Huffington Post sbarca in Italia: la rivoluzione del giornalismo online si tinge di rosa?

Arianna e Huffington Post

Huffington Post: forse questo nome al momento non vi dice nulla ma tra qualche mese non sarà più così. Questo grandioso progetto americano infatti da settembre partirà anche in Italia e ha le potenzialità per lasciare un’impronta definitiva nel mondo del giornalismo online. Una rivoluzione azzurra (in senso nazionalistico) che però sarà affidata a grandi nomi del giornalismo femminile e che quindi si colora di rosa.

Ulteriore conferma del fatto che internet ha dato voce alle donne.

Introduzione: chi è Huffington Post e chi è Arianna. I numeri!

Dietro questa rivoluzione c’è una donna e si chiama Arianna Huffington. La sua storia merita di essere raccontata e sembra un romanzo. Questa astuta e ambiziosa scrittrice nasce in Grecia il 15 luglio del 1950 (il suo vero cognome infatti è Stassinopoulos). Segue però i suoi studi in Inghilterra e in seguito si trasferisce negli Stati Uniti dove incontra il suo futuro marito, il ricco petroliere Michael Huffington, repubblicano amico della famiglia Bush. I primi passi di Arianna nell’editoria sono proprio per sostenere la corsa alla Camera dei Rappresentanti del marito e quindi hanno un’impronta marcatamente conservatrice. In seguito però il suo pensiero sposa l’ideologia di sinistra e la sua fama cresce. Arriva anche la separazione dal marito (che più tardi ammetterà di essere bisessuale) anche se Arianna decide di mantenere il cognome da sposata. Nel 2003 si candida per governare la California ma perde senza mezzi termini contro Arnold Schwarzenegger (prende meno dell’1% dei voti). Due anni più tardi, nel 2005, fonda la sua “creatura”, Huffington Post (l’anno prima aveva dato vita ad un altro blog chiamato Ariannaonline).

Huffington post nasce come un sito di news come ce ne sono molti ma in brevissimo tempo diventa un portale in grado di scardinare i cardini del giornalismo classico. Oggi Arianna è riconosciuta in maniera unanime come la baronessa dell’informazione telematica americana. E’ protagonista di più di cento discorsi l’anno e i blogger americani l’hanno incoronata come la regina dei media online. Huffington Post ha fatto registrare una crescita costante dal 2010 dei visitatori unici mensili tnto da fare concorrenza al New York Times. Ecco l'infografica basata sui dati di comScore.

L’utile per il 2012, se come è verosimile si manterrà questa tendenza, sarà di circa 30 milioni di dollari. Analizzando più da vicino questi grandi numeri e il modello di business di questo portale emerge anche la criticità del futuro del giornalismo online. Certo i guadagni del sito sono notevoli ma se si va a quantificare di fatto Huffington Post guadagna poco più di un dollaro per lettore. Se si considera che i quotidiani stampati hanno una media di guadagno pari a centinaia di dollari all’anno da ogni abbonato senza contare le entrate della pubblicità. Certamente si tratta di un paragone non totalmente appropriato perché le redazioni di giornali stampati sostengono costi notevolmente maggiori di quelle online ma rende bene l’idea della rivoluzione del giornalismo in atto! La situazione peraltro non appare facilmente risolvibile visto che le entrate generate dai banner pubblicitari sono in calo da quasi dieci anni e difficilmente secondo le stime torneranno ai valori iniziali. Sebbene Eric Hippeau, CEO dello Huffington Post, abbia specificato che il loro sito, offrendo un’esperienza di lettura migliore di altri portali, potrebbe di fatto chiedere di più agli inserzionisti pubblicitari, realisticamente parlando resta la necessità di contenere al minimo le spese. Questo significa raccogliere contributi a bassissimo costo o, meglio ancora, gratis (ad esempio agendo come aggregatore di news provenienti da differenti siti). Huffington Post conta su circa sei mila blogger non retribuiti.

Ma allora cosa fa di Huffington Post un sito diverso? Qual è il segreto del suo successo? E’ innegabile che la possibilità di un cospicuo investimento iniziale sia stato un aiuto non indifferente ma c’è dell’altro. Una chiave interpretativa è il ricorso tempestivo a nuove tecnologie. Non a caso lo Huffington Post vanta uno dei più avanzati software di gestione della pubblicazione dei contenuti (CMS, ovvero content management system). Gli addetti IT, circa una trentina in totale, sono sparsi per il mondo (Stati Uniti, Ucraina, India, Cile, Filippine e Vietnam) e questo permette, senza spendere una fortuna, di avere assistenza tecnica e allo sviluppo 24 ore su 24. Insomma la tecnologia viene sfruttata in tutte le sue potenzialità per giocare d’astuzia e abbattere i costi. Un’attenzione costante viene riservata a quali parole chiave richiamano maggiori utenti: poco importa quale sia la quantità del contenuto specifico. Se la foto di Leonardo Di Caprio senza maglietta porta click, ben venga. Sempre in ottica SEO si studiano le parole più ricercate nei motori di ricerca e si costruiscono storie su di esse. Lo scorso anno un editore si accorse che molti americani, cerando aggiornamenti riguardo al premio ricevuto dal Presidente Obama, sbagliavano lo spelling della parola “Nobel” e digitavano nel motore di ricerca “noble”. Inserendo la parola sbagliata tra le parole chiave sono stati generati moltissimi click. Posizionare il titolo in testa al motore di ricerca è ormai praticamente un’arte per chi lavora all’ Huffington Post. Non a caso Arianna insiste nel mettere al primo posto del successo del sito il lavoro dei suoi redattori, ancora prima delle risorse tecnologiche. Il taglio giornalistico è schierato su molte questioni: per quanto riguarda la guerra in Afghanistan ad esempio è stato più volte sottolineato il carattere non necessario. Dato l’alto numero di utenti inoltre sono molti anche i commenti, soprattutto sugli articoli più provocatori (che arrivano a collezionare anche a più 5000 commenti), e questo contribuisce a posizionare un post nei primi risultati di Google e ad incrementare “la coda lunga”. Solo nell’ultimo anno il sito ha raggiunto più 54 milioni di commenti, sempre moderati. Arianna Huffington ha saputo sfruttare questo potenziale riconoscendo come «La libertà di espressione ormai è diventata una nuova forma di intrattenimento» spiega Arianna «le persone non vogliono solo consumare informazione, vogliono partecipare: riconoscere questo impulso è il futuro del giornalismo». Non a caso lo stesso Huffington Post di recente si è autodefinito come un Social Network e non solo come un giornale in senso stretto. In gergo internauta si chiama Engagement ed è la condivisione e la discussione su una storia che non viene solo letta ma fatta propria. Queste le basi del successo che hanno portato lo Huffington Post ad aggiudicarsi anche il premio Pulitzer ad aprile 2012. A febbraio 2011 HuffPo è stato acquistato dalla società AOL per $315 milioni di dollari americani. Quelli che seguono sono i dati che la stessa fondatrice ha reso noti e che si riferiscono all’ultimo periodo, da dopo l’acquisizione di cui sopra.

Pagine viste in un mese: 1,2 miliardi (dicembre 2011)

Visitatori unici mensili: 36,2 milioni (un aumento del 47%)

Commenti in un anno: 54 milioni

Commenti nell’ultimo mese: 6 milioni

Commenti in un giorno: 253.331 (25 gennaio 2012)

Nuovi commentatori registrati in un giorno: 5.500

Sezioni tematiche create in un anno: 44

Visite dai social network in un mese: 21,6 milioni (dicembre 2011)

Visite da Facebook in un giorno: 1,4 milioni (4 gennaio 2012)

Edizioni internazionali lanciate: 3 (Canada, UK, Francia)

Ulteriori edizioni internazionali previste nei prossimi tre mesi: 3 (Quebec, Spagna, Italia)

Redattori e giornalisti aggiunti: 170 Nuovi bloggers: 9,884

Post sui blog nell’ultimo anno: 61.688

Articoli pubblicati ogni giorno: più di 1000

E-book pubblicati: 4

Sezioni dello Huffington Post prime in visitatori unici nella loro categoria secondo comScore: 3 (HuffPost Politics, HuffPost Green, HuffPost Gay Voices)

Pennichelle compiute nelle sale pennichella dello Huffington Post (NapQuest 1 e 2): 1.874 (stima)

E quale sarà il futuro? C’è chi parla di un interesse da parte di colossi come MSNBC e Yahoo! E chi pensa alle quotazioni in borsa ma per il momento sono tutte voci non confermate. Quel che è certo invece è che da settembre sbarcherà anche in Italia. Chi sarà la Arianna nostrana?

Huffington Post Italia: la squadra azzurra, anzi rosa

Il toto direttore di Huffington Post Italia è terminato. In lizza erano Conchita De gregorio, Lilli Gruber e Lucia Annunziata e alla fine è stata confermata quest’ultima  (sebbene per molto tempo alcuni rumors volevano favorita la conduttrice di La7). Ironia della sorte visto che inizialmente l’ex presidente della Rai non figurava neppure tra le papabili. Certamente non serve ripetere le credenziali di Lucia Annunziata ma ripercorriamo brevemente le ultime qualifiche della futura Arianna italiana: oltre ad aver rivestito il ruolo di presidente della Rai, direttore dell'agenzia Ap.Biscom e direttore del TG3, Lucia Annunziata ha lavorato per la Repubblica e Corriere della Sera. Attualmente è impegnata su Rai3 con "In 1/2 h" e collabora come editorialista con La Stampa. E' inoltre membro dell'Aspen Institute e direttore responsabile della rivista Aspenia. E' stata di recente insignita della Nieman fellowship dall'università di Harvard. Sicuramente, vedendo non solo il nome della prescelta da Arianna e da Monica Mondarini, ad del gruppo Espresso, si è voluto puntare su una grande competenza giornalistica ma anche su un volto noto della tv, proprio come è stato fatto con il modello originale. E del resto l’informazione su internet ha avuto il merito di dare voce alle donne in una sorta di post rivoluzione femminile. Non ci sono dubbi neppure sul fatto che Lucia Annunziata rispecchia il taglio giornalistico dato all’originale, ovvero quello di una scrittura personale e personalizzata, volutamente improntata a suscitare dibattiti e riflessioni. Solo per citare due recenti dichiarazioni della giornalista che hanno fatto discutere possiamo ricordare quella a difesa di Adriano Celentano (ospite a Servizio Pubblico da Santoro ha detto in maniera provocatoria: “lo avrei difeso anche se avesse detto che i gay vanno messi in campo di concentramento”) e le provocazioni sul sisma in Emilia-Romagna (a Ballarò,lei nata a Sarno, una città che ha vissuto una tragedia pazzesca, incalza: “se fosse accaduto al Sud, le istituzioni non si sarebbero mobilitate così tanto”)

 

L’approdo di Huffington Post in Italia si deve peraltro all’accordo con il Gruppo Espresso. E’ evidente che si tratta di una joint venture capace di rivoluzionare il giornalismo sul web facendo conto sull’esperienza e i numeri delle parti coinvolte. Basti pensare che il Gruppo Espresso su internet conta un'audience mensile di 10,1 milioni di Utenti Unici (Audiweb dati Panel, aggiornati a novembre 2011) e che già oggi, grazie soprattutto a Repubblica.it detiene il primato relativo ai canali di informazione online in lingua italiana.

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  1. Emanuele 5 luglio 2012

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