Effetto serra: l’anidride carbonica diventa roccia per salvaguardare l’ambiente

Il cambiamento climatico è uno dei problemi più discussi ormai da anni ed al quale si cerca di trovare soluzioni tendando di contrastare tutte le possibili conseguenze e danni di tale situazione dando vita a una vera e propria lotta contro l’effetto serra. Nel mentre da anni si cerca di trovare e valutare ogni possibile risoluzione al problema, in Islanda comincia a muoversi qualcosa e si tenta con un nuovo metodo e una nuova tecnologia mai vista prima che permette di trasformare l’anidride carbonica in pietra e “intrappolarla” nel sottosuolo. Se siete curiosi di capirne di più su questo nuovo meccanismo ancora in fase sperimentale non vi resta che continuare a leggere questo articolo.

L'anidride carbonica...

L'anidride carbonica, anche detta biossido di carbonio o diossido di carbonio, è un ossido acido costituito da un atomo di carbonio legato a due atomi di ossigeno. Ben si sa l’importanza che ha la CO2 nei processi vitali sia degli animali che delle piante, di fatti è indispensabile per la sopravvivenza delle piante e del loro processo noto come fotosintesi. Allo stesso tempo, è comunque uno dei principali gas serra presenti nell'atmosfera terrestre divenendo il primo responsabile dell’aumento dell’effetto serra. L’anidride carbonica è un gas incolore e inodore e la sua formula chimica è CO2.
La CO2 è il risultato della combustione di un composto organico in presenza di una sufficiente quantità di ossigeno che ne permetta l’ossidazione; l’esempio banale che verrebbe in mente è quello della candela accesa messa all'interno di un bicchiere poggiato sottosopra che brucerà finché sarà presente ossigeno, ma al suo totale “consumo” la stessa si spegnerà non riuscendo più a bruciare. Il diossido di carbonio è prodotto anche da alcuni batteri aerobici durante la fermentazione alcolica, risultato dunque della respirazione di questi stessi batteri. Nel processo di fotosintesi le piante necessitano allo stesso tempo di acqua e luce solare che combinati anche alla clorofilla permettono di trasformare il diossido di carbonio in glucosio consentendo così alle stesse di sprigionare ossigeno, che ben sappiamo tutti essere necessario per la vita.

...e l'effetto serra

L'effetto serra è il fenomeno atmosferico-climatico che descrive la capacità di un pianeta di trattenere e mantenere nella propria atmosfera l’energia (calore) che riceve dalla luce solare (figura 1). L’effetto serra è uno dei meccanismi essenziali di regolazione dell’equilibrio termico di un pianeta e avviene grazie alla presenza di alcuni gas nell'atmosfera noti come gas serra per lo stesso motivo. Sempre l’effetto serra terrestre, dunque, è un insieme di vari fenomeni che combinati tra loro regolano costantemente tutto il contenuto dei gas serra in atmosfera e permettono così non solo la presenza ma anche lo sviluppo della vita sulla Terra. Questo fenomeno è uno dei tanti che definisce la capacità di trattenere più o meno calore semplicemente variando il contenuto in atmosfera di vapore acqueo, anidride carbonica e metano. La superficie del pianeta Terra riesce a mantenere calore sfruttando l’energia ricevuta dal sole attraverso due principali modi:

  • ⅓ lo si deve grazie all'assorbimento dell’energia solare
  • i ⅔ restanti è il risultato del contatto atmosferico che mantiene calore e, mediante il fenomeno dell’effetto serra, lo stesso calore dato dall'energia solare viene trattenuto sotto forma di radiazione infrarossa.
Figura 1: illustrazione che spiega l'effetto serra

Figura 1: illustrazione che spiega l'effetto serra

Prime possibili soluzioni di lotta contro l'effetto serra

Per combattere l'effetto serra, o meglio, il suo mutamento dovuto a fattori sia naturali che artificiali causati dall'industrializzazione, in Islanda si inizia a muovere qualcosa di sperimentale e del tutto nuovo. L'idea è quella di controllare o bloccare l’anidride carbonica sotto il suolo tramutandola in minerali, in sostanza pietra e roccia. In una breve e semplice spiegazione, questa tecnologia prevede la cattura di anidride carbonica per poi iniettarla nel sottosuolo favorendo una trasformazione in minerali naturali. L'esperimento è stato eseguito nella zona della centrale geotermica di Hellisheidi (figura 2): sono state iniettate ben 230 tonnellate di anidride carbonica nel terreno ad una profondità di mezzo chilometro e trasformate in pietra in un lasso di tempo di 2 anni. Il diossido di carbonio interagendo con il basalto ha causato la formazione di carbonati.

Figura 2: la centrale geotermica di Hellisheidi

Figura 2: la centrale geotermica di Hellisheidi

In un report del 2004 dell'Ipcc si dichiara che la sola diminuzione dei gas serra non cambierebbe la situazione ormai tale riguardo il cambiamento climatico, mostrandosi quindi una soluzione inefficace per sconfiggere il problema. Sempre nello stesso report, si spingeva anche a chiedere alla comunità scientifica ulteriori forze per lo sviluppo di un'altra possibile manovra di lotta contro l’effetto serra, ovvero quella che al momento sembrava essere l'unico metodo sicuro di cattura e immagazzinamento di anidride carbonica. Quest'ultimo metodo di cui si parlava è tuttora preso in considerazione e si tratta del cosiddetto sequestro di anidride carbonica (a proposito di cattura di CO2, se ne era parlato anche qui Un modo più economico per catturare CO2).

Un salto indietro: il sequestro di anidride carbonica

Lo scopo del “sequestro di anidride carbonica” è la diminuzione di CO2 presente in atmosfera, prevedendo la cattura di tale gas in maniera del tutto permanente in formazioni geologiche profonde, vale a dire nel sottosuolo. Questo strumento non è in realtà del tutto nuovo in quanto già da 30 anni le compagnie petrolifere iniettano l'anidride carbonica in centinaia di giacimenti con l'obiettivo di incrementare la produzione secondaria di petrolio. Prendendo dunque in considerazione questa manovra già messa in pratica, si intende impiegare la stessa tecnica per colmare o almeno ridurre i danni e gli effetti dei cambiamenti climatici a favore del nostro pianeta Terra e, in realtà, già a partire dal 2011 quando l’Italia ne approvò ufficialmente il decreto legislativo che accoglie la direttiva comunitaria in materia di “carbon sequestration”. Al riguardo, la responsabile dell'unità funzionale di Geochimica dei fluidi, stoccaggio geologico e geotermia dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Fedora Quattrocchi spiegò che "L'approvazione del decreto legislativo sullo stoccaggio geologico della CO2 è una delle poche cose di rilievo in campo energetico fatte dal nostro paese negli ultimi 10-15 anni. Nel nostro paese abbiamo già piccoli impianti di cattura della CO2, per cui non era necessaria una legge ad hoc per tali impianti industriali, che saranno opportunamente sviluppati in grande scala. Quello che mancava invece era una legge per lo stoccaggio che finalmente è arrivata ora. Per certi versi il nostro paese è molto avanti rispetto agli altri, soprattutto per quanto riguarda l'aspetto della gestione dei rischi e del monitoraggio". L'INGV aveva comunque eseguito degli studi riguardo l’attendibilità e la fattibilità del progetto registrando all'incirca 200 collocazioni ideali.
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3 Commenti

  1. Maurizio Maurizio 27 Febbraio 2020
  2. Doc77 Doc77 28 Febbraio 2020
  3. ZOPDAR ZOPDAR 28 Febbraio 2020

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