono materie scientifiche, eppure non c'é dubbio che esse sono potenzialmente benefiche come la scienza.
Credere che la scienza possa risolvere tutti i problemi umani é un atteggiamento irrazionale. Assai più lo può un...
... ma, anzi, un cercare di costruire.
Se leggerete pazientemente quanto ho da dire, comprenderete le mie intenzioni.
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La critica alla storiella dello scienziato é fin troppo scontata.
Le storielle, le favole, così come le parabole sono racconti tratti dalla fantasia e che non hanno alcun valore se non per quello che vogliono dimostrare.
Inutile insistere su un punto, del quale non é stato tratto lo spirito satirico. Perciò, su questo punto mi taccio definitivamente.
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In ogni caso, non é mia intenzione attaccare né la scienza e né le religioni. Entrambe svolgono, ed hanno svolto, una funzione più che rilevante nella evoluzione della razza umana, con tutti i risvolti ad essa associata. Entrambi hanno costituito un tessuto sociale di grande valore.
Per quanto concerne le religioni, mi riferisco più a quelle che predicano le buone relazioni...



































