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Trattamento del cancro con i nanomateriali

nanotecnologia tratamento cancro

Gli scienziati americani dal "Department of Energy's Argonne National Laboratory" e dell'Università di Chicago "Brain Tumor Center" hanno scoperto un metodo per sconfiggere le cellule tumorali del cervello utilizzando le nanoparticelle inorganiche di biossido di titanio legate al materiale biologico.

Ogni anno migliaia di persone muoiono di tumori maligni al cervello e si sa che i tumori sono molto resistenti alle terapie convenzionali. Questa tecnologia nano-bio potrebbe essere una nuova forma di terapia che si riferisce solo alle cellule tumorali e non ha alcun effetto sulla vita normale.

Questa nuova terapia si basa su un duplice approccio. Il biossido di titanio è un nanomateriale foto-reattivo versatile che può essere accopiato con le biomolecole. Quando viene collegato ad un anticorpo, riconosce le cellule tumorali. Una luce viene puntata sulla regione affetta e il biossido di titanio reagisce alla luce creando dei radicali liberi che interagiscono con i mitocondri nelle cellule tumorali. Quando i radicali liberi iniziano ad interagire biochimicamente, i mitocondri ricevono il segnale di start: è l'inizio della morte delle cellule.

Finora sono stati fatti dei test solo sulle cellule nel laboratorio ma la sperimentazione sugli animali è prevista per la fase successiva. Poiché questo nuovo anticorpo si riferisce solo alle cellule tumorali, le cellule sane non sono affette come succede nel trattamento di chemioterapia e radioterapia. Allora, una speranza c'è! Ci vuole solo del tempo.

Repost: 31 Ago 2009

 

 

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ritratto di Anonimo

Trattamento del cancro con i nanomateriali

condivido 100% questo genere di ricerca.

ritratto di Anonimo

può funzionare ma non in modo risolutivo

l'idea di accoppiare sostanze terapeutiche ad anticorpi per ottenere una terapia "mirata" è vecchia di oltre un decennio, l'idea in se è senz'altro buona ma trova dei limiti invalicabili nel fatto che le molecole create sono piuttosto "grandi" da un punto di vista biologico. Pertanto incontrano nel loro percorso dal sangue al "target" innumerevoli barriere biologiche che ne inficiano l'efficacia.
Esiste un'altra problematica che riguarda il "target" stesso di questi anticorpi "medicati", l'antigene (ossia il punto al quale gli anticorpi legati ai nanocomponenti dovrebbero attaccarsi) non è espresso da tutte le cellule tumorali. Le cellule tumorali sono infatti per definizione "anarchiche" e biologicamente si riproducono in cloni disomogenei tra loro, alcuni di questi cloni possono esprimere l'antigene bersaglio mentre altri non lo esprimono affatto.
Quello che si ottiene con una terapia mediata da anticorpi è di distruggere tutti i cloni tumorali che esprimono l'antigene mentre i cloni "muti" non vengono bersagliati. Si ottiene così una "selezione" di cloni cellulari "non responders" che dopo una fase di miglioramento clinico del paziente affetto da neoplasia porteranno inesorabilmente ad una nuova progressione della stessa non più affrontabile da terapie immunomediate.
Tale problematica induce a considerare la terapia immunitaria come uno strumento efficace alla terapia oncologica ma comunque da associare sempre a terapie strategicamente differenti.

 

 

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