Robot per aiutare il Giappone

Robot per aiutare il Giappone

L’utilizzo di robot in situazioni critiche come quella del Giappone. Per mezzo di alcuni Robot si può pensare di riportare lo stabilimento di Fukushima sotto controllo, ma questi automi sono generalmente costosi e problematici.

È della scorsa settimana la notizia che la nota casa statunitense iRobot ha inviato quattro robot per aiutare il Giappone negli sforzi di recupero presso la centrale nucleare di Fukushima, danneggiata a seguito del terremoto di magnitudo 9 e dallo tsunami del 11 marzo che tutti conosciamo. In particolare gli sforzi concentrati per portare i reattori della centrale sotto controllo sono stati ostacolati dagli alti livelli di radiazioni e per tanto si spera che i robot in questione possano aiutare ad ispezionare e a riparare anche le parti dei reattori che si trovano in aree troppo pericolose per gli esseri umani. Tra i quattro Robot inviati da iRobot in Giappone ce ne sono due leggeri, ovvero dei robot portatili chiamati PackBots (dal costo di circa 100.000 dollari ciascuno) e due robot grandi, pesanti chiamati Warriors, i quali saranno in vendita da questa estate.

I PackBots, che pesano circa 60 chili l’uno, utilizzano dei carri “Caterpillar” per muoversi e sono provvisti di un lungo braccio estendibile con una macchina fotografica e una pinza posizionate sulla cima.

Questi Robot sono già stati utilizzati dai militari USA per lo smaltimento di alcune bombe. Il Warriors invece pesa ben 350 chili e ha una grande pinza robotica al termine di un braccio di due metri di lunghezza in grado di sollevare fino a 200 libbre. Lo stesso Tim Trainer, vice presidente di iRobots, spiega che il Warriors è molto più potente del PackBot.

Sempre Trainer si pronuncia sullo scopo di questi Robot in Giappone: “Non sappiamo se questi Robot saranno utilizzati per scopi di ricerca e soccorso o per gli sforzi della centrale nucleare che rimane un obbiettivo primario per i Giapponesi. In ogni modo i robot si basano su un controller umano. Tutti e quattro sono stati dotati di attacchi a fibre ottiche per la comunicazione, nel caso in cui i segnali radio non funzionino in ambienti altamente radioattivi come quello inerente all’impianto di Fukushima. Un team di iRobots si trova attualmente in Giappone per addestrare gli operatori ad utilizzare i robot.

Sempre il vice presidente di iRobots afferma che questi automi possono agire come “occhi ed orecchie” in un ambiente particolarmente pericoloso, per mantenere l’operatore umano al sicuro.

La maggior parte dei robot in commercio non sono progettati per essere utilizzati in questo tipo di ambienti. Max Lungarella, dell’Università di Zurigo in Svizzera afferma che i robot mobili di soccorso utilizzati di solito nelle normali operazioni di vigilanza o di soccorso sono dotati di sensori che non sono ben protetti dalle radiazioni. Lo stesso Lungarella afferma che è stato sicuramente molto complicato farli funzionare senza le comunicazioni radio, che spesso sono rumorose durante un disastro. Lungarella aggiunge inoltre che la costruzione di robot progettati per sopportare elevati livelli di radiazioni risulta molto complessa. “Per gli ambienti con radiazioni si ha la necessità che i robot siano particolarmente robusti, tali robot sono in genere piuttosto grandi, lenti e hanno solo poche parti con CPU e sensori.”

Alcuni esperti si mostrano invece diffidenti su di un’altra questione riguardante i robot ed il loro utilizzo dopo un disastro in una centrale nucleare: qualcosa di molto semplice come una porta chiusa a chiave potrebbe infatti impedire ad un robot di svolgere il suo lavoro.

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4 Comments

  1. electropower 11 maggio 2011
  2. Ser_gio 11 maggio 2011
  3. ernenek37 11 maggio 2011
  4. Casciana17 11 maggio 2011

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