Open Source significa Gratis?

Free come freedom

Open source può voler dire gratis: dipende dall'accezione di gratuito. Allora, nell'immaginario collettivo open source rappresenta qualcosa che non si paga e, per essere più precisi e basici, che si scrocca. Ma open source è un concetto ben più complesso, almeno dal punto di vista legale. Il termine aperto a cosa si riferisce in realtà? La questione è molto complicata, quindi va approfondita e analizzata, tenendo presente che si tratta comunque di licenze (parziali o totali) i cui termini vengono considerati su base soggettiva, praticamente a coscienza personale. I controlli non ci sono, così come mancano pene o sanzioni: ma qual è la realtà dei fatti?

Open source significa gratis?

Ripetiamo questa domanda, per darci una riposta completa, o almeno ci proviamo. Il vasto campo delle licenza open source ha di fatto determinato la nascita di falsi miti sulle buone intenzioni del progetto. Nella definizione ufficiale di software open source1, non si fa mai riferimento a qualcosa di gratuito. Inoltre, come ha dichiarato la Free Software Foundation (FSF, fondata da Stallman), per gratis si intende il discorso, non la birra (Free speech, not free beer), nel senso che il sapere è messo al servizio di tutti, gratuitamente, ma non il prodotto dello stesso sapere. Free, infatti, si riferisce di solito alla libertà nell'usare un software, nel ridistribuirlo, non al free price, cioè gratis.

La licenza free software più comune, GPL (General Public License, creata da Richard Stallman), ad esempio, non proibisce la vendita di un software ad un determinato prezzo ma non consente le royalty; è possibile quindi far pagare il costo del lavoro richiesto ad uno sviluppatore per far giungere il prodotto al consumatore (e qui il discorso è aperto ad interpretazioni). Ogni software creato con un software gratuito, deve essere anch'esso gratuito.

E' il copyleft (permesso d'autore), come lo ha definito Stallman, perché preserva i diritti dell'utente, non del creatore. Il copyleft, di fatto, tutela la circolazione di un'opera secondo un modello virtuoso, che garantisce il passaggio dei diritti dall'autore ad ogni consumatore, che a sua volta può diventare autore2.

E proprio Richard Stallman riprende il concetto di discorso gratuito, non birra gratuita, con la seguente frase "The English language… lacks a simple, unambiguous word that means 'free,' as in freedom — 'unfettered' being the word that comes closest in meaning."2 La lingua inglese manca di una parola semplice e priva di ambiguità che significhi 'free', quindi è sprigionarsi, liberarsi dalle catene (unfetter), il termine che più ci si avvicina. Sempre Stallman afferma anche che le licenze restrittive per l'utente finale sono 'fetter', cioè incatenano.

Il passaggio da free software a open source

Inizialmente le idee di Stallman erano troppo radicali per poter essere accettate e, soprattutto, per creare un modello di business. Ma, come si legge in The GNU Operating System and the Free Software Movement3, Stallman e la FSF non erano ostili ad un business, o più business che rispettassero la libertà degli utenti. Il successo di Linux e la crescita di Internet ha focalizzato l'attenzione sul free software, così alcuni sostenitori hanno ridefinito una visione più moderata e con maggiore appeal per il mondo degli affari, quella dell'open source. Open source diventa quindi un compromesso tra i diritti della compagnie e gli utenti: a riflettere questo bilanciamento ci sono le varie licenze.

Il software è come un'automobile

Questa analogia illustra gli elementi chiave per distinguere il free software dall'open source. Prendiamo l'esempio in cui un produttore di automobili venda una macchina sia sotto licenza GPL che Mozilla; la prima è una licenza free software, mentre la seconda è open source. In entrambi i casi, si può aprire il cofano, estrarre il motore e modificarlo; è possibile fare una copia e regalarla ad un amico.

Questi, in seguito, potrebbe apportare altre modifiche e condividerle con altre persone, e così via Se la macchina originale è stata comprata sotto licenza GPL, è possibile includere le modifiche alla nuove versione ufficiale dell'automobile che viene messa in vendita da un'altra persona: questo deve però avvenire sempre sotto licenza GPL. E il circolo virtuoso si ripete dall'inizio, con nuove modifiche, ecc.

Con la licenza Mozilla, invece, è possibile che le modifiche fatte da terzi vengano incluse in una nuova versione, ma in questo caso il cofano può venie sigillato, così le implementazioni apportate restano private. É sempre possibile riprodurre e rivendere, mantenendo però segreti alcuni aspetti.

La questione legale: cosa succede a chi non rispetta le licenze

La questione legale è davvero una bella gatta da pelare, perché in effetti si tratta di un terreno così vasto e nuovo, quale è il diritto di autore in rete, che punizioni e sanzioni non sono così semplici da decidere e applicare.

Copyleft e copyright: c'è differenza per la legge?

La violazione del copyleft equivale a violazione del copyright: con questa sentenza, emessa da una Corte Federale d'appello, è stata respinta quella di un Tribunale Inferiore (Lower Court), in merito ad una infrazione di licenza free software. In prima istanza era stato decretato che la ridistribuzione di un software, effettuata trasgredendo la licenza free software, poteva costituire un'inadempienza del contratto, ma non rappresentava una violazione di copyright.

I fatti risalgono al 2009 e la parte lesa, Robert Jacobsen, era lo sviluppatore capo di Java Model Railroad Interface (JMRI), un pacchetto software utilizzato dagli appassionati di modellini di ferrovie. Un'azienda nota con il nome di Kamind Associates aveva scaricato parti del progetto di Jacobsen, eliminato la notifica del copyright e cominciato a ridistribuire la versione modificata senza il consenso dell'autore. Benché non si trattasse di una licenza tecnicamente copyleft, JMRI fu rilasciato sotto la versione 1.0 di Artistic License e dava agli utenti ampia libertà di utilizzo, modifica e ridistribuzione del software JMRI.

Vi erano però delle condizioni cui sottostare e, secondo Jacobsen, la Kamind le avrebbe ignorate. La corte distrettuale del distretto nord della California aveva disapprovato, definendo appunto l'operato dell'azienda un'infrazione dei termini del contratto, più che una violazione del copyright. Il problema si presentava con il tipo di sanzione: nel caso di software libero, è alquanto complicato fare un computo del valore monetario, visto che il prodotto viene distribuito gratuitamente; infatti, in molti casi, la violazione di copyleft viene punita con multe ridicole.

Questa decisione, come sappiamo, è stata respinta dalla Corte Federale, soprattutto dopo le pressioni mosse l'intero dall'intero sistema della community del software libero, in cui figuravano, tra gli altri, Creative Commons, Software Freedom Law Center e Wikimedia Foundation. La Corte riconobbe la presenza di sostanziali benefici, inclusi benefici economici, nella creazione e distribuzione di lavori protetti da copyleft, che vanno oltre le royalty della licenza tradizionale. Una situazione analoga si è verificata nel 2010 in Belgio, dove un Tribunale ha sentenziato che la violazione della licenza Creative Commons (CC) è assimilabile a quella del copyright.

Il caso riguarda una band che aveva rilasciato della musica sotto licenza CC, e un teatro l'aveva utilizzata come parte della colonna sonora per pubblicizzare la sua nuova stagione (facendola passare sulle radio nazionali). Il Tribunale ha dato ragione alla band che aveva fatto causa al teatro, ritenendo quest'ultimo reo di violazione della licenza CC, e quindi della legge sul copyright. Di certo, in questo modo, la licenza CC assume una legittimazione legale, creando un importante precedente.

Conclusione

Come abbiamo visto, quelli di free software e open source, sono dei concetti ben definiti dalle rispettive community, ma poco compresi dall'utenza. Open o free non stanno quindi per 'gratuito' ma per aperto, libero, o meglio per 'liberato dalla catene', 'svincolato' come direbbe Stallman. Che poi il materiale sia comunque gratis per la maggior parte dei casi, è un'altra storia. Il rispetto delle licenze ha dunque una legittimazione legale, ma vista la complessità di internet, non è sempre facile inquadrare le diverse situazioni, per cui spesso è la coscienza degli utenti stessi a determinarne la legittimazione.

Voi avete avuto esperienze, sia come lesi o come rei, di violazione di licenza free software o copyleft?

Fonti

1. opensource.org/docs/osd

2. gnu.org/copyleft/copyleft.html

3. Stallman, in Dibona, p.57

4. Open Sources : Voices from the Open Source Revolution, Chris Dibona, Sam Ockman, Mark Stone

7 Comments

  1. Edi82 Edi82 26 marzo 2012
  2. LoryD 26 marzo 2012
  3. Emanuele 26 marzo 2012
  4. Nemo 26 marzo 2012
  5. Emanuele 26 marzo 2012
  6. Emanuele 28 marzo 2012
  7. Edi82 Edi82 3 aprile 2012

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