FOTOVOLTAICO IN ITALIA: il perché del declino

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Non molto tempo fa abbiamo concluso il nostro mini corso dal titolo "Guida al Fotovoltaico". Abbiamo trattato diversi aspetti, dai dispositivi componenti fino alla progettazione. Continuiamo ora a parlare di questi impianti per vedere come viene trattato qui da noi. In Italia, infatti, il fotovoltaico, inteso come incentivazione della produzione, ha avuto una vita breve e travagliatissima specie perchè è stato "fatto all'italiana". Scopriamone le cause e soprattutto vediamo se e quanto sia ancora conveniente realizzare il proprio impianto.

Inizio 2010

Il mio approccio al mondo del fotovoltaico è stato graduale e caratterizzato fondamentalmente da aspetti tecnici poiché impiegato nel settore ricerca e sviluppo in una società che sviluppava inverter anche per uso fotovoltaico. Dopo tre anni decisi di lasciare quella società per una nuova realtà, sempre nel settore energie rinnovabili ma prevalentemente tecnico/commerciale. Eravamo nel 2010 ed il fotovoltaico in Italia era in piena espansione con un conto energia che premiava chi realizzava il proprio impianto anche se i costi erano nettamente più elevati rispetto a quelli a cui oggi siamo abituati. In realtà il componente che ha contribuito notevolmente all’abbattimento dei costi dell’impianto è stato il pannello fotovoltaico. Nel 2010 il prezzo medio di acquisto, per il distributore, per un pannello di media gamma era di 1,50€/W. Considerando che i pannelli in quel periodo avevano una potenza media di 225W la realizzazione di un impianto da 3kW richiedeva 13 pannelli per una potenza totale di 2925W ed un costo (al distributore) di € 4387,50.

                              1.50 x 13 x 225 = 4387,50

Purtroppo in quel periodo, a causa degli elevati prezzi e delle tariffe incentivanti sensibilmente più basse rispetto a quelle del precedente conto energia, non tutti potettero cogliere il potenziale vantaggio che poteva derivare dalle tariffe incentivanti, purtroppo, ancora relativamente elevate. Inoltre il finanziamento di simili progetti da parte di banche o finanziarie non era ancora sviluppato e molti non intraprendevano la spesa. Infatti parliamo di costi di installazione al kW chiavi in mano che superavano i duemila euro.

 

Se da un lato l’utenza domestica faticava relativamente nella realizzazione di impianti, i grandi impianti a terra proliferavano spinti da importanti enti italiani ma soprattutto esteri. Come spesso accade nel nostro paese infatti, noi italiani arriviamo quando la musica è finita. A parte alcune realtà, il nostro registro grandi impianti fu letteralmente invaso da capitali esteri con l’arrivo addirittura di capitali turchi. Morale della favola: impianti in Italia ma incentivi all’estero.

 

La fine del Terzo Conto Energia

Per questo motivo il tanto atteso “Terzo conto energia”, entrato in vigore nell’agosto del 2010,  che avrebbe dovuto dare stabilità al settore per almeno tre anni e che aveva dato un grande impulso a tutto il settore fu rapidamente sostituito con il “Quarto conto energia” di cui si iniziò a parlare già a fine 2010 e che entrò in vigore nel maggio 2011. Questo continuo variare delle normative fu deleterio per un settore ancora in crescita e senza valide fondamenta. Il risultato fu un totale blocco del mercato in attesa della definizione di alcuni nuovi parametri introdotti con il nuovo “Quarto conto energia”. In particolare, per fronteggiare l’inarrestabile avanzata dei produttori cinesi, si pensò bene di introdurre un premio del 10% sulla tariffa incentivante a patto che almeno il 60% dei componenti dell’impianto, manodopera esclusa, fosse prodotta all’interno dell’Unione Europea. Qui si aprirono enormi punti di domanda in quanto definire questo 60% non era semplice. Anche se i pannelli erano prodotti in Cina, molti asserivano che contenevano celle prodotte in Germania, ed essendo il costo della cella quello più importante, permettevano di accedere al 10% incentivante. Si ebbe una chiara fotografia della situazione proprio al Solar-Expo di Verona 2011, uno degli avvenimenti più importanti a livello europeo, se non mondiale. La crisi e l’immobilità del settore era chiaramente rappresentata dal fatto che i visitatori erano li per prendere d’assalto lo stand del GSE per cercare di avere informazioni sul “Quarto conto energia” e se in una fiera simile, lo stand più visitato è quello del GSE, chiaramente nel settore c’è qualcosa che non funziona. Ricordo perfettamente le strane sensazioni di quei giorni quando, da distributore, mi confrontavo con i vari produttori del settore e tutti insieme non potevamo fare altro che constatare la grave situazione di crisi causata dalle lacune del nuovo conto energia. Intanto il brusco blocco del settore causò uno strano fenomeno nei porti italiani. Infatti tonnellate di container pieni di pannelli cinesi iniziarono ad accumularsi ed il parcheggio portuale ha costi elevatissimi. Per questo motivo e per combattere l’incentivo al prodotto europeo, i produttori cinesi iniziarono a tagliare di netto il prezzo dei loro moduli. La filosofia adottata fu vincente in quanto anche se il prodotto era cinese, l’abbassamento del costo era tale da indurre il cliente al seguente ragionamento : meglio guadagnare 1000€ in più diluiti in 20 anni (50€ all’anno, poco più di 4€ al mese…) oppure risparmiare 800€ oggi? Naturalmente in molti hanno preferito risparmiare un bel gruzzolo oggi considerando soprattutto il fatto che non era ancora affatto chiaro come riconoscere il 60% prodotto in Europa. Per questo motivo furono convocate addirittura le associazioni di categoria, come ad esempio il GIFI (Gruppo Imprese Fotovoltaiche Italiane) per aiutare a definire le linee guida per l’approvazione degli impianti meritevoli dell’incentivo maggiorato del 10%. Ormai però i cinesi avevano fatto la loro mossa che risultava più vantaggiosa rispetto all’incentivo maggiorato. Per i produttori europei non restò altro da fare che tentare di adeguarsi ai nuovi prezzi causando in molti casi il fallimento di interi colossi del settore. In questo caso la volontà di applicare una legge protezionistica, in maniera grossolana e goffa ha causato enormi danni al settore bloccando un intero paese e danni a diverse economie.

 

Un aspetto da non sottovalutare è la qualità del prodotti extra europeo. Se infatti molte volte il prodotto cinese viene accreditato di scarsa qualità (cosa non sempre vera) il prodotto Coreano e soprattutto Taiwanese è nella maggior parte di casi di ottima qualità. Ho avuto più volte modo di confrontare prodotti di Taiwan con prodotti italiani o europei e sia come caratteristiche tecniche che costruttive il taiwanese era migliore.

 

Grazie al “Quarto conto energia” il prezzo a watt dei moduli è sceso in maniera vertiginosa fino anche a 0,40€/W (e oltre). Anche il prezzo della manodopera è sceso tantissimo, quello degli inverter ha subito lievi ritocchi verso il basso mentre le strutture di fissaggio ed accessori non hanno subito praticamente variazioni di costo. Oggi è possibile avere il proprio impianto a 1200 / 1300€kW.

 

L'arrivo del Quinto Conto...

Ulteriore crisi al settore è stata data con il “Quinto conto energia” del luglio 2012 che cambia ulteriormente le modalità di incentivazione e porta con se la nuova normativa CEI 0-21 che ridefinisce le norme per l’allaccio in rete e per la gestione delle smart-grid. Come sempre, nel nostro paese, le norme vengono pianificate ma non definite del tutto ed al momento dell’entrata in vigore della nuova normativa CEI 0-21, per esempio, i protocolli di comunicazione per il controllo degli inverter da remoto non erano stati ancora nemmeno abbozzati ed ai produttori di inverter vennero date delle semplici linee guida sull’hardware. Molti produttori corsero ai ripari con patch ed aggiornamenti firmware dei propri inverter mentre alcuni modelli non aggiornabili non erano più compliant con la normativa e quindi non allacciabili. Grazie a questa nuova normativa vennero colpiti molti distributori che avendo provviste (di inverter) a magazzino si ritrovarono con molte macchine non più vendibili. Io stesso ho dovuto fronteggiare una simile situazione e posso garantirvi che non è affatto facile se non si ha l’appoggio e la collaborazione dei produttori.

 

Cosa fare oggi?

Ormai il “Quinto conto energia” è scaduto ufficialmente sabato 6 luglio alle ore 24 e l’unica strada percorribile per la realizzazione di un proprio impianto fotovoltaico è lo sgravio fiscale. Infatti in questo modo si può risparmiare il 50% del costo avendo un impianto in tempi rapidi non legato alla burocrazia del GSE per l’incentivazione ma solo all’allaccio in rete ed alle normative locali in materia di urbanistica. Purtroppo questi sgravi avranno termine il 31 dicembre ma soprattutto realizzare un impianto in questo modo implica il cambiare stile di vita pena l’inutilità della spesa affrontata. Infatti con questa tipologia di impianto abbiamo un reale beneficio sulla bolletta solamente se consumiamo l’energia prodotta senza prelevarne dalla rete, quindi è più corretto dire che dobbiamo consumare quanto il nostro impianto produce.

Il tutto assume i toni grotteschi di una giungla: non vi è calcolo (differenza) tra immissione e consumo (in loco), non alcuna tariffa incentivante; ci siete solamente voi, i vostri consumi ed il vostro impianto. Per poter trarre effettivamente beneficio da un impianto così configurato, quindi, è necessario concentrare i consumi durante il giorno puntando al consumo di ciò che viene prodotto. Questo è utile per non prelevare dalla rete elettrica. Tuttavia questo richiede anche che la propria utenza sia vissuta durante il giorno e ciò, troppo spesso, non è compatibile con i ritmi di vita di professionisti, freelance, manager ed impiegati statali (per fare alcuni esempi) che, proprio durante il giorno, sono prevalentemente impegnati sul luogo di lavoro. Pertanto, la realizzazione di un simile impianto va ponderata bene per non rischiare di sprecare denaro invece di risparmiarne.

 

Questo fa riflettere!

Quello che appare chiaro in tutto questo è che in Italia il fotovoltaico, iniziato con le prime incentivazioni nel 2005, è stato gestito malissimo partendo da tariffe assurde fino a scomparire in pochi anni. Basta ricordare che con il “Secondo conto energia” si riuscivano a raggiungere incentivi fino a 0,48€/kW, cifre raggiungibili anche nel “Terzo conto energia” da parte degli enti pubblici in quanto  accreditati di incentivi maggiorati. Per questo alcuni consorzi (non farò nomi…) si misero a proporre e realizzare impianti per vari comuni italiani. La formula era la seguente: il consorzio realizza gratuitamente l’impianto per il comune (su scuole, palestre ed addirittura cimiteri) che ne sfrutta la produzione mentre l’incentivo va al consorzio. Ho curato un impianto da 1MW realizzato in questo modo con tariffa incentivante di 0,42€/kW. Considerando che un simile impianto produce oltre 1.248.000kWh/anno che per vent’anni fanno un totale lordo di circa € 9.544.589 considerando una perdita di rendimento di 1% l’anno per arrivare ad un totale di 20% in venti anni. Si!! Sono circa 9,5 milioni di euro ai quali vanno detratti il costo dell’impianto e della manutenzione per un totale di circa 3,5 milioni di euro (abbondiamo). Quindi il guadagno alla fine dell’incentivazione sarà di oltre 6 milioni di euro che direi non sono affatto male.

 

Ho sempre detto di diffidare da chi proponeva l’impianto fotovoltaico domestico come fonte di guadagno poiché in realtà, con gli incentivi, era comunque da considerarsi come una fonte di risparmio. Se avessimo preso esempio dagli altri paesi europei partiti prima di noi avremmo visto che adottare tariffe incentivanti così elevate non aveva senso ed oggi avremmo ancora un “Conto energia” a cui aggrapparci per realizzare il nostro impianto fotovoltaico. Purtroppo però non è così ed oggi realizzare il nostro impianto comporterebbe cambiare le nostre abitudini di vita, qualora fosse possibile.

Però non c’è da disperare perché soluzioni a tutto questo ce ne sono ed avremo modo di discuterne prossimamente.

 

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5 Comments

  1. ombrato 1 settembre 2013
  2. Nicola Fabbri 27 agosto 2013
  3. Piero Boccadoro Piero Boccadoro 27 agosto 2013
  4. Tiziano.Pigliacelli Tiziano.Pigliacelli 12 settembre 2013
  5. Vito Perrino 28 maggio 2016

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