NFC: il grande escluso dell’iPhone 5

Nessun supporto per NFC su iPhone 5. Immagine tratta da: http://lh6.ggpht.com/-rD33Ao6OjIE/UFmRdaWziVI/AAAAAAAAapw/zwPCEuVCde4/5789815985346614369-750471765590.jpg

Per alcuni, è la “solita” rivoluzione”. Per altri, “solo” un marchingegno infernale. Non importa di quale “squadra” facciate parte: l’iPhone 5 è arrivato! E tra tutte le novità che la Apple ha introdotto pare mancarne una che avrebbe veramente potuto dar vita alla rivoluzione del modo in cui oggi concepiamo l’interazione con gli oggetti. NFC, ancora una volta, sembra voler dire (per la Apple) “Not-For Commerce”. Vediamo invece cosa significa la tecnologia NFC e cerchiamo di capire i motivi dell’esclusione da parte di Apple, potrebbe averci visto giusto, ancora una volta!

Di recente, il nuovo nato di casa Apple ha visto la luce ed oltre alle solite polemiche tra chi è devoto seguace della religione fondata da Steve Jobs e chi invece ne è oppositore, vanno fatte alcune considerazioni più oggettive.
Tra le tante leggi del mercato, così come lo conosciamo oggi, ce n’è una dalla quale non si può proprio prescindere: quando un nuovo prodotto nasce, deve fare qualcosa di più di quello che già fanno i correnti e possibilmente far meglio il resto.
Così, una delle novità più attese per il nuovo iPhone era la possibilità che venissero implementate alcune soluzioni nel campo delle Near-Field Communications.
Samsung, Motorola e Nokia, tra le altre, che oggi rappresentano aziende rivali e dirette concorrenti, lo hanno già fatto ma questa volta l’azienda americana ha deciso di “andare sul sicuro”. Tuttavia non tutti i modelli di telefoni cellulari e smartphone sono disponibili oggi con pieno supporto di questa tecnologia.
Quando il responsabile del marketing Phil Schiller, durante una breve intervista, ne ha spiegato le caratteristiche, molti si aspettavano certo che queste tre letterine fossero pronunciate ma dopo aver spiegato le nuove caratteristiche del display e la potenza di calcolo del processore l’attesa non è stata ripagata. I fan, i giornalisti, i presenti, com’è facile immaginare, sono rimasti delusi. Apprendere che il nuovo iPhone non includerà alcuna tecnologia NFC pare davvero rappresentare un’occasione persa.
Questa tecnica, per chi ne sentisse parlare per la prima volta, rappresenta un complesso sistema di apparati ed informazioni che permettono l’interazione del cliente, o più in generale della persona, con una serie di servizi che vanno dal pagamento del conto in un ristorante o di un capo di vestiario, alla prenotazione del ticket in un museo oppure in un albergo. Ma queste sono soltanto alcune possibilità che si celano dietro la sigla NFC.
La gestione delle carte di credito, delle prenotazioni, dei coupon ma anche dei QRcode oppure dei barcode può esser fatta grazie alla lettura dei dispositivi con il semplice sistema della prossimità.
E sebbene soltanto parlarne aiuta ad immaginare un mondo fatto di interazioni più veloci e avveniristiche, la “rivoluzionaria” compagnia americana pare abbia deciso che per lei questa rivoluzione, per ora, “non s’ha da fare”.
L’idea che sta alla base delle tecnologie NFC è semplice: sostituire il gesto della “strisciata” della carta al semplice acquisto tramite passaggio vicino ad un terminale. Lo scenario che quest’idea profila, come sempre, propone pro e contro; un indubbio vantaggio è rappresentato dal minor tempo d’attesa alle casse per i clienti. Tuttavia, è chiaro che il numero di dipendenti che un grande centro commerciale, o un negozio in generale, avrebbe bisogno di avere sarebbe comunque inferiore perché non ci sarebbe più effettivamente bisogno del cassiere! Sebbene la tecnologia rappresenti, ad oggi, il futuro, sarebbe comunque necessario, da parte dei commercianti, che venissero aggiornati i loro sistemi per renderle compatibili con la lettura di questa nuova generazione di carte di credito. La diffusione sarebbe realmente possibile solo allora.
Tante, e comunque unanimi, le reazioni alla notizia: da Tudor Aw, della KPMG (la società olandese di consulenza, tra le più grandi ed importanti in Europa), il quale ha commentato questa notizia come “la più grande sorpresa” che la presentazione potesse portare, fino a Fred Huet, della Greenwich Consulting, il quale si è espresso in maniera piuttosto netta affermando che “la decisione potrebbe costare (cara) alla Apple”. Secondo quest’ultimo, infatti, “è solo una questione di tempo prima che gli smartphones rimpiazzino le carte di credito” ridefinendole dal modo in cui la concepiamo oggi. Per questo, la Apple potrebbe aver perso un’occasione preziosa per garantirsi la leadership in questa fetta di mercato”. L’occasione, infatti, sarebbe stata ghiotta perché tutte le carte di credito attualmente presenti sul mercato avrebbero potuto essere convertite grazie all’iPhone. Dello stesso avviso anche Sanjay Sakhrani, analista presso Keefe, Bruyette & Woods, secondo cui l’adozione da parte del colosso di Cupertino sarebbe stata la molla che avrebbe smosso il mercato.
John Donahoe, CEO di Ebay e PayPal, si è spesso lasciato andare ad un gioco di parole, che oggi sembra una reinterpretazione delle scelte della Apple, come se l’acronimo NFC volesse, in realtà, di dire “Not For Commerce”. Questa battuta si va ad inquadrare in uno scenario in cui effettivamente “il gran rifiuto” di Apple stranisce ed allontana la prospettiva che i nostri dispositivi cellulari possano diventare, di fatto, dei veri propri portafogli a batteria. La sua posizione, peraltro non nuova, è sempre stata quella di critico osservatore; “Quando (NFC) sarà una tecnologia pronta (per essere usata)? Mai!” ha dichiarato. E gli ha fatto eco anche Anuj Nayar, sempre di Paypal, che, in un’intervista a CNET, ha dichiarato “la storia ci ha mostrato che, a meno che una tecnologia non sia davvero utile per far risparmiare tempo o denaro alle persone, mai seriamente adottata.” Secondo lui si tratta di “una tecnologia a caccia di un problema perché avvicinare il telefono ad un lettore non è realmente più veloce che strisciare una carta. Anzi, è più lento.”
Corale, quindi, la preoccupazione che la decisione possa effettivamente causare un ritardo significativo nell’affermarsi di questa nuova frontiera della spesa. Tuttavia questa scelta, come spiegato da Schiller in alcune interviste rilasciate, è stata fatta per far posto a Passbook, un app che sarà in grado di mettere insieme QR-code, tickets, coupons e tessere basate su smartcode sul nuovo iPhone. Formula che vince non si cambia, quindi; sarà ancora una volta un app a gestire tutto questo. E secondo alcuni analisti di mercato si tratta comunque di un passetto in quella direzione, sebbene non ci sia la possibilità di collegare carte di credito e di debito.

Lo stato delle cose e cos’hanno fatto gli altri

Ma parliamo di concorrenza: mentre più o meno tutti ci affanniamo a descrivere meticolosamente cos’ha fatto o non ha fatto la Apple, un analista della Enders Analysis, Benedict Evans, commenta la notizia così: “NFC è in giro da tanto tempo ma non è mai andato da nessuna parte”. Secondo lui, infatti, “ci sono diversi modelli di telefoni cellulari più che moderni in grado di supportare NFC & Co. ma in realtà nessuno di questi lo fa sul serio”. In pratica, è come se tutti fossero consapevoli del fatto che quello è il futuro ma nessuno sapesse come arrivarci, o vedesse un sentiero davanti a sé. Però qualcuno un passetto nella direzione giusta l’ha fatto: tra i dispositivi che potrebbero fare “al caso” dell’NFC, secondo Evans, ci sarebbero il Samsung Galaxy S3, la nuova serie di Nokia, Lumias, il Google Nexus, Sony Experia e pochi altri.

Una solida base

Uno degli aspetti che avrebbe reso questo “investimento” più sicuro è certamente rappresentato dall’ormai consolidato iTunes Store. C’è un cospicuo numero di utenti, stimato intorno alle 400.000 unità secondo Eddy Cue, a capo della sezione “Internet Software and services” della Apple, il che rende il colosso di Cupertino una delle aziende con il maggior numero di carta di credito affiliate. Si contende il primato con una grandi nomi, tra cui PayPal, Microsoft (Xbox), Sony (PlayStation Network) ed Amazon.
Secondo Evans, invece, questa non è una scelta insensata perché l’iPhone può rappresentare “un prodotto affidabile che i consumatori possono comprare senza la paura che sparisca dal mercato”. Ciò costituisce un vantaggio anche per le aziende che vogliono investire in questo settore. Rispetto ai concorrenti la sua opinione è che “stiano inserendo supporti tecnologici all’interno dei loro dispositivi cellulari solo per vedere se funzionerà. Questo vuol dire che nessuno realmente crede in questa tecnologia. Tuttavia le persone sanno che se la Apple inserisce l’NFC nel nuovo iPhone, allora sarà anche del nuovo iPad. Se pensate a Samsung, l’S3 è NFC compliant mentre il Note 10.1 no. La gente che lavora alla Apple non intende aggiungere caratteristiche fintanto che non si accerta che alle persone possano davvero servire. Non hanno intenzione di inserire una telecamera frontale se il loro sistema non prevede la video chiamata, e non sa che funziona alla perfezione”.
Un atteggiamento prudente e responsabile, quindi, che punta a suggerire ai clienti un senso di organicità e struttura nella progettazione e commercializzazione di un prodotto che deve poter servire.
Ma a questo punto la discussione si sposta su un altro terreno di confronto, ovvero le compagnie che lavorano con Android; secondo Evans il loro grado di libertà nello sperimentare è molto maggiore perché quello che fanno è “inserire all’interno dei loro dispositivi cellulari una tecnologia e sperare che, nel tempo, nasca il supporto software necessario per il funzionamento. Il problema con una tecnologia come l’NFC è che perché valga la pena di averla, deve essere diffusa.”
In America, tuttavia, questa soluzione di pagamento è già supportata da diverse società di capitali ed aziende, nomi affermati e validi sul mercato (stiamo parlando di Isis,una joint venture tra Verizon Wireless, AT&T e T-Mobile ma anche American Express , JPMorgan Chase e Capital One Financial).

Ma allora, se esistono società, almeno in America, che permetterebbero la diffusione, magari garantendo investimenti per effettuare un aggiornamento dei sistemi diffusi all’interno dei negozi, il problema qual è? Dove che il circolo virtuoso dello sviluppo tecnologico si inceppa?

Si tratta del proverbiale “cane che si morde la coda” perché chi produce i cellulari non vuole accollarsi il rischio (e quindi i costi) di variare il processo produttivo in modo tale da inserire nuova tecnologia senza la garanzia che effettivamente funzioni già. Nel frattempo, per i negozianti, i commercianti in genere, sarebbe un investimento inutile effettuare l’aggiornamento dei sistemi di pagamento senza che le persone possa effettivamente poi beneficiarne (e loro ammortizzare i costi!). E se è così in America, figuriamoci quanto questo durerà in Italia…
Non solo, ma questo lancio controverso ha “causato” l’annuncio della Isis con il quale si ritarda ufficialmente l’avvento delle tecnologie NFC di almeno un anno.

Una questione di qualità

Tuttavia, ad onor del vero, è necessario specificare che le tecnologie NFC non sono le uniche che permetterebbero il pagamento in maniera così semplice ed elementare. “NFC” è un acronimo che potrebbe avere mille declinazioni, tra cui il Bluetooth e la tecnologia RFID. È vero, quindi, che limitare lo sviluppo di questo metodo all’integrazione di un chip dedicato sembra un po’ insensato. Inoltre c’è che notare come “Secure Element NFC”, ovvero il metodo di autenticazione ed interazione di cui stiamo parlando, potrebbe non essere del tutto sicuro perché, potenzialmente, tutti coloro che hanno preso parte al processo produttivo di ogni singolo apparecchio potrebbero, potenzialmente, avere accesso a dati personali. Certo, il numero di potenziali “intrusi” sarebbe comunque ristretto se il dispositivo cellulare fosse un brevetto proprietario di un’unica azienda ma il timore rimane.

C’è poi da considerare la reale possibilità che siano gli utenti stessi a farsi la seguente domanda: “ma è davvero così difficile tirar fuori la carta di credito dal portafogli per pagare?”

E questa non è una domanda così stupida perché, come accade per tutta la nuova tecnologia, questo tipo di persone andrebbero convinte del fatto che c’è un effettivo, reale, concreto vantaggio in questo “switching”. E, almeno in Italia, siamo freschi di conversione al digitale terrestre che, in un considerevole numero di casi, ha comportato un gran numero di problemi e relativamente pochi vantaggi. Sarebbe giusto, quindi, pensare a come fare a convincere la proverbiale “vecchina del piano di sotto” dell’infinito vantaggio che questa tecnologia le potrebbe portare.
Un ulteriore aspetto che completa il quadro di analisi sulla questione è il numero di terminali di cui un negozio avrebbe bisogno per supportare il volume di traffico potenziale sulla rete. Immaginate se tutti i clienti di un ipermercato la domenica pomeriggio avessero un iPhone e volessero pagare tutti contemporaneamente su un unico terminale…sarebbe il collasso! È, quindi, importante che lo sviluppo tecnologico proceda di pari passo sia da parte di chi la tecnologia la deve proporre, sia da parte di coloro i quali dovranno usarla.

La domanda, quindi, diventa: oggi l’intero sistema è stato “dimensionato” a dovere? E ancora, se la risposta alla domanda precedente fosse no, non sarebbe il caso di “ingegnerizzare” il problema prima di darne diffusione?

Comanda il mercato

A qualcuno potrebbe sembrare che la Apple sia nella condizione di poter determinare l’andamento del mercato in maniera importante; tuttavia non è così perché il volume di vendite cui fa riferimento è di circa il 20%. Inoltre, come dicevamo, altri hanno provato a dare un segnale positivo riguardo all’utilizzo dell’NFC: a dicembre 2010 Google ha rilasciato il suo Nexus S, dichiarando che Android permetterà l’utilizzo di software NFC compliant. Nel frattempo Paypal, Visa ed eBay ci sono già dati da fare per sviluppare i loro “portafogli virtuali”. Questi progetti puntano ad unificare le carte di credito e di debito, i conti bancari, gli stipendi, le bollette, i coupon in modo tale da rendere l’intero traffico del pagamento tutto virtuale, anche quando si sia fisicamente in un negozio.
Se Carey Kolaja, di PayPal pensa che “non sia la tecnologia che vincerà la guerra dei portafogli virtuali ma il riscontro dei clienti” è ragionevole pensare che la Apple continuerà ad aspettare prima di “aggredire” questa fetta di mercato. Il tipo di approccio non è, in realtà, molto dissimile da quanto è stato fatto con la tecnologia wireless 4G LTE: la compagnia rimasta, infatti, in attesa fino a che la copertura non fosse stata sufficientemente vasta da permettere alla iPhone di sfruttarla.

Tutto qui?

In realtà, non è solo questo il problema del nuovo melafonino. Ci sono altre pecche a rendere gli utenti mediamente insoddisfatti. Se da un lato Nokia, con la serie Lumia, ha introdotto, per la prima volta, la funzionalità del caricamento wireless, diversi sono gli utenti che male hanno accolto un’altra novità dell’iPhone 5 in fatto di alimentazione: il nuovo connettore. Anche sulla modalità di ricarica wireless Schiller si è dovuto esprimere ed ha commentato che sarebbe stato necessario “creare un altro dispositivo che è comunque necessario collegare ad una presa a muro” e questo “nella maggior parte delle situazioni, è più complicato”. Schiller ha, inoltre dichiarato che “Questo è il nuovo connettore per molti anni a venire”, frase che rappresenta un chiaro impegno dell’azienda a garantire il supporto a Lightning , così come è avvenuto per il precedente, ovvero Dock. Tuttavia, qualcuno dei più delusi comincia a temere seriamente che una promessa del genere abbia il retrogusto amaro del contentino dato da un responsabile commerciale.

E mentre le code per l’acquisto si allungano, la domanda che molti si staranno ponendo a questo punto, probabilmente è: che alla Apple non siano più così “foolish” e men che mai “hungry”?

Solo i dati delle vendite lo potranno decretare.

 

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6 Comments

  1. Emanuele Emanuele 9 ottobre 2012
  2. Piero Boccadoro Piero Boccadoro 9 ottobre 2012
  3. Piero Boccadoro Piero Boccadoro 9 ottobre 2012
  4. Piero Boccadoro Piero Boccadoro 9 ottobre 2012
  5. Emanuele Emanuele 9 ottobre 2012
  6. Piero Boccadoro Piero Boccadoro 9 ottobre 2012

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