Cronache di fallimenti annunciati: gli apparenti autogol dei colossi informatici

chiuso per fallimento

Nel mondo dell’informatica e dei Social Network sono sempre le idee migliori ad affermarsi? Il sospetto che pochi grandi colossi manovrino le sorti dei piccoli come burattinai che decidono quale filo tagliare è lecito se si guarda alla storia. Lo spunto di riflessione nasce dalla recente notizia dell’acquisizione di Whatsapp da parte di Facebook. Ma a ben vedere questa tattica ha radici ben più profonde: Microsoft ha costruito un intero monopolio su questa strategia (lecita si ma forse poco ortodossa per usare un eufemismo).

Comprare i piccoli concorrenti con offerte irrinunciabili e poi staccargli la spina per conquistarsi il monopolio di un settore.

Facebook ha comprato Whatsapp per farlo chiudere?

L’acquisizione di Whatsapp è suonata come una mossa strategica da questo punto di vista: comprarla investendo 19 miliardi di dollari per poi chiuderla a favore della chat di Facebook. Anche la cifra record faceva pensare ad interessi sottesi. Ma ci sono stati anche altri segnali che hanno spinto verso questa deduzione: l’introduzione delle telefonate gratuite VoIP proprio sul Messenger di Facebook che, guarda caso, è la stessa funzionalità annunciata in primavera per Whatsapp nonché la paventata possibilità di chattare direttamente nell’app per smartphone di Facebook. La versione 3.0 include già Messenger.
Non a caso il Daily Mail aveva lanciato la notizia intitolando: “What’sApp with that? Facebook is to shut down its popular chat function”

Mark Zuckerberg ha smentito certe voci assicurando che la sua idea non è quella di staccare nell’immediato futuro la spina alla ormai diffusissima chat mobile. Ma allora ha senso investire certe cifre in un prodotto che tende a diventare sempre più simile a quello che già si offre? Mark Zuckerberg in un’intervista a Farhad Manjoo del New York Times ha insistito su differenze non secondarie: “Vogliamo creare un sistema di esperienze diverse in quanto a Messenger e Whatsapp, sono due cose diverse: una è una chat per chiacchierare con gli amici, l’altra un prodotto che ha sostituito gli sms. Sembrano simili ma quando si approfondiscono le sfumature e i modi in cui le persone le usano, si finisce per identificare mercati molto diversi fra loro”.

Microsoft: Skype farà la fine di Nokia?

Eppure c’è un eccellente concorrente che di precedenti di questo tipo ne conta diversi. Stiamo parlando chiaramente di Microsoft. Ripercorrendo la storia del colosso di Redmond si incontrano diversi casi di acquisizioni pilotate. La più eclatante è stata probabilmente quella di Nokia. Difficile non commentare questa acquisizione in maniera del tutto innocente, senza vederci nemmeno un briciolo di malizia. È vero che a febbraio 2011 la Microsoft si era già accordata con l’azienda finlandese per la produzione di smartphone Windows Phone. Tuttavia le radici di questo piano di fallimento pilotato si potrebbero ricercare ancora prima, ovvero nella nomina di Stephen Elop, ex dirigente Microsoft, come CEO di Nokia, nel settembre 2010.
Arriviamo a settembre dello scorso anno: Microsoft annuncia l’acquisizione della sezione device di Nokia per 5,44 miliardi di Euro (un vero affare se si pensa che per l’acquisto di Skype aveva speso di più). L’accordo prevede una postilla apparentemente insignificante: il rientro in Microsoft di Stephen Elop. Concludere che l’affossamento della Nokia sia stato studiato per poterla poi svendere alla Microsoft è una deduzione logica?

Il CEO di Apple, Tim Cook, in un’ intervista a Bloomberg Businessweek non ha esitato a dire la sua: "Nokia è “morta” a causa della mancanza di innovazione". Ma come si potrebbe giustificare una scelta così suicida?
Il sospetto ci riporta alla più discussa acquisizione di Microsoft: l'affare Skype costato ben 8,5 miliardi di dollari. Per avere un’idea dell’entità di questa cifra record basti pensare che nel 2009 eBay ha venduto Skype ad una compagnia di investimenti per meno di due miliardi di dollari. Chi spende tanto deve sapere di certo come far fruttare questo acquisto. Eppure Microsoft si è limitata da subito a parlare vagamente di grandi progetti (forse l’unico obiettivo immediatamente chiaro era la volontà di togliere Skype dalle mani di Google) e, a distanza di circa cinque anni, poco o nulla si è mosso. Il che ha portato molti speculatori a scommettere su una morte annunciata del più noto servizio VoIP. Ma come potrebbe Microsoft portare alla morte di un prodotto così affermato e diffuso? Dave Methvin di Information Week ha immaginato tre possibili scenari di autodistruzione:

  • abbandono degli altri client mobile Skype per avere l’esclusiva sul proprio OS;
  • riduzione di Skype ad un’esclusiva per i clienti Microsoft, non prevedendo più il supporto su piattaforme non-Microsoft (in particolare Apple);
  • piegamento agli interessi degli operatori telefonici "tradizionali" che hanno tutto il vantaggio ad affossare il VoIP.

Microsoft e l'Open Source: odio e amore?

La riflessione potrebbe allargarsi e portare a conclusioni ancora più drastiche e funeste. Steve già nel 2007 alla Web 2.0 conferencing a San Francisco parlava così: “Compreremo qualche azienda che realizza prodotti open perché non muoversi in questo modo ci escluderebbe drammaticamente dal mercato delle acquisizioni”.
Esempio emblematico in questo senso è il browser Netscape, leader indiscusso del web finché Microsoft non ha investito ai tempi cento miliardi di lire l'anno per sviluppare Internet Explorer e integrarlo in Windows. Perché spendere così tanto per un prodotto da distribuire gratis? Semplicemente per sbaragliare la concorrenza. Anche nel caso di Word Microsoft ha fatto buon viso a cattivo gioco di fronte alla pirateria salvo poi, una volta stabilito il monopolio, intraprendere persecuzioni legali (vedi quanto accaduto con Office XP).

E storica è anche la battaglia legale con la società olandese TomTom.

Lo spartiacque è stato segnato da Linux, gratuito e liberamente distribuibile ma non appartenente ad una società specifica e quindi non acquisibile. Ma di fatto scrivere software senza ricorrere ad algoritmi o metodi brevetti è quasi impossibile. Basti pensare che il brevetto US 6,275,829 di Microsoft tutela la sostituzione di un'immagine grafica di una pagina Web con una versione di dimensioni ridotte (thumbnail).
Quest’anno, in occasione della "Build Conference" Microsoft ha annunciato il rilascio Open Source di un gran numero di librerie e di tecnologie legate al framework .NET. L’arrivo del nuovo CEO Satya Nadella segna l’epoca post Steve Ballmer?

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One Response

  1. Boris L. 7 agosto 2014

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