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Produzione acqua: nuovi strumenti e tecniche per il fog harvesting

Raccoglitori di acqua per il fog harvesting

La produzione di acqua nel Deserto del Namib, sulla costa ovest africana, è pressoché assente; ma un tipo di scarafaggio, chiamato coleottero delle nebbie, ha scoperto un'interessante modo per sopravvivere: quando la nebbia mattutina si abbassa, il piccolo insetto raccoglie gocce d'acqua sul suo dorso incurvato e poi fa scivolare giù la condensa fino alla bocca, riuscendo così ad idratarsi in un'area priva di acqua corrente.

Questo è lo stesso funzionamento su cui si basa il fog harvesting, letteralmente raccolta di nebbia, ovvero un metodo per ottenere acqua dalla condensa creata dalla nebbia. Il fenomeno è già diffuso in Sudamerica, in particolare nel villaggio cileno di Chungungo, dove dal 1998 gli abitanti (circa 300) possono godere di oltre 10.000 litri di acqua fresca quotidianamente.

Il fog harvesting e la produzione di acqua nelle aree desertiche si

Quello che la natura ha sviluppato, Sheerang Chhatre vuole raffinare ed emulare, al fine di poter produrre acqua nelle zone più aride del pianeta. Sheerang Chhatre è un ingegnere presso il MIT il cui lavoro sul fog harvesting si propone di sviluppare dei dispositivi che, come uno scarafaggio, attirano le goccioline di acqua ed impediscono la perdita di liquidi. In questo mondo, gli abitanti dei villaggi potrebbero ottenere acqua pulita vicino le loro case invece di dover impiegare ore per recarsi nei pressi di corsi d'acqua.

La produzione di acqua è un problema mondiale piuttosto pressante: la World Health Organization è l'Unicef stimano che circa 900 milioni di persone sul pianeta vivono senza acqua potabile e l'incarico di trovare e trasportare acqua ricade spesso su donne e bambini. Un dispositivo per il fog harvesting consiste in un pannello reticolato simile ad un recinto, che ha la funzione di attirare le goccioline, collegato a dei contenitori nei quali viene raccolta l'acqua.

Produzione di acqua: oltre il succo dello scarafaggio

L'interesse per il fog harvesting comincia partire dagli anni ‘90 ed è andato incrementando nel corso degli ultimi due decenni. Sheerang Chhatre si è focalizzato sulla bagnabilità dei materiali e sulla loro tendenza sia ad assorbire che a repellere i liquidi. Un principio base per creare un buon dispositivo di fog harvesting consiste nell'avere una combinazione di superfici che attirino e repellano l'acqua, come accade per lo scarafaggio del Namib.

Riguardo la costruzione di dispositivi per il fog harvesting che funzionino su scala umana, Chhatre afferma che, "l'idea è quella di utilizzare come base il progetto sviluppato ed estenderlo poi a questo problema". Per realizzare degli “ raccoglitori di nebbia" più grandi, i ricercatori utilizzano di solito un tessuto reticolato piuttosto che una superficie solida (come il guscio dello scarafaggio) perché un oggetto completamente impermeabile genera correnti che potrebbero trascinare via da esso le goccioline d'acqua.

In questo senso, la fisiologia del coleottero rappresenta un'ispirazione per la creazione di dispositivi umani per la produzione di acqua tramite il fog harvesting, ma non un modello. È sempre Chhatre, infatti, ad affermare che un tipo di superficie simile a quella dello scarafaggio è funzionale solo per quantità minime di acqua, di certo non per il fabbisogno umano.

Utilizzando questo sistema, i ricercatori hanno condotto dei test sul campo e sono riusciti ad ottenere un litro di acqua al giorno per ogni metro quadrato di rete; intanto Chhatre e dei suoi colleghi stanno conducendo esperimenti in laboratorio per migliorare la capacità di raccolta di acqua.

La ricerca di finanziamenti per il fog harvesting

Qualunque sia il successo raggiunto in laboratorio da Chhatre, è egli stesso a ritenere che non sarà facile trasformare la tecnologia di fog harvesting in un'impresa produttiva. Il problema è che i possibili consumatori hanno tutti un bassissimo potere d'acquisto (d'altronde si tratta dei paesi più poveri al mondo)e non possono ripagare l’eventuale investimento necessario per la creazione di nuovi dispositivi, quindi il progetto dovrebbe coinvolgere anche le comunità di Paesi sviluppati che vogliano provare a ridurre il quantitativo di energia necessario per la produzione di acqua.

In pratica il discorso è sempre lo stesso: i soldi vengono investiti per improbabili ricerche e poi si fatica a trovare fondi per studi di questo tipo, che davvero possono cambiare l'esistenza di milioni di persone al mondo.

 

 

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ritratto di lucagiuliodori

L'uomo non inventa nulla, si

L'uomo non inventa nulla, si limita solo a scoprire la natura nelle sue mille sfaccettature...e questa scoperta ne è la controprova!

Credo che con un po' di buon senso e con i giusti investimenti si riesce ad ottenere un harvesting (energetico e non) che riesce soddisfare i fabbisogni dell'uomo...un motivo per cui la natura ha tenuto il "nucleare" ben distante dalle forme di vita ci dovrà pur essere o mi sbaglio? (permettetemi questa piccola polemica :) ).

ritratto di @ngelo

Un ottimo punto di partenza ma...

Il grande passo in avanti nella produzione di acqua con questa tecnica lo vedo molto lontano. Il problema principale a quanto pare è la bassa efficienza di questo processo visto che per produrre 1 litro di acqua in 1 giorno bisogna utilizzare 1 mero quadrato di rete. Più che un problema di spazio(che nel deserto non manca!) è un problema di quantità di materiale da utilizzare e quindi costi. Per ridurli ci vorrà ricerca per ottimizzare il processo e come tutti i campi della ricerca che non vedono risultati a breve termine in termini economici, bisognerà fare affidamento solo a qualche lungimirante finanziatore. Rimane comunque un ottimo punto di partenza e faccio i complimenti all'ing. Chhatre. Speriamo ci siano presto sviluppi positivi.

 

 

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