Una soluzione al disastro della BP

microbi

I microbi possono diventare gli eroi del disastro petrolifero del Golfo del Messico, divorando olio minerale più rapidamente di quanto chiunque si aspettasse. Ora, alcuni esperti suggeriscono che si potrebbero stimolare artificialmente i microbi nelle zone paludose colpite per aiutare la loro pulizia.

È stato dimostrato che alcuni microrganismi che vivono nelle acque profonde del Golfo posso elaborare rapidamente il greggio fuoriuscito dalla BP. Questo potrebbe influenzare le autorità federali a usare questi microbi o additivi fertilizzanti in grado di stimolare questi batteri naturalmente presenti per versamenti futuri. Tali provvedimenti sono stati inizialmente respinti per la fuoriuscita dalla BP.

Ralph Portier, un tossicologo marino alla Louisiana State University, dice che l’EPA approva tali misure in generale, ma non sono stati approvati specificatamente per la fuoriuscita del Golfo perché si pensava che non sarebbero stati necessari. Il petrolio è scomparso nelle acque superficiali, eppure la maggior parte dei circa 4,9 milioni di barili sono ancora dispersi, alcuni hanno raggiunto più di 100 miglia di profondità e potrebbero rimanere depositati per anni.

Una carta federale 2001 sostiene che nella regione del Golfo del Messico non sarebbe necessario stimolare i naturali meccanismi di biodegradazione, in quanto quelli già esistenti sono sufficienti per le normale sopravvivenza dell’ecosistema. È stato infatti individuato un ceppo di microbi che abbattono rapidamente il petrolio ad una profondità di 1.100 metri e a temperature gelide, condizione in cui la biodegradazione solitamente procedere lentamente.

Lo stesso team ha esaminato uno dei numerosi agglomerati di goccioline di petrolio provenienti dallo scoppio della BP, e ha osservato che i batteri lavorano abbastanza da dimezzare la quantità di petrolio ogni 2-6 giorni. Tale tasso contraddice uno studio condotto dal Woods Hole Oceanographic Institution, e pubblicato su Science all’inizio di questo mese, che ha trovato uno scarso consumo di ossigeno. La divergenza si spiega con la concentrazione sottile dell’olio fossile. Mentre immenso, si estende per oltre 35 km, il petrolio del campione studiato è pari a 10 parti per milione, in questo modo la deplezione di ossigeno dai microbi sarebbe quindi trascurabile.

Ad oggi sembra che gran parte del petrolio si sia dileguata, grazie anche 1,84 milioni di galloni di sostanza disperdente spruzzata sulla fuoriuscita di petrolio, come parte dell’operazione di pulitura. Questo disperdente è anche probabile che abbia agito come agente di biorisanamento in quanto le minuscole goccioline che ha creato, hanno permesso ai microbi di agire cin più facilità.

I miglioramenti artificiali potrebbe accelerare il recupero del fondale, così come è stato dimostrato tre anni fa in una palude a Lake Charles, LA, che era stata contaminata da greggi pesanti. Qui sono state rafforzate le comunità microbiche della palude con una cultura apposita. Dopo 72 giorni, i siti non trattati presentavano ancora più della metà del loro petrolio, considerando che le aree trattate sono state puliti a sufficienza per soddisfare severi livelli di rischio federali per le aree residenziali.
Da questi dati, si presuppone una prossima coalizione di ricerca tra università ed enti statali, orientata specificatamente al disastro della BP, con la speranza di poter intervenire nel Golfo del Messico in via sperimentale il mese prossimo. (da Technology Review

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  1. @Facebook 20 settembre 2010
  2. @Facebook 20 settembre 2010
  3. @Facebook 20 settembre 2010

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