NFC, tra business ed operazioni umanitarie

NFC ad Haiti

Nel recente passato ci siamo occupati di NFC in diverse circostanze. Per parlare di tecnologia e di come funzioni e per analizzare le scelte di mercato fatte dalla Apple sul nuovo iPhone 5. Ma abbiamo anche trattato i tag RFID sotto diversi aspetti, tra cui le possibilità offerte da questo mondo e la sicurezza delle transazioni finanziarie. Oggi cerchiamo di andare un po’ più a fondo immaginando altri scenari applicativi, con particolare riferimento ad uno particolarmente nobile: gli aiuti umanitari.

Le più importanti soluzioni per il pagamento

L’architettura dell’hardware dei prodotti NFC-compliant risulta piuttosto variabile a seconda dei siti di impiego, dei dispositivi in uso e della specifica applicazione. Le principali differenze riguardano il posizionamento degli elementi di sicurezza. In alcuni casi, all’interno dei dispositivi NFC si ha una netta separazione dei “chip secure” rispetto alla SIM card, mentre in altri prodotti i dispositivi di sicurezza vengono integrati all’interno della stessa SIM.
Al momento è possibile fare una considerazione: l’adozione delle tecnologie NFC può essere portata avanti direttamente dai produttori di semiconduttori e telefoni cellulari senza che ci sia bisogno di una interazione “stretta” con le compagnie telefoniche.
Tuttavia l’elemento circuitale che garantisce la sicurezza, ovvero il chip di cui abbiamo parlato, non è in grado di comunicare direttamente con la SIM e quindi le informazioni che vengono raccolte durante l’esecuzione di applicazioni di tipo NFC non possono essere direttamente inviate tramite la SIM in questione come dati. Sarebbe comodo, infatti, che tali dati potessero essere inviati automaticamente ai server delle banche piuttosto che alle compagnie che gestiscono servizi finanziari.
È proprio questo il momento in cui la complessità del sistema comincia a crescere perché risolvere questi problemi, dal punto di vista hardware, diventa impegnativo.
La soluzione più recente è quella che risulta la migliore dal punto di vista degli operatori telefonici; in questo caso, i dati di codifica nonché il “secure element” sono integrati direttamente all’interno della SIM. Il controller NFC comunica direttamente con la SIM attraverso un protocollo denominato Single Wire Protocol (SWP), che si va ad affiancare agli altri con i quali un dispositivo NFC deve poter lavorare, ovvero ISO/IEC 18092 e EMCA-340. Quest’ultimo è un canale di comunicazione full duplex basato sul principio della modulazione di tensione e di carico.
Il mercato, in tal senso, sta cominciando a muoversi nella misura in cui alcuni produttori (NXP e STMicroelectronis) hanno già a catalogo prodotti specializzati per il pagamento con dispositivi cellulari mentre altri (TI e Renesas) si stanno per adeguare.

A cosa può servire

Di NFC abbiamo detto molto, come ricordavamo in apertura. Tuttavia c’è un aspetto di questa tecnologia che non abbiamo trattato, ovvero il lato “umanitario”.
Nel 2010, dopo lo Tsunami, c’è stato non soltanto il problema di ricostruire ma anche quello di contenere una serie di infezioni e patologie dovute alle scarse condizioni igieniche. Nell’ottobre del 2010, infatti, un’epidemia di colera si è abbattuta su quelle terre e questo ha richiesto un notevole sforzo, dal punto di vista organizzativo, per fare arrivare ad Haiti acqua potabile. Un’organizzazione no-profit, DSI (Deep Spring International), assieme con il Centro di Ricerca Nokia (NRC), si è messa al lavoro per fare in modo che agli abitanti dell’isola arrivasse l’acqua pulita e fresca. Ostacoli a questo sono stati il terreno montuoso ed, ovviamente, la scarsità delle vie di comunicazione funzionanti.
La soluzione a questo problema, che avrebbe portato ad una diffusione endemica del colera e di altre malattie gastroenteriche, è stata trovata fornendo agli abitanti del luogo, nelle aree più rurali, un kit di trattamento dell’acqua con una soluzione a base di cloro e le istruzioni per utilizzarlo. Il contributo di Nokia a questo intervento umanitario è stato fornire, a circa 50 lavoratori del settore healthcare, altrettanti dispositivi NFC-enabled; parliamo del Nokia 6212. Anche la UPM RFID è stata impegnata in questo scenario fornendo il suo tag RFID UPM BullsEye con chip NXP Mifare Ultralight. I tag RFID sono stati utilizzati sui contenitori per l’acqua potabile e consegnati alle famiglie. I tecnici dell’organizzazione DSI sono andati in visita presso i luoghi in cui l’acqua era stata consegnata ed utilizzando i loro telefoni hanno letto le tag. Le analisi sul luogo hanno permesso di verificare che le famiglie stessero effettivamente utilizzando i loro kit in maniera corretta.
I dati letti in questo modo sono poi stati inviati via SMS al “quartier generale” del DSI per mantenere la situazione sotto controllo.
In questo processo, insomma, l’utilizzo dei tag RFID è stato provvidenziale. Il sistema è stato anche in grado di verificare che i controlli fossero eseguiti con costanza, continuità ed in maniera appropriata.
Secondo uno studio in proiezione, l’utilizzo di queste tecnologie e di questi sistemi ha permesso una riduzione del diffondersi dell’infezione di circa il 50%. A fronte delle gravi conseguenze umane ed economiche che avrebbero potuto avere luogo, questa tecnologia si è dimostrata essere molto utile oltre che efficace ed a basso costo.

Le altre opportunità

Passiamo, adesso, a qualcosa di certamente meno nobile ma altrettanto interessante. Del binomio RFID – NFC abbiamo ormai capito che si tratta di una coppia vincente e che stiamo parlando certamente di tecnologia molto ben correlate tra di loro. Se vogliamo, uno dei legami tra le due potrebbe essere la relazione tra la sicurezza della comunicazione e la prossimità: RFID è sicuro in maniera unidirezionale mentre NFC richiede che anche il target sia autenticato. Per quanto riguarda la prossimità, sappiamo che NFC richiede distanze molto più brevi il che può essere molto utile anche soprattutto in termini di sicurezza.
Questa accoppiata, però, da sola servirebbe a poco; occorre che ci sia un intero sistema attorno a loro che le renda più sensate. Stiamo, ovviamente, parlando di “Internet delle cose”.
Realtà aumentata, RFID, NFC, Bluetooth, QR Code, Wi-Fi sono tutte sigle o poco più se non le si inquadra in un’ottica globale.
Il sogno, Itaca se volete, è quello di creare un mondo di connettività, automazione, sistemi di informazione, sistemi di networking, sensori, controller ed altri al fine di interconnettere tutto. Insomma, il senso è creare il cloud computing come ancora non esiste e come, in realtà, è stato pensato.
L’evoluzione, quindi, dovrà essere da “Internet delle cose” a “cloud delle cose”.
Tutti i dispositivi che dispongono di connessione Internet sono portatili, come i tablet, i pc ecc, possono essere pensati come quelli che le persone utilizzano ogni giorno per abilitare comunicazioni, intrattenimento ma anche produttività, ricerca e socialità.
Stiamo cambiando il nostro modo di comunicare, evidentemente, ma quello che è unico di questa tecnologia è la capacità di interagire.
Se volessimo creare uno slogan sarebbe “dovunque, in qualunque momento, in qualunque modo“. E questo vale per le transazioni finanziarie ma anche per tutte le altre operazioni del mondo economico. Pensate che cosa sarebbe la pubblicità in questo universo. In Giappone quest’idea è già stata messa in pratica sui mezzi di trasporto di massa (i vagoni della metropolitana).

Si chiama “strappy” ed è un esempio di tecnologia NFC incorporata all’interno dei maniglioni per i passeggeri a cui, ora, essi possono avvicinare il loro telefono ed utilizzarlo per effettuare acquisti. Il meccanismo è semplice: il cellulare si avvicina, passano ads personalizzati, l’utente sceglie e compra. Serve, perché tutto funzioni correttamente, una registrazione del prodotto presso il produttore e questo vuol dire che in quella che sembra una transizione real time c’è una serie di controlli e di interazioni che gli utenti non vedono. Ma funziona ed è anche abbastanza innovativo.
Senza considerare che, grazie questo sistema, si possono vendere spazi pubblicitari che prima non esistevano.

Il modello di business va ripensato?

Sempre di più, col tempo, l’Internet delle cose diventerà fisico piuttosto che rappresentazione astratta e tutti i dati che elaboreremo un giorno entreranno a far parte del cloud of thing. Le sfide che tutte le compagnie devono affrontare hanno due aspetti: il primo è come organizzare e facilitare l’utilizzo e le comunicazioni di tutte le informazioni che fanno parte dell’Internet delle cose. Il secondo aspetto è rappresentato dal timore del non sapere come gestire i dati. In una ricerca condotta di recente da Connected World Magazine e INEX Advisor, è stato scoperto che la più grande barriera all’implementazione di questa tecnologia riguarda il fatto che la conoscenza implichi la responsabilità, e questo appare evidente. Imbarcare i dati, quindi, deve voler significare garantirne la sicurezza. E questo, per il momento, è ancora tutto da vedere.
Detto questo, però, ai consumatori questa tecnologia, in realtà, piacerebbe anche ma la stessa analisi ha trovato che la scelta di adottare le tecnologie di cui stiamo parlando non può essere fatta dai privati.
Questo risultato, è evidente, ha del banale ma sottolinea che sia indispensabile la capacità di rinnovarsi di chi fa parte del processo produttivo piuttosto che di chi consuma.
L’industria del cibo è un buon esempio di come la gestione dei dati può essere facilitata grazie all’utilizzo di tecnologie RFID ed NFC.
Alcune ricerche hanno evidenziato come una persona su sei si ammali a causa di cibo guasto ogni anno. Questo potrebbe essere evitato se, per esempio, tutti coloro che producono grano oppure, in definitiva, tutte le aziende agricole si adottassero di sistemi di monitoraggio. Per esempio, il meccanismo di tracciamento delle carni potrebbe essere effettuato con NFC. Altrettanto si potrebbe fare per le verdure che vengono portate nei supermercati e lo stato di conservazione potrebbe essere addirittura controllato tramite la lettura dei tag RFID presenti sulle confezioni degli alimenti grazie ad un lettore localizzato all’interno del carrello. La contraffazione delle date di scadenza diverrebbe, così, un fenomeno storico piuttosto che un timore concreto.

Il trattamento dei dati, ma anche l’informazione alla persona fisica che poi effettua l’acquisto, disegnerebbero una linea di collegamento diretto tra chi produce e chi consuma anche perché questo sistema potrebbe essere pensato in modo tale da bloccare qualunque tipo di pagamento se all’interno della spesa esistesse un prodotto che è stato letto ed è risultato non “valido”.
Un sistema così pensato renderebbe anche possibile, e qui torniamo a quello che dicevamo prima, identificare aree geografiche di distribuzione di carne avariata, eliminando alla base la possibilità di avere epidemia di mucca pazza o altre malattie simili.
È vero che iniziative di questo tipo sono già state intraprese da alcuni ma, perché tutto funzioni, è necessario un adeguamento globale e, quindi, a tutti i livelli.

Aspettando la svolta futura

In conclusione di questo breve articolo possiamo certamente affermare che, nonostante ci siano ancora delle limitazioni, NFC ed RFID sono tecnologie pronte a disegnare il futuro prossimo venturo. Un futuro fatto di vantaggi unici e globali. Un futuro di interazione che si basi sull’Internet e sul cloud delle cose. Un futuro fatto di nuovi tipi di interazione tra persone ed oggetti, tra uomini d’affari e consumatori, tra partner e clienti.
La sfida per il modo di fare business che oggi concepiamo è quella di focalizzare le loro abilità e di trasformarle grazie all’uso delle nuove tecnologie.

 

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2 Comments

  1. Piero Boccadoro Piero Boccadoro 4 gennaio 2013
  2. Piero Boccadoro Piero Boccadoro 4 gennaio 2013

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