PCB ART: grounding e sfide progettuali

PCB GROUND

Bentornati a PCB ART. Oggi, come accennato ed introdotto la scorsa volta, cercheremo di tessere la tela dei concetti enunciati per completare il quadro generale sull’isolamento. Parleremo nel dettaglio dei percorsi conduttivi e della gestione dei circuiti integrati a segnale misto per arrivare a capire come si può realizzare un buon isolamento. Siete pronti?

Prima di continuare ed andare più sul pratico, vediamo di fare un breve riassunto delle “grandezze” di nostro interesse.

Piano di massa
Un piano di massa lo abbiamo definito come uno strato metallico più o meno grande che ricopra un’area di interesse. È buona norma utilizzarlo per ricoprire tutte le parti della scheda a cui questo serva. Una traccia, o pista, è un pezzo di rame (o facente funzione) che, sulla scheda, connette due componenti, dimostrando di comportarsi come un filo. Tipicamente il piano di massa non viene realizzato su entrambi i lati della scheda ed il lato dei componenti viene tenuto “esposto” alla tensione mentre l’altro a massa. Questo viene totalmente meno quando si parla di schede multi-layer, in cui tale schema non è applicabile allo stesso modo.

Vias dei piani di massa
Se per ciascuno dei lati della scheda esistono piani di massa, è probabile che essi vadano connessi (non così vale per masse analogiche e digitali) e questo si può realizzare mediante l’utilizzo di Vias localizzati in un buon numero di punti della scheda. Se il layout originale non ne contiene, si possono praticare con facilità trapanando la scheda stessa ed utilizzando dei fili per realizzare i collegamenti.

Connettori di massa

Tutti i connettori sulla board devono essere connessi alla massa della scheda. Per far ciò è buona regola utilizzare più di un connettore di massa. È errore comune pensare che un solo connettore di massa sia sufficiente ma niente potrebbe essere più sbagliato di così, dal momento che questo potrebbe causare disadattamento di impedenza e fenomeni oscillatori di qualsiasi genere. Se il disadattamento c’è, allora la corrente scorre attraverso il conduttore non in un unico verso (oscillando, per l’appunto) con le più inimmaginabili, e potenzialmente nefaste, conseguenze per il sistema.

Disaccoppiamento

Tutti i PCB contengono uno o più integrati e ciascuno di essi ha bisogno di essere alimentato. I pin di alimentazione e massa, come stiamo vedendo, permettono di raggiungere lo scopo ma la domanda, come avrete capito, è “come” si collegano. E che cosa succede se lo facciamo male. Bene, i segnali possono accoppiarsi, come già abbiam detto, e questo significa che potrebbe rendersi necessario utilizzare dei condensatori di disaccoppiamento che eliminino le componenti indesiderate, un po’ come accade tra stadi negli amplificatori. Lo scopo dei condensatori è quello di smorzare queste oscillazioni sulla tensione diretta al circuito integrato. Altra ragione per il suo impiego è realizzare una connessione diretta a massa.

Mettiamo le idee insieme

Se tutto quello che abbiamo detto finora è chiaro, possiamo cercare di mettere insieme tutte queste nozioni per lavorare seriamente su come mettere a massa circuiti integrati che lavorano con segnali misti. Prima di tutto, comunque, il risultato che è necessario portare a casa è assicurarsi che le correnti, come i segnali, sia digitali sia analogici, non vengano a condividere alcuna porzione del loro percorso di ritorno.
Per il momento è importante focalizzarsi sul fatto che l’obiettivo principale è quello di minimizzare la vicinanza dei percorsi di ritorno delle correnti sia per i segnali digitali sia per quelli analogici. Se riusciamo a fare questo, dal circuito saranno eliminate tutte le principali problematiche che si verificano se i segnali digitali “sporchi” corrompono quelli analogici.
Una soluzione logica da adottare è quella di tagliare il piano di massa dividendo nettamente la sezione digitale da quella analogica. In realtà, è logico pensare che sia meglio, e più semplice, realizzare piani di massa diversificati invece che dividerli o individuarne sezioni.
Come vedremo, se distribuiamo tutti i componenti in maniera adeguata, e seguiamo attentamente queste piccole, brevi e semplici direttive di buona progettazione, riusciremo a non avere alcun tipo di problematica sulle prestazioni.

Per ora, accontentiamoci di tagliare il piano di massa

Vedremo, adesso, che cosa succede considerando un ADC qualsiasi. Partiamo dal presupposto di considerare soltanto i pin di power e ground dell’integrato. Di solito, in generale, così come riportato nella figura che segue, viene semplicemente specificato se stiamo parlando di pin analogici oppure digitali. Questo perché la loro funzione specifica, in realtà, dal punto di vista della label, non è molto importante.

Un pin analogico potrebbe essere uno qualunque tra quelli adibiti ad operazioni di input ed altrettanto si può dire per quelli di output. Un pin digitale, invece, potrebbe essere parte di un’interfaccia seriale (o parallelo), un pin di controllo oppure ancora un chip select. Tutto questo, dal punto di vista della nostra analisi non è affatto più influente adesso.

Quello che, invece, è piuttosto importante notare è che i pin digitali sono tipicamente contigui così come accade tra i pin analogici con quelli di massa, sia analogici sia digitali. Questo non è così raro come si potrebbe pensare perché tutti coloro che progettano gli integrati devono riuscire a mantenere “insieme” tutte le grandezze che, per qualche ragione, risultino essere simili. Nell’esempio portato, inoltre, ci sono ben due diversi pin di massa digitale. Talvolta questo si rende necessario per fare in modo che le correnti di massa all’interno dell’integrato non causino errori. Ciò non di meno, questo potrebbe dar luogo a diverse problematiche non soltanto di corruzione del segnale ma proprio di danneggiamento dell’integrato stesso.

Dal momento che i pin analogici e digitali vengono raccolti in un’unica “porzione” del package e, quindi, della piedinatura dell’integrato, resta piuttosto semplice decidere dove andare ad inserire il piano di massa.

Con la figura che segue vediamo proprio questo, ovvero come viene “disegnato” il piano di massa con una pista che si porta in maniera adiacente ai pin di massa sia analogica sia digitale.

Generalmente quando una traccia sul piano di massa viene utilizzata, come in questo modo, il progettista cerca di posizionare tutti i componenti digitali su un unico lato, tenendoli insieme. Altrettanto verrà fatto con quelli analogici dall’altro lato. In questa maniera quello che si cerca di fare è mantenere i pin di massa connessi alla corretta “porzione” del piano. Sarà importante tenere a mente questo “escamotage” specie in relazione al nostro particolare ADC.

Supponendo, adesso, di aver fatto un buon lavoro in questo caso, e che tutti i componenti digitali siano completamente localizzati nella parte digitale del piano di massa ed altrettanto siano quelli analogici, non abbiamo comunque ancora finito perché dobbiamo capire cosa fare per tutte le tracce di segnale vero e proprio. Quindi, adesso, ci dovremo occupare del…

Routing dei segnali

Iniziamo, quindi portando un segnale digitale dal pin D1 verso un integrato qualunque. La traccia, come suggerito dalla fase precedente, trasporta un segnale digitale quindi sarebbe bene che non viaggiasse nella porzione che abbiamo dedicato alla sezione analogica del circuito, questo se vogliamo evitare tutti quei problemi di cui abbiamo parlato in precedenza.
Questa traccia è un classico esempio di errore che molti potranno notare. Il segnale analogico, qualunque esso sia, rischia di essere contaminato da questa semplice pista.

Dando uno sguardo alla prossima figura, comunque, tutto questo sarà ancora più chiaro.

Qui possiamo vedere il percorso di ritorno di massa di una traccia del segnale digitale realizzata in maniera errata. Quello che vedete in arancione è come questo percorso segua la traccia del segnale fino a quando essa non incontra il taglio. In quel momento, la traccia può soltanto tornare indietro per attraversare il “taglio”. Di conseguenza non abbiamo soltanto la corrente digitale, con il suo contenuto in alta frequenza che scorre attraverso la massa della circuiteria analogica (cosa che, di per sé, sarebbe già da evitare), ma abbiamo anche creato due distinti anelli che fungono da antenna che certamente irradieranno questi segnali.

Per questo motivo il metodo rischia di essere non soltanto non efficace ma anche controproducente; noi dobbiamo garantire che le due sezioni del circuito siano isolate.
C’è da chiedersi, comunque, che cosa accada quando questo, o meglio questi, requisiti vengano rispettati. La prossima figura prova a mostrarcelo: tutte le tracce di segnale vengono condotte senza attraversare la sezione di taglio. Le correnti di ritorno fluiscono attraverso le tracce, minimizzando proprio quegli effetti di anello di cui abbiamo parlato; l’unica cosa che separa le tracce di segnale dal piano di massa è lo spessore della scheda stampata.

Guardando questa figura, nonché le correnti dimostrate all’interno delle tracce, nessuna di queste ha la necessità di provare a “saltare il fosso” (taglio). Questo perché abbiamo fatto attenzione a posizionare i componenti in maniera tale da curare le connessioni che avremmo comunque necessità di realizzare con tutta l’altra circuiteria (analogica e digitale). Abbiamo, inoltre, portato tutte le tracce a mantenersi nella loro area di pertinenza.

Una scheda con un singolo piano di massa, diviso in sezione analogica e digitale, all’interno della quale il routing è stato fatto in maniera scrupolosa può certamente essere la soluzione migliore. I problemi di layout, ma anche di interferenze, possono essere risolti efficacemente.

Molti produttori di convertitori da un lato suggeriscono che dividere il piano di massa non sia una cattiva idea ma dall’altro indicano sulla loro documentazione “AGND” e “DGND” come due pin separati e distinti. Tutti noi sappiamo che sono masse analogiche e digitali e non è un caso che vengano indicate diversamente. Tipicamente troverete scritto che i due “devono essere connessi esternamente allo stesso piano di massa a bassa impedenza e con una connessione il più corta possibile.” e fin qui è ovvio; si suggerisce spesso anche che “qualsiasi impedenza esterna ulteriore nella connessione al pin digitale potrebbe comportare accoppiamento e rumore in ingresso all’integrato“. Il consiglio, di solito, è quello di connettere tutti e due i piedini alla massa analogica. Questo suggerimento potrebbe, però, creare ulteriori problemi e pertanto un modo migliore per riuscire comunque connettere i due pin insieme ma senza avere problemi è utilizzare un unico piano di massa.E come la mettiamo con la potenza?

Abbiamo deciso di eliminare i tagli al piano di massa come tecnica perché non ci sono correnti di ritorno che hanno la necessità di effettuare quel salto di cui parlavamo prima. Tuttavia abbiamo la necessità di considerare come risolvere il problema delle connessioni per l’alimentazione qualora sia la parte analogica sia la parte digitale del circuito vengano alimentati dalla stessa alimentazione. In questo caso, sia la sorgente sia il suo terminale di ritorno devono essere sullo stesso lato del taglio. In questo caso, tutte le correnti di ritorno in continua dall’altro lato del taglio devono seguire un percorso diverso da quello diretto verso la connessione di ritorno all’alimentazione. Questo, sostanzialmente, rende il loro percorso più lungo e la resistenza che incontrano nel loro cammino più grande. Conseguentemente, la tensione che si viene a creare sarà più grande (in modulo).
Questo layout non è un problema dal punto di vista delle correnti di massa nei punti in cui abbiamo i pin di alimentazione del’ADC. Il fatto è che queste correnti provengono da massa mentre le correnti che vanno da questi pin verso altri componenti devono necessariamente essere guidate in altro modo.

Nella prossima figura

viene mostrato proprio questo tipo di piste e come vengano guidate le correnti di massa in continua.

Poichè sulla necessità di tagliare il piano di massa esistono dubbi E scuole di pensiero, soffermiamoci un attimo su questo.
Abbiamo detto che i piani di massa sono dotati di grandi valori di capacità (con i piani adiacenti), permettono una migliore dissipazione del calore e riducono l’induttanza (di terra).
Tuttavia resta di grande interesse la questione della capacità parassita (stray) che si viene a creare. Questa capacità torna particolarmente utile per i segnali di alimentazione (power lines) ma sul segnale è potenzialmente pericolosa.
Nella buona pratica, in alcuni tutorial e parlando con alcuni del settore, potrete trovare diversi suggerimenti riguardo al modo in cui posizionare i piani di massa. Come abbiamo visto, essi

  • vanno tenuti al di “sotto” delle linee di alimentazione;
  • vanno posizionati lontano dalle linee di segnale;
  • vanno accompagnati dall’uso di anelli di guardia;
  • non vanno mai interrotti.

E su quest’ultimo suggerimento, in particolare, non ci troviamo! Come dobbiamo interpretare questa idea? Questo “tip” è giusto o sbagliato? Molti sono dell’idea che il “cutting” del piano di ground sia sbagliato ogni qual volta ci troviamo di fronte a linee di segnale ad alta velocità. Questo perchè i condensatoristray” non hanno una grande influenza su questo tipo di segnali ma creano problemi quando finiscono per costituire filtri parassiti all’ingresso, ad esempio, di un OPAMP.
Una delle soluzioni raccomandate è utilizzare le cosiddette “microstrip”, ovvero segnali guidati tramite tracce poste immediatamente al di sopra del piano di massa. Perchè? Semplice: la corrente tende a seguire il solito percorso a più bassa impedenza. Vedete bene come questo concetto, apparentemente banale, continua a seguirci passo passo in ogni considerazione. Tenendo, però, questo fenomeno in giusta considerazione, rendiamo minima la dimensione del loop e quindi l’EMI irradiata. L’apparente incongruenza può essere, quindi, risolta in questo modo.

Eliminiamo il taglio

Lo abbiamo annunciato: questo metodo non piace. Se eliminiamo, adesso, il taglio, le correnti in continua possono fluire in maniera diretta incontrando anche una più bassa resistenza e, quindi, determinando la più bassa caduta di potenziale. Vediamolo meglio con la prossima figura, in cui il taglio viene effettivamente rimosso.

La stessa “trovata” potrebbe essere applicata in situazioni in cui ci siano rail multipli piuttosto che un’unica alimentazione.

Le tensioni di rumore sui piani di massa analogici dovrebbero essere le più piccole possibile ed in particolare molto più piccole del più piccolo segnale analogico di nostro interesse, ovvero non confrontabili con la risoluzione. Per valutare se il convertitore abbia come risoluzione, e quindi come LSB, un valore più piccolo della tensione di rumore, dovremo tener conto del numero di bit di cui è dotato. È evidente che più piccola è la tensione di “riferimento” e maggiore sarà il numero di bit, più piccolo risulterà essere il più piccolo segnale risolto. Lo vediamo in una tabella riassuntiva che certamente lo spiega in maniera molto rapida.

Numero di bit Risoluzione (LSB)
8 4 mV
10 1 mV
12 240 μV
14 60 μV
16 15 μV
20 1 μV
24 0.06 μV

Utilizzare un unico piano di massa, configurato così come ne abbiamo discusso in precedenza, è spesso utile quando i convertitori hanno un numero di bit piccolo. Man mano che questo cresce i convertitori avranno risoluzioni dell’ordine dei μV, se non di meno. Pertanto potrebbe essere necessario dividere la scheda in regioni di massa analogica e digitale separate ciascuna delle quali sia connessa al piano di massa digitale al di sotto di ciascun convertitore.
Questa soluzione risulterà utile per eliminare ancora meglio eventuali componenti di rumore, pur mantenendo un singolo piano per l’intero sistema.

Le sfide che abbiamo davanti

I problemi con queste divisioni, le sezioni che abbiamo realizzato sinora nei piani di massa, diventano molto più evidenti quando consideriamo il progetto, di più circuiti integrati che richiedono masse digitali ed analogiche. Questo l’abbiamo detto più volte finora ma è arrivato il momento di argomentarlo.

Supponiamo di avere due convertitori analogico-digitale perfettamente identici l’uno all’altro ed anche uguali a quello di cui abbiamo parlato finora. Con la prossima figura, infatti, vediamo la loro configurazione e come non sia effettivamente possibile ottenere un singolo, solo, unico punto di massa. Questo dipende dal fatto che i due integrati dimostrano di avere lo stesso pinout e questo vuol dire che dobbiamo trovare un modo di renderli “compatibili” con le considerazioni fatte.

La reazione immediata sarebbe quella di ribaltare il secondo, ottenendo una simmetria speculare che renda contigue le regioni da connettere a massa. Tuttavia, questa non sarebbe affatto una cosa possibile quindi la migliore operazione da fare sull’integrato sarebbe ruotarlo di 180°. La sezione digitale dell’integrato ruotato, infatti, sarebbe più in alto mentre noi vorremmo che fosse in basso. In questa parte, infatti, c’è la sezione analogica è quindi evidente che non abbiamo ottenuto il risultato che volevamo.
Se provassimo comunque a lavorare con un circuito con questa modifica avremmo delle tracce che semplicemente si ingarbuglierebbero senza alcun criterio.
Dobbiamo farci venire un’altra idea perché se anche questa configurazione dovesse funzionare, certamente non sarebbe stato fatto un bel progetto.

Fortunatamente possiamo riuscire ad applicare lo stesso principio di isolamento usato per un singolo circuito integrato a segnale misto. Immaginiamo che quei tagli ci siano, o magari potremmo semplicemente inserirli in maniera temporanea (per poi rimuoverli). Dopo aver fatto questo, possiamo posizionare i componenti e realizzare il routing in modo tale da non avere “salti” del taglio. Potremmo anche aver bisogno di far sì che le tracce analogiche del primo integrato si “dividano” il piano di massa con quelle del secondo.
Questo, generalmente, è facile da fare perché naturalmente avremo l’impulso di posizionare i componenti, di ciascun integrato, il più vicino possibile tra loro.

La figura che abbiamo appena visto ci mostra schematicamente cosa potremmo realizzare facendolo. Così come, nell’esempio del singolo circuito integrato a segnale misto, nessuna delle correnti “desidererà” saltare quell’interruzione. Ecco perchè, se l’abbiamo messa perché avevamo problemi ad immaginarcela, essa può essere eliminata.

Lo stesso modo di pensare può essere esteso a situazioni più complesse o “popolate”. In generale, però, possiamo dire che è una buona idea cercare di capire dove la corrente scorrerà per ciascuno dei segnali coinvolti in modo tale da non avere interruzioni o corruzioni di segnale.
Pensare in questo modo è sufficiente per risolvere la maggior parte dei problemi.

Tuttavia, a volte servirebbero

Esistono situazioni pratiche in cui avere vincoli meccanici, quindi fisici, così come accade con la posizione desiderata per un connettore, rende difficile mantenere il flusso di corrente, specialmente quando siamo a bassa frequenza oppure in continua, lontano dai circuiti che vogliamo proteggere da interferenze. In questi casi dobbiamo decidere in maniera molto accorta dove posizionare i piani di massa.

La necessità di evitare queste complicazioni è un’ottima motivazione per considerare seriamente l’utilizzo di vincoli meccanici (o connettori) insieme con il piazzamento dei componenti su PCB. Se i connettori vengono posizionati con maggiore attenzione al layout ed alla “resa finale” del circuito, il risultato potrebbe essere più semplice da raggiungere, più pulito da vedersi e, in definitiva, più corretto.

Anche quando dovessimo essere molto attenti nel considerare le interazioni tra i nostri vincoli meccanici ed il flusso di segnale, potrebbe sempre facilmente verificarsi una situazione in cui siano requisiti esterni a costringerci a mettere, per esempio, delle interfacce in posizioni che rendono difficile impedire alle correnti di seguire percorsi preferenziali ed, in definitiva, andare dove preferiscono.

Questa figura ci aiuta a dare uno sguardo proprio a questa situazione. Anche quando abbiamo fatto un ottimo lavoro nel posizionamento dei regolatori di potenza, in modo che segnali analogici e digitali, anche ad alta frequenza, nei percorsi di ritorno non seguano strade simili, comunque, c’è da tenere a mente che le correnti in continua ed a bassa frequenza torneranno tutte alla massa di segnale, che è nell’angolo in basso a sinistra, e vi si può arrivare seguendo il percorso a più bassa impedenza: una linea dritta.

Il risultato è che correnti di grande intensità in continua (e a bassa frequenza) dalla regione in basso a destra della sezione digitale correranno dritte verso la circuiteria analogica che si occupa del sensing. Potremmo certamente porre rimedio a questo problema interrompendo quella regione con un taglio tra sezione analogica e digitale, realizzando, in pratica, un confine.

Tuttavia, cercheremo di evitare questa strada perché il routing dei segnali attraverso questa regione potrebbe allungare le piste e rendere, in definitiva, i segnali più lenti. E questo perché il routing diventerebbe, nei fatti, “indiretto”, il che, come sappiamo, non è mai una buona scelta.

Un’altra idea potrebbe essere quella di piazzare un taglio verticale tra la parte analogica, sezione di circuiteria, e quella, sempre analogica, dei regolatori. Questo isolerebbe la parte analogica dei segnali digitali. In definitiva si tratterebbe di realizzare quello che viene mostrato in questa figura.

Il percorso, in continua, che dimostra di avere più bassa impedenza e che va dalla regione di circuiteria digitale verso il power source ground non è più una linea dritta, non è più a più bassa impedenza. Si tratta, invece, di un percorso che passa attraverso il taglio, quindi bypassando la circuiteria analogica. Questa potrebbe essere una soluzione piuttosto interessante.

In alcuni casi, come vediamo con l’ultima figura, i regolatori analogici sono sensibili a basse componenti di rumore necessarie perché avvengano le operazioni di tutta la sezione analogica.

Una soluzione diversa può essere proprio quella mostrata in figura. Il concetto è lo stesso della precedente ma questa volta i regolatori analogici sono localizzati nella stessa regione del resto della parte analogica del circuito.

Talvolta potrebbero esserci dei regolatori switching rumorosi che sono seguiti da apparati di filtraggio a basso rumore. Una maniera simile di vedere le cose è quella di decidere dove posizionare questi regolatori tenendo sempre a mente il flusso di corrente ma limitando l’esposizione dell’intero sistema a queste componenti di rumore.

Un’altra situazione che si deve necessariamente tenere a mente perché la si incontra sempre più frequentemente, è l’integrità dei segnali quando la frequenza diventa alta. Man mano che la frequenza si innalza, infatti, e si tende ai GHz, possiamo vedersi manifestare quei fenomeni di interferenza di cui parlavamo. Si tratta del crosstalk, del quale avevamo accennato all’inizio della scorsa puntata e che ora è bene riprendere in considerazione per non sottovalutarlo.
Fisicamente quello che accade è che una parte della potenza che transita in una linea di trasmissione viene trasferita ad un’altra adiacente, oppure a più di un’altra, facendo necessariamente calare il rapporto segnale rumore (SNR) della linea nella quale la traccia sta transitando.

Ovviamente, però, questo si verifica anche nelle tracce adiacenti e che sono soggette all’interferenza; esse infatti vedono il loro contributo di potenza aumentare ma quello di segnale diminuire drasticamente (il che implica che l’SNR peggiora).

Questo rende il tutto molto più complicato.
Come abbiamo imparato in precedenza, però, nel caso più semplice di una singola traccia che si muova su un piano di massa, la corrente di ritorno non viene contenuta all’interno dell’aria che si trova direttamente sotto la traccia di segnale ma è molto più “diffusa”.
È facile verificare quanto vicino dovranno trovarsi le tracce parallele per verificare l’insorgenza del problema. Man mano che la frequenza aumenta e le tracce (dimensionalmente) cominciano a diventare comparabili con la lunghezza d’onda i segnali diventeranno molto più facilmente “corruttibili”.

Teniamo d’occhio la corrente

Molti problemi che insorgono nel progetto di sistemi a segnale misto su PCB sono dovuti proprio ad impreviste ed indesiderate tracce di segnale.
Tali problematiche, pertanto, possono anche essere evitate seguendo il consiglio che dà il titolo a questo paragrafo: bisogna stare molto attenti a che cosa fa la corrente, come si muove e quali sono i percorsi che, anche senza volerlo, noi stessi lasciamo che segua.
Le componenti continue, ed a bassa frequenza, preferiranno percorsi in linea retta, che dimostrano di avere più bassa resistenza tra carico e sorgente.
Quando la frequenza è alta, i segnali cercano il percorso a minore impedenza (ovvero entrano in gioco le componenti reattive!).

A frequenze intermedie entrambe le possibilità sono probabili.

L’idea di utilizzare delle divisioni, dei setti, dei partizionamenti per evitare le interazioni tra sezioni diverse del circuito, oppure tra integrati, non è sempre necessaria anzi talvolta può essere controproducente. È molto meglio, se possibile, posizionare i componenti in maniera intelligente, cercando di stare attenti a tutte le problematiche di cui abbiamo accennato fino a questo momento. Tuttavia, a volte tagliare il piano di massa è necessario perché non abbiamo sempre tanta libertà nel fare le scelte di cui abbiamo visto i dettagli fino a questo momento, incluso “dove” posizionare i componenti.

Insomma, talvolta agli elettroni sarebbe il caso di mettere il sale sulla coda ma basta un po’ d’attenzione per evitare grandi problemi.

 

Riferimenti Bibliografici:

Successful PCB Grounding with Mixed-Signal Chips—Follow the Path of Least Impedance

Ground plane

Design guidelines fo reduced EMI

Printed Circuit Board Design Issues

Chapted 12: Printed Circuit Board (PCB) design rules

 

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11 Comments

  1. Emanuele Emanuele 12 marzo 2013
  2. Antonello Antonello 12 marzo 2013
  3. Antonello Antonello 12 marzo 2013
  4. Giorgio B. Giorgio B. 13 marzo 2013
  5. Giorgio B. Giorgio B. 13 marzo 2013
  6. Bazinga 13 marzo 2013
  7. Luigi Francesco Cerfeda 16 marzo 2013
  8. Piero Boccadoro Piero Boccadoro 16 marzo 2013
  9. Piero Boccadoro Piero Boccadoro 16 marzo 2013
  10. Giorgio B. Giorgio B. 23 marzo 2013
  11. Antonello Antonello 23 marzo 2013

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