Fidarsi delle intuizioni degli esperti?

Le intuizioni degli esperti

Articolo ispirato dal bestseller “Pensieri veloci e lenti” di D KAHNEMAN – psicologo premio Nobel economia. Bisogna stare attenti: le nostre abilità (certo utili) di intuire cose facili ci traggono in errore, anche se sappiamo tanto su qualche argomento. Discuto la questione e non sono del tutto d’accordo con Kahneman, anche se ha analizzato bene (in modo sorprendente) il funzionamento della nostra mente e mi ha fatto capire molte cose. Non è sorprendente che si possano avere idee difformi, dato che mente e cervello sono molto complessi.

Le intuizioni degli esperti sono migliori?

Alcuni di noi qualche volta intuiscono verità nuove o eventi futuri. In ogni campo, riesce meglio a farlo chi è più esperto. Riconosce situazioni che ha già visto. Individua effetti imminenti di certe cause. Per capire quello che accade intorno a noi e prevederne gli sviluppi è ragionevole chiedere agli esperti, purchè non siano solo sedicenti..
L’errore è sempre in agguato. Se spesso un certo evento ne precede un altro, tendiamo a concludere che il primo è la causa del secondo, anche se non è così. Se due grandezze variano di concerto, diciamo che sono correlate.

Se la proporzionalità è esatta, la correlazione vale 1. Se è approssimativa, vale meno di 1. Se le due grandezze crescono o calano in modo del tutto indipendente, la correlazione è zero. Se una è inversamente proporzionale all’altra, la correlazione vale -1.
Secondo alcuni si dovrebbe proibire il calcolo delle correlazioni statistiche. La correlazione fra il numero di PC usati in Italia e il numero di morti per AIDS dal 1981 al 2004, era molto alta: ben 0,99. Infatti in quegli anni numeri crescenti di italiani compravano personal computer e, intanto, prima centinaia, poi migliaia di loro morivano di AIDS , ma i fenomeni non avevano relazione fra loro.

Sono rari gli esperti capaci di intuire i rapporti di causa ed effetto e di descrivere quello che succederà, se si parla di situazioni complicate.

Ce ne rendiamo conto se proviamo a intuire il risultato di un problema semplice:
“Una racchetta più una palla costano 1,10 Euro e la racchetta costa un euro più della palla. Quanto costa la palla?”
La maggioranza degli interpellati, anche colti, risponde: “10 centesimi”. Ma, allora, la racchetta costerebbe solo 90 centesimi più della palla. Usando l’algebra, si vede subito che la risposta giusta è 5 centesimi. Traggo l’esempio dal best seller di Daniel Kahneman “Pensieri lenti e veloci”. È un libro interessante – e discutibile. L’autore è lo psicologo che nel 2002 vinse il Nobel per l’economia: studiando i modi in cui saltiamo alle conclusioni.

La nostra mente lo fa usando il Sistema 1 – la funzione rapida e intuitiva che ci serve di continuo per risolvere problemi facili e usuali. Il guaio è che spesso a usiamo questo sistema anche per problemi più difficili, per i quali dovremmo usare invece il nostro Sistema 2, la funzione mentale metodica e razionale, che è in genere pigra e lenta, anche se ci siamo addestrati a perfezionarla. Anche gli esperti danno spesso giudizi frettolosi e sbagliati. .
Kahneman analizza i meccanismi con cui raggiungiamo conclusioni. Fattori inconsci e irrilevanti pilotano spesso le nostre decisioni, reazioni e opinioni. Alcune osservazioni di Kahneman suonano sorprendenti, ma poi ci accorgiamo che sono centrate. Il nostro arbitrio non è tanto libero. Siamo soggetti agli stimoli esterni – e quasi ci viene da vergognarcene.

Ragioniamo meglio se assumiamo un’espressione seria e concentrata. Meno bene se facciamo una faccia buffa. Diamo risposte più ottimiste, se tiriamo i muscoli delle guancie come se sorridessimo. Già molti anni fa un noto psicologo chiedeva: “Piangiamo perché siamo tristi – o siamo tristi perché piangiamo?” – era un precursore.

Se si chiede “la sequoia più alta supera 360 metri di altezza?” la media degli interrogati stima l’altezza massima in 250 metri. Se si chiede: “la sequoia più alta supera 85 metri di altezza?” la stima media scende a 60 metri.
Se ascoltiamo o leggiamo parole attinenti alla vecchiaia, poi tendiamo a camminare più lenti – “da vecchi”.Molti giudici emettono verdetti più favorevoli agli imputati dopo aver fatto una buona colazione.

Le immagini e anche la sola menzione di eventi o situazioni drammatiche inducono molti a esagerarne l’importanza. I sondaggi dello psicologo Paul Slovic mostrano che, in genere, il pubblico ritiene gli incidenti causa di tante morti quanto le malattie (mentre ne causano 18 volte di meno). Stima che gli uragani uccidono più dell’asma (che è 20 volte più letale). Kahneman dice: “La stima delle cause di morte è quasi una rappresentazione diretta dell’attivazione di idee nella memoria associativa – la facilità con cui sorgono alla mente le idee dei vari tipi di rischio è strettamente legata con le nostre reazioni emotive a questi rischi e influenza le nostre opinioni.

Io ho studiato ingegneria dei rischi e so a memoria le percentuali delle cause di morte in vari Paesi ed epoche. In particolare so che negli anni Settanta in Italia morivano in incidenti stradali 12.500 persone l’anno circa il doppio di quelli che morivano per cadute accidentali mentre oggi le vittime di incidenti stradali sono meno di 4.000 e quelle per cadute sono salite a 10.000. Ho vissuto in California e ricordo bene che le sequoie più alte arrivano a circa 100 metri – pare che la più alta sia di 116 metri.

Certo il caso influisce su molti eventi. Quindi ogni previsione che facciamo è affetta da incertezza. Però gli esperti esistono, per fortuna, e molti di loro ricordano bene il passato e il presente – nel loro campo – e riescono a prevedere quello che sta per succedere. Quando hanno fortuna, riescono a prevedere anche l’avvenire meno immediato. Se prevedono i prezzi futuri di azioni, metalli preziosi, gas o petrolio, mietono profitti notevoli.

Il modo più semplice di fare previsioni è quello di extrapolare. Se qualche cosa sta crescendo, sostenere che continui a crescere; se cala, che continui a calare. Non ci vuole molta scienza.
Le previsioni accurate le sanno fare i fisici quando si occupano di eventi misurabili e individuano cause ed effetti. Quando ci occupiamo di situazioni socio-economiche, di azioni umane intraprese da grandi numeri di persone, le cause sono numerosissime e molte di esse non si possono misurare con precisione. Economisti e psicologi riescono a individuare regolarità e rapporti fra grandezze e parametri. Ne possono dedurre anche formule e modelli matematici che, però, non hanno validità assoluta e non permettono di sapere che accadrà fra anni, decenni, secoli. Invece alcuni pretesi esperti si azzardano a extrapolare tendenze al cambiamento dal breve periodo a intervalli di tempo molto più lunghi.

Lo fece R Malthus nel 1830: notò che per 40 anni la popolazione USA era cresciuta del 3% all’anno e concluse che tutte le crescite di popolazione siano esponenziali. Invece molti processi di sviluppo o declino si possono descrivere (producendo proiezioni plausibili e spesso accurate) con le equazioni di Volterra. Esse descrivono l’evoluzione di popolazioni biologiche, di epidemie, di prodotti e di variabili come: consumi elettrici, mobilità, etc. Tali equazioni definiscono le curve logistiche a S: tipicamente una popolazione comincia a crescere lentamente partendo da valori minimi. Poi accelera sempre più fino a sembrare esponenziale. Quindi rallenta gradatamente quando entrano in azione fattori limitanti e, infine, raggiunge un valore massimo costante, detto asintoto.
Si possono costruire anche modelli matematici di grandi fenomeni complessi: l’economia mondiale (o nazionale o aziendale), il clima, le vicende politiche. La capacità previsionale di questi strumenti è molto minore di quella dei modelli prodotti dai fisici. Spesso si rivela nulla dopo pochi mesi o anni. La struttura di questi modelli può anche essere esteticamente gradevole. Però non bisogna innamorarsene, né pretendere di calcolare quello che succederà fra decenni o secoli.

I modelli razionali e quantitativi sono prodotti dal citato Sistema 2, che è uno strumento meraviglioso, sofisticato – e ancora misterioso. Il nostro cervello è ben più complesso della dicotomia di Kahneman e anche della tripartizione di Freud fra id, io, super-io. Mentre i neurofisiologi continuano a capirlo sempre meglio, noi – utenti finali – possiamo usarlo empiricamente e addestrarci a intuire regolarità e tendenze. Dobbiamo essere pronti a riconoscere l’errore, sempre in agguato, e rassegnarci a cercare ignotum per ignotius.

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24 Comments

  1. darkstar55 29 marzo 2014
  2. Piero Boccadoro Piero Boccadoro 29 marzo 2014
  3. Giorgio B. 5 aprile 2014
  4. Piero Boccadoro Piero Boccadoro 26 marzo 2014
  5. Tiziano.Pigliacelli 26 marzo 2014
  6. antonio_el 26 marzo 2014
  7. Tiziano.Pigliacelli 26 marzo 2014
  8. alessio31183 26 marzo 2014
  9. Tiziano.Pigliacelli 26 marzo 2014
  10. Giorgio B. 26 marzo 2014
  11. Giorgio B. 26 marzo 2014
  12. Giorgio B. 26 marzo 2014
  13. Piero Boccadoro Piero Boccadoro 26 marzo 2014
  14. darkstar55 27 marzo 2014
  15. Giorgio B. 28 marzo 2014
  16. Piero Boccadoro Piero Boccadoro 28 marzo 2014
  17. Giorgio B. 28 marzo 2014
  18. Piero Boccadoro Piero Boccadoro 28 marzo 2014
  19. Piero Boccadoro Piero Boccadoro 28 marzo 2014
  20. Piero Boccadoro Piero Boccadoro 28 marzo 2014
  21. gfranco78 28 marzo 2014
  22. Tiziano.Pigliacelli 28 marzo 2014
  23. antonio_el 28 marzo 2014
  24. Gius_Res 28 marzo 2014

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