[Energy Harvesting] Trasformare le Vibrazioni in Energia è possibile!

Green Energy

Di solito, quando leggete dei titoli così "altisonanti", la notizia è di poco conto e l'argomento dell'articolo è veramente miserevole ma tranquillizzatevi: questa volta non è affatto così. Questa trasformazione è possibile, si può realizzare ed esistono già dei dispositivi che sono in grado di farlo. Stiamo parlando di quelli basati sul principio della piezoelettricità. Vediamo insieme di che cosa si tratta e come si può impiegare.

E per farlo, cominciamo cercando di inquadrare il problema.

Di cosa stiamo parlando

La piezoelettricità (che è una parola che deriva dal greco πιέζειν, premere, comprimere) non è altro che la proprietà, dimostrata da alcuni cristalli, di generare una differenza di potenziale come risposta ad una deformazione meccanica. Tale effetto è anche reversibile e pertanto anche il principio opposto può essere sfruttato. La scala di realizzazione di questo fenomeno è dell'ordine dei micrometri.

Il fenomeno, in sostanza, consiste nell'originarsi di una polarizzazione di natura elettrica su facce opposte del cristallo quando sia sottoposto a sforzo. Questa sollecitazione, come detto e vedremo tra un attimo, di natura meccanica, può essere sia di trazione sia di compressione e deve avvenire lungo direzioni altamente specificate, pena il non verificarsi del fenomeno.

Esiste anche, come abbiamo anticipato, l'effetto inverso; in questo caso la compressione (oppure la dilatazione) degli stessi cristalli di prima lungo specificate direzioni (analogamente a quanto anticipato in precedenza) comporta la nascita di una differenza di potenziale fra le due facce.

Come funziona

Il funzionamento di un cristallo piezoelettrico, così come si sarà certamente intuito, è abbastanza semplice: dall'esterno al cristallo viene applicata una pressione (o decompressione) di intensità qualsiasi e, come risultato, si posizionano, sulle facce opposte del cristallo stesso (lungo una determinata direzione), cariche elettriche di segno opposto. Il cristallo, pertanto, finisce per comportarsi esattamente come un condensatore, o più precisamente come il dielettrico presente tra le armature di un condensatore, al quale sia stata applicata una differenza di potenziale. Se proviamo a collegare le due facce tramite un circuito esterno, è facile intuire che quello che verificheremo sarà lo scorrere di una corrente elettrica. Come accennato in precedenza, il fenomeno esattamente duale è allo stesso tempo possibile.

Questa straordinaria proprietà si manifesta in tutti i cristalli anisotropi, privi di centro di simmetria ed è particolarmente intensa per il quarzo. Per meglio comprendere questo è necessario specificare che un materiale, qualunque esso sia, si presenta mediante una sua forma cristallizzata ovvero proponendo una disposizione più o meno regolare di atomi al suo interno. Tale regolarità può essere riferita al fatto che siano rispettate le distanze tra atomi contigui riferendoci ad un sistema di riferimento ortogonale solidale col cristallo stesso.

La figura che abbiamo appena visto si riferisce al BaTiO3, del quale materiale parlaremo più approfonditamente nel seguito. Praticamente quanto detto vuol dire che, considerato il sistema di riferimento cartesiano, se lungo un asse la distanza tra gli atomi è fissa ed è sempre uguale, per esempio, ad "a", questo diventerà il cosiddetto parametro reticolare.

Se tale parametro è diverso anche solo lungo uno dei tre assi, il materiale sarà detto anisotropo. In questo caso, nello specifico, sarà di tipo anisotropo uniassico.

Nel caso in cui tutti e tre gli assi dovessero dimostrare parametri distinti oppure non dimostrare affatto dei parametri, il materiale sarà detto anisotropo biassico.

Nel caso in cui invece, ci sia una regolarità cristallina tale per cui il parametro è sempre lo stesso lungo tutte e tre le direzioni, il materiale sarà isotropo. Richiamare questi concetti è fondamentale perché la proprietà di piezoelettricità non è sempre uguale indipendentemente dall'asse che dimostra anisotropia rispetto agli altri.

Perchè succede?

In buona sostanza, questa proprietà viene spiegata dall'osservazione del fatto che la sollecitazione meccanica agisce sul cristallo, all'inizio elettricamente neutro, spostando il baricentro delle cariche positive rispetto a quello delle cariche negative, alterando la struttura inizialmente equilibrata fino a riposizionare il tutto in una nuova configurazione (di equilibrio). Allo stesso modo, ovviamente, l'effetto inverso è dovuto all'eccesso di cariche elettriche localizzate che richiedono alla struttura di modificarsi in maniera tale da raggiungere quell'equilibrio elettrico che ha perso.

E torniamo, quindi, a parlare della struttura cristallina. Da questo punto di vista, infatti, i materiali piezoelettrici dimostrano, normalmente, varie configurazioni geometriche che sono equivalenti, dal punto di vista dell'energia, ovvero della stabilità del sistema, ma seguono diversi orientamenti.

Un esempio su tutti, già annunciato in precedenza, è quello del Titanato di Bario (BaTiO3): esso è costituito da una cella di forma romboidale che può allungarsi lungo uno qualunque dei tre assi principali. Le proprietà piezoelettriche vengono acquisite dal materiale quando viene riscaldato ed immerso all'interno di un campo elettrico in maniera tale da farlo polarizzare mentre si raffredda. Al termine di questo processo, il materiale avrà le celle deformate tutte nella stessa direzione. È molto importante, così ci ricolleghiamo a quanto detto in precedenza, notare che lungo questa direzione e soltanto lungo questa direzione si potranno verificare le proprietà piezoelettriche. Analoghi discorsi possono essere fatti per ogni altro genere di materiale, fatto salvo che la struttura cristallografica di base potrebbe essere differente.

Nel caso duale, quando si applica una differenza di potenziale al cristallo, esso si espande (oppure si contrae) lungo un determinato asse provocandone una vibrazione. Concordemente, l'espansione nel volume è facilmente pilotabile e controllabile applicando una stimolazione elettrica opportuna.

Ok, ce l'ho! E adesso, come la uso?

Adesso sappiamo che cos'è, come si verifica la sua presenza, come funziona e possiamo cercare quali materiali dimostrano queste proprietà. Ma la domanda è: come la uso?

Si possono sfruttare grazie all'impiego di opportuni trasduttori. Il trasduttore, un nome che la comunità scientifica ha un po' disconosciuto inglobandolo nel concetto di sensore, qualora questo contenga anche l'elettronica di front-end necessaria per produrre una grandezza misurabile all'uscita. Spesso ci si riferisce anche con il nome di convertitore oppure emettitore. Il suo ruolo è, per l'appunto, quello di trasformare l'energia elettrica fornita dal generatore in energia meccanica di vibrazione, ovvero rendere accessibile la grandezza di riferimento per poterla misurare, comunicare, elaborare o quanto meno semplicemente leggere.

Il principio di funzionamento è basato sulla capacità che ha il sistema di tollerare le variazioni dimensionali; il generatore fornisce una differenza di potenziale variabile di forma simile a quella sinusoidale. Su questa frase vale la pena di soffermarci: perché la tensione deve essere alternata e non continua? La risposta sembra banale ma non lo è affatto perché condiziona non soltanto il metodo con cui si riesce a sollecitare l'insorgenza del fenomeno ma anche, soprattutto, il metodo attraverso cui non riusciremo ad interfacciarsi con questo fenomeno, a sfruttarlo ed utilizzarlo al meglio. Poiché, abbiamo detto, la piezoelettricità non è altro che il risultato di una sollecitazione tale per cui la struttura del cristallo viene modificata (ottenendo un nuovo assestamento), ne discende che nel momento in cui questa nuova configurazione atomica viene raggiunta, la differenza di potenziale ai capi della struttura non sarà più presente. Sarà, infatti, raggiunto l'equilibrio elettrico. Ciò qualifica il fenomeno della piezoelettricità come un fenomeno transitorio. Ma torniamo a noi: la tensione passa, quindi, alternativamente, ed in stretta dipendenza con la frequenza, dal "campo" positivo a quello negativo, sollecitando la risposta del materiale.

Terminiamo velocemente l'analisi del concetto di direzionalità:

Qui si vede chiaramente che la maniera in cui il cristallo viene tagliato ha importanza sul verificarsi
dell'effetto di cui stiamo parlando. L'effetto piezoelettrico può quindi essere di tipo: longitudinale
(A), verticale (B) oppure superficiale (C). Dal momento che ne stiamo parlando, vediamoli meglio
nel dettaglio:

  • l'effetto longitudinale si basa sul fatto che la “dimensione” della carica dipende semplicemente dalla forza applicata. L'unico modo per aumentare la carica è connettere fisicamente un certo numero di piatti in serie ed elettricamente in parallelo. Se questo viene fatto, allora si verifica che Qx = d11 × Fx × n in cui abbiamo indicato il coefficiente piezoelettrico per il cristallo d11, con F il modulo della forza applicata mentre con n, ovviamente, il numero di contatti in uso. Evidentemente, infine, il pedice x sta ad indicare la direzione di applicazione dello stimolo.
  • l'effetto superficiale (shear), come nel caso precedente, risulta essere fortemente dipendente dalla dimensione e dalla forma dell'elemento piezoelettrico e così sarà anche per la distribuzione di carica. La carica si localizza sulle superfici che sono sottoposte allo sforzo ed anche in questo caso considereremo che ci siano n elementi connessi; risulterà quindi che Qx = 2 × d11 × Fx × n.
  • l'effetto perpendicolare (trasversale) rappresenta il caso in cui la forza viene applicata lungo una direzione (un asse) neutrale che produce una carica sulla superficie del corrispondente asse polare. L'entità della carica dipende dalle dimensioni geometriche dell'elemento piezoelettrico.

L'effetto superficiale viene utilizzato quando misuriamo forze, ed accelerazioni, che abbiano componenti lungo più di un asse. Esistono, tuttavia, alcuni metodi per tagliare lungo direzioni specializzate che includono i tagli trasversali per alcuni sensori di pressione che verranno impiegati ad alte temperature.

Gli elementi al quarzo vengono lappati ed una volta fatto questo, vengono assemblati singolarmente, oppure in blocchi, e poi ricaricati in maniere differenti. Il package di un sensore di questo tipo genera un segnale di carica, che viene misurato tipicamente nell'ordine dei pC, che risulta essere direttamente proporzionale alla forza sostenuta. Ciascuno dei sensori, o meglio ciascuno dei tipi di sensori diversi, al quarzo viene configurato in maniera ottimale e poi
calibrato per la sua applicazione di riferimento. Così, avremo sensori di forza, pressione, accelerazione, oppure ancora sforzo, calibrati in maniera peculiare.

Nella prossima figura vediamo un cristallo piezoelettrico, una rappresentazione dei tipi di tagli diversi ai quali può essere soggetto ma anche una raffigurazione degli effetti e delle applicazioni di ciascuno di essi.

I cristalli piezoelettrici che vengono tagliati in modo tale da dimostrare l'effetto longitudinale sono sensibili agli sforzi di compressione e vengono utilizzati, prevalentemente, per misurare grandezze come forze, pressioni, sforzi ed accelerazioni. L'effetto trasversale rende possibile ottenere una carica molto più grande (in modulo) grazie alla modificazione della forma e delle interazioni del sensore. Questo li rende particolarmente utili nelle applicazioni in cui è necessario misurare pressioni. L'effetto superficiale, in ultimo, viene efficacemente impiegato in accelerometri che misurino forze in tre dimensioni.

Un tipo di materiale interessante da studiare è la ceramica piezoelettrica. Ne esistono di diversi tipi e risentono di questa variazione allungandosi nel "campo" positivo (oppure viceversa). Il trasduttore è composto da ceramiche che sono conformate e configurate in elementi duri e pertanto, di conseguenza, possono essere fragili. Per questo particolare tipo di trasduttori è necessario che l'impiego preveda molta cura dal momento che la caratteristica principale della vibrazione è l'ampiezza e, come abbiamo detto in precedenza, essa può essere espressa in micron (allo scopo di meglio specificare di quale modulo questa ampiezza possa essere). In particolare, l'ampiezza prodotta dai trasduttori può variare, a seconda del modello, in un range compreso tra i 5 ed i 25 micron.

Molta parte della capacità di elaborare questo fenomeno ha a che fare con la frequenza e, pertanto, con la risposta del sistema. Essa, come tutti i sistemi reali, non è istantanea ma prevede un minimo ritardo e si inverte con l'invertirsi della polarità del segnale applicato. Nonostante questo piccolo ritardo esistono diversi sistemi sono basati su questo effetto, in special modo se parliamo di trasduttori elettroacustici (per intenderci, altoparlanti e microfoni).

Un esempio utile

Vi riportiamo, in breve, grazie all'ausilio di alcuni schemi di semplici circuiti, come è possibile pilotare un trasduttore piezoelettrico. Da tutto quello che è stato detto fino a questo momento risulta evidente che un trasduttore piezoelettrico ha principalmente bisogno di un segnale caratterizzato da una frequenza per poter funzionare, vibrando e riproducendo un determinato suono. Questa proprietà li rende dispositivi particolarmente adatti ad applicazioni che abbiano bisogno di segnali acustici tipo allarmi o buzzer.
In teoria, quindi, se semplicemente proviamo ad applicare un segnale dotato di una determinata frequenza al sistema, esso "suonerà". In realtà non è così semplice perché la frequenza applicata deve essere quella richiesta perché possa essere amplificata in maniera opportuna prima di essere riprodotta.
La procedura di amplificazione non prevede l'utilizzo di amplificatori convenzionali così come viene fatto per gli altoparlanti ma viene più semplicemente, se vogliamo, realizzata grazie agli induttori.
Il segnale di frequenza, di bassissima potenza, se presente, viene prima amplificato utilizzando un transistor e poi successivamente l'uscita viene ancora amplificata utilizzando l'induttore. L'utilizzo di questo componente circuitale diventa molto più importante quando l'elemento da pilotare sia un trasduttore piezoelettrico.
Questo non dipende principalmente dal suo valore ma, tuttavia, il valore dovrebbe essere il più alto possibile in maniera tale da riprodurre al meglio il tono. Un semplice circuito per il pilotaggio di un trasduttore piezoelettrico è quello riportato nella figura che segue.

qui viene utilizzata una porta logica NAND. Trovano, inoltre, impiego due elementi circuitali discreti dei quali il primo è un condensatore del valore di 10 nF mentre il secondo è un resistore di 33 kOhm.
Per ottenere risultati leggermente diversi sull'amplificazione di circuito può essere configurato come segue

Vale la pena, a questo punto della trattazione, specificare che questo tipo di elementi non prevede soltanto enormi vantaggi ma anche qualche inconveniente. Dal momento che è nessario valutare entrambi questi aspetti, vediamoli di seguito partendo dal fatto che essi risultano essere a basso costo, il che ha (oppure può avere) un impatto anche non irrilevante sull'intero sistema.

Le dimensioni dell'elemento sensibile sono molto contenute e ciò vale anche per il suo peso. Ci è molto facile misurare dimensioni e pertanto è possibile sfruttare l'elevata sensibilità in special modo di alcuni elementi che godono della proprietà di piezoelettricità con costi energetici piuttosto contenuti.
Tra gli svantaggi più significativi è necessario specificare che la loro sensibilità varia in maniera importante (e non necessariamente lineare) con la temperatura. Questo può avere effetti anche invalidanti sul sistema se venissero impiegati in maniera inopportuno. Inoltre, in ambienti umidi è sconsigliabile utilizzare questo tipo di sensori perché sarebbero gravemente affetti da errori.

Le applicazioni

Tutto quello di cui abbiamo parlato fino a questo momento pensiamo possa avervi dato un'idea più o meno chiara sull'argomento. Quello che manca è la destinazione d'uso.

Per che cosa, davvero, vengono utilizzati questi sensori e questi sistemi?

I primi campi che vengono immediatamente in mente sono quelli in qualche modo "classici" ovvero il settore industriale, le applicazioni consumer ed anche il settore scientifico, inteso come applicazioni per la ricerca e lo sviluppo. L'esempio principe è quello dell'accendino. Già, perché gli accendini "che scattano" per effettuare l'accensione, sono basati esattamente su questo tipo di elementi e cristalli.
Per quanto riguarda le applicazioni industriali, la caratteristica di produrre una differenza di potenziale in seguito alla compressione può avere diverse applicazioni, la più comune non si distanzia molto da quello che abbiamo utilizzato come primo esempio ovvero gli accendigas da cucina. In questo caso, il cristallo viene sottoposto ad una pressione manuale, grazie all'utilizzo di un tasto, che deforma lo stesso facendone scoccare una scintilla.

Sempre rimanendo in ambito industriale, altra esigenza comune è quella delle misurazioni meccaniche, per esempio negli strumenti sismici. Ecco, quindi, che elementi elastici possono essere costituiti di materiali piezoelettrici. Qui le vibrazioni meccaniche producono lo spostamento di un ulteriore elemento che prende il nome di "massa sismica". Il fatto che si muova denota la presenza sia di una velocità sia di un'accelerazione di questo stesso elemento. Poiché la massa è collegata all'elemento elastico, la misura risulta piuttosto semplice.

Per quanto riguarda gli elettronici, o gli amanti della sensoristica, gli elementi piezoelettrici possono essere impiegati negli accelerometri al quarzo; si produce in uscita una tensione proporzionale alla deformazione subita dall'elemento elastico.

Altro campo di grande interesse è quello musicale. Abbiamo già fatto menzione dei microfoni e degli altoparlanti ma quello di cui non abbiamo parlato sono i cosiddetti "pick-up piezoelettrici". Si tratta di dispositivi capaci di rilevare il movimento di una corda al fine di generare il segnale elettrico. Il funzionamento è, in realtà, esattamente analogo a quello del microfono: lo spostamento comporta una variazione di pressione e quindi, in realtà, è proprio quest'ultima che impone lo spostamento ed è pertanto questa la variabile che viene effettivamente misurata dopo essere stata opportunamente filtrata ed amplificata. Eventualmente, sul segnale che si è ottenuto da questo processo di "purificazione", viene effettuato un campionamento. Questo, in particolare, è proprio il caso dei telefonini.

Altri strumenti di utilizzo molto comune in cui vengono impiegati materiali piezoelettrici sono gli orologi. Ancora una volta qui il materiale è utilizzato perché piuttosto regolare ed assolutamente precisa la stimolazione che si riesce ad imporre. Ne risulta una precisa l'oscillazione. Il periodo, o la frequenza, del segnale in uscita viene utilizzato come unità base per contare il tempo. Il segnale elettrico viene inviato ad una serie di circuiti che svolgono funzione di "divisori di frequenza". Questo permette di scegliere un segnale di tensione alla frequenza voluta (nel caso degli orologi è piuttosto elevata, essendo pari a 32.768 cicli al secondo). Il segnale elettrico, una volta ridotto, viene inviato ad un contatore grazie al quale è possibile misurare l'intervallo di tempo trascorso tra due eventi.

Esistono poi una serie di applicazioni in campo medico e biomedicale come le sonde ecografiche, la piezo-chirurgia.

L'impiego nelle rinnovabili

Un capitolo quasi a se stante nello studio di questa materia è costituito dall'impiego di questo tipo di sensori nell'ambito delle energie rinnovabili.

Si va dall'utilizzo all'interno dei pavimenti delle strade fino alle foglie artificiali.

Rispetto ad altre forme di energie "alternative", questa è certamente meno nota ma incarna perfettamente lo spirito per via del fatto che cerca di integrarsi all'interno di un ambiente preesistente senza modificarlo in maniera eccessiva e traendone il massimo beneficio possibile. Immaginate che cosa vorrebbe dire introdurre delle reti di sensori all'interno di una foresta in una zona molto ventosa, magari direttamente limitrofa al mare, camuffati come foglie finte, magari che rivestano alberi che, a loro volta, mascherano antenne. È ovvio che ne viene fuori un quadro decisamente diverso da quello che siamo abituati a sostenere o a verificare uscendo di casa, ovvero il disboscamento totale per liberare completamente un'area di terreno sulla quale far crescere magari soltanto un traliccio. Questo è un intervento assolutamente tutt'altro che ad impatto zero poiché elimina la fauna e la flora già presenti all'interno della regione e stanziali all'interno della stessa ma anche la possibilità, per esempio, di stormi di uccelli che passando possano decidere di fermarsi garantendo, magari, una ricchezza che quella regione non avrà più.

Esistono, e sono stati già realizzati, dei progetti che provano a rendere queste straordinarie prospettive reali e concrete. Tipicamente gli esperimenti di questo tipo, così avveniristici (almeno per noi in Italia), hanno luogo in città grandi con una mentalità aperta. Grandi centri multiculturali e sicuramente disponibili al cambiamento. Le stazioni metropolitane di Londra e Tokyo vedono i loro pavimenti già adeguati a questa tecnologia.

D'altronde, è ovvio: la rete metropolitana della quale dispone la città di Londra è certamente un complesso sistema organizzato che prevede migliaia di coppie di piedi che al giorno lo calpestano per andare più o meno dovunque.

Lì la metropolitana è un fatto culturale, da noi siamo ancora vincolati al concetto che bisogna muoversi con un'automobile, possibilmente la propria.

Abbiamo nominato Tokyo per il semplice motivo che anche questa città partecipa alla sperimentazione che, ormai, è diventata una realtà concreta piuttosto che una prospettiva per il futuro.

Ma spostiamoci ancora ed andiamo a dare uno sguardo a quello che succede a Rotterdam con “l’eco-discoteca”. Qui, per l'appunto, è stato progettato e realizzato il primo progetto di "discoteca sostenibile" in cui la richiesta energetica viene soddisfatta completamente dalle sollecitazioni compiute dalle persone che sono sulla pista. Con lo stesso principio di quello che accade nelle metropolitane, il pavimento è perfettamente in grado di trasformare le scatenate serate di chi vuole andasse divertire in una fonte inesauribile di energia. "And the beat goes on."

Senza contare, poi, che questo tipo di sollecitazioni può essere utilizzato con grande successo quando si dovesse pensare al traffico veicolare, magari, e soprattutto, su strade ad altissima densità di scorrimento. In Italia il territorio nazionale è percorso in lungo e in largo da strade di grande portata. Anche i ponti potrebbero essere sfruttati in questo modo. In Israele è, infatti, allo studio l'idea di dotare tutte le strade di speciali manti integrati con cristalli elettrici. La sperimentazione su un breve tratto è il punto di partenza semplice per verificare non soltanto le prestazioni ma anche l'impatto economico dell'intero progetto. C'è da scommettere, però, che sarà un gran successo.

Per essere ancora più "green" è possibile pensare al progetto Solar Ivy, l’edera piezoelettrica e fotovoltaica. L'integrazione di queste due tecnologie ha dato vita ad un nuovo sistema di produzione dell'energia sostenibile. Un dispositivo che si occupa esclusivamente di design ecocompatibile.

Una delle problematiche che riguarda i pannelli fotovoltaici è quella di riuscire ad equilibrare gli aspetti tecnici con quelli estetici del pannello, che certamente non passa inosservato. Ecco per quali motivi è possibile pensare al mascheramento di struttura utilizzando elementi distinti che siano architettonicamente validi per gli edifici esistenti o di progetto per quelli che invece sono di là da venire.

La risposta è costituita da singole foglie in silicio amorfo depositato su un film che consente di avere un basso costo di produzione (per via del fatto che le forme cristalline del silicio sono più costose da realizzare). I numeri parlano di un costo per ciascuna singola foglia in silicio di circa € 16 con una resa di circa 0.75 Watt. Ovviamente l'efficienza del progetto è tutta da dimostrare ma lo studio non si è certamente fermato.

Salutandovi

L'argomento di quest'oggi è davvero sconfinato. Le sue applicazioni sono innumerevoli e quelle che avete visto sono soltanto una piccola parte dell'intero panorama. Alla prossima.

Bibliografia

Piezoelettricità 1

Piezoelettricità 2

Materiali piezoelettrici 1

Materiali piezoelettrici 2

Accelerometri piezoelettrici

Ceramici piezoelettrici e loro applicazioni

 

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7 Comments

  1. Giorgio B. Giorgio B. 3 settembre 2013
  2. Emanuele Emanuele 3 settembre 2013
  3. alex272 alex272 3 settembre 2013
  4. Emanuele Emanuele 3 settembre 2013
  5. delfino_curioso delfino_curioso 4 settembre 2013
  6. avalle 5 settembre 2013
  7. Emanuele Emanuele 13 settembre 2013

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