Con le NFC la tecnologia a portata di mano

NFC

La discussione sull’NFC, sulle sue applicazioni e sul suo sviluppo futuro è stata alimentata e portata all’ordine del giorno dalla “triste” constatazione che l’iPhone 5 non conterrà al suo interno la tecnologia (integrata) necessaria per dare agli utenti Apple l’accesso a questa innovazione. Ma di che cosa si tratta? Ne abbiamo davvero bisogno? Che prospettive ci sono e quali possibilità reali offre? L’NFC ci serve davvero? Vediamo di capirlo insieme.

La sigla NFC, che è un acronimo che sta per Near Field Communication, “rappresenta” un insieme di standard da utilizzarsi all’interno di apparecchi e dispositivi, quali smartphones ed affini, allo scopo di stabilire comunicazioni radio con apparecchi limitrofi grazie al semplice principio della prossimità. L’avvicinamento di questi dispositivi entro un paio di centimetri o, nel caso peggiore, un breve contatto, sarebbe sufficiente a fare in modo che i due apparati riescano a scambiarsi informazioni codificate. Tra i tanti usi cui questa tecnologia può essere applicata, il mondo delle transazioni, delle prenotazioni on-line nonché dell’accesso a conti bancari risultano probabilmente i più interessati.
Lo scambio di dati avviene attraverso un setup semplificato che rende possibili comunicazioni più complesse di quelle che transitano oggi su reti senza fili (Wi-Fi); la comunicazione può essere stabilita anche tra dispositivi NFC compliant ed altri che, invece, non siano “pronti” per questo tipo di comunicazioni. In questo secondo caso si parlerà di “tag” (in analogia a quanto accade per la tecnologia RFID).
Gli standard di comunicazione NFC si basano su protocolli e formati di dato già esistenti nelle comunicazioni a radiofrequenza ed in particolare, infatti, si fa riferimento alla tecnologia RFID (di cui ci siamo occupati in questo articolo).

Di che cosa si tratta

Innanzitutto, prima di cominciare ad entrare nel merito, è importante precisare che la tecnologia NFC è il risultato dell’evoluzione di una combinazione dei sistemi RFID e di altre tecnologie di connettività, tra le quali non può certamente mancare il Bluetooth.
A differenza dei sistemi RFID, però, in cui noi avevamo un elemento sensibile ed un numero non precisato di “tag” il cui riconoscimento attiva specifiche funzioni (ad esempio “timbrare il cartellino” oppure far aprire la porta di una stanza d’albergo), in questo caso quello che facciamo è stabilire una comunicazione bidirezionale tra due entità che prendono il nome, rispettivamente, di “initiator” e “target”. Si tratta, quindi, in qualche modo, di “peer” piuttosto che di una coppia “master-slave”.

Quando i due si trovano ad una distanza non superiore a 4 cm (teorici massimi), si instaura una connessione in maniera tale che la comunicazione abiliti funzioni preprogrammate. Similmente a quanto accade nei sistemi RFID, la frequenza operativa di questa tecnologia è pari a 13,56 MHz. La velocità di trasmissione raggiunta è di 424 kbit/s.
È importante, in questa sede, specificare che esistono distinte metodologie di scambio dati e modi diversi in cui vengono definiti gli standard di formattazione delle carte (o tag), nonché i rispettivi protocolli di comunicazione. Si tratta di:

  • modalità di lettura/scrittura, ed in questo caso, il dispositivo NFC legge (oppure scrive);
  • peer-to-peer ovvero la modalità operativa in cui dispositivi iniziano lo scambio di dati. Si tratta, come il nome suggerisce, di una comunicazione tra “pari”;
  • modalità “card emulation”, ovvero il caso in cui un dispositivo agisce esattamente come a un tag NFC abilitando un telefono, ad esempio (uno smartphone, ormai!), ad un’operazione specifica.

La terza modalità operativa permette al telefono di svolgere alcune funzioni, abilitate all’esecuzione da parte del dispositivo che inizia la comunicazione (come fosse un dispositivo master). Così, le funzioni che fanno parte della programmazione del lettore vengono comunicate al telefono, il quale le esegue.
È ovvio, comunque, che tale concetto può essere ribaltato ed eseguito a ruoli invertiti, ma lo vedremo meglio più avanti.

Il sistema che si configura è costituito da uno smartphone (da intendersi sempre come smartphone e/o affine), abilitato alle comunicazioni di tipo NFC, ed un POS compatibile. Con questo secondo acronimo, però, gli utenti hanno già familiarità perché i Point-Of-Sales che servono a permettere il pagamento tramite carte di credito sono già disponibili praticamente ovunque, perfino in Italia. Tuttavia è necessario che il nuovo POS sia compatibile, ovvero che possa leggere dispositivi NFC.
Se da un lato, quindi, pagare può diventare veramente molto semplice, perché basta l’avvicinamento, potrebbero anche essere implementate, all’interno di questi sistemi, misure di ulteriore sicurezza che, per esempio, quando la spesa dovesse superare un certo limite, richieda comunque l’inserimento di un codice di validazione.

Come funziona il pagamento con il cellulare?

Vediamolo meglio insieme; il cliente che desideri pagare con questo sistema dovrà assicurarsi che il POS NFC-compliant sia abilitato, ed eventualmente chiedere al commerciante di abilitarlo egli stesso.
La disattivazione, salvo che non sia specificato diversamente, potrebbe essere una misura utile a far fronte ad alcuni timori. Ci si riferisce a paure palesate dagli utenti (potenziali futuri) riguardo la possibilità che si verifichino prossimità “accidentali” ed al rischio, su cui giustamente intendono fugare ogni dubbio, che vi siano transazioni impreviste ed improprie.

A proposito di questi rischi, nell’articolo RFID e sicurezza delle carte di credito ce ne siamo occupati, specificando che molti sono coloro che temono che qualche malintenzionato, con un suo lettore NFC, possa avvicinare i clienti di un negozio e trasferire illegalmente somme di denaro sul suo conto. Ecco per quale motivo la sicurezza diventa materia all’ordine del giorno, su questo tema, e le paure dei consumatori devono necessariamente trovare risposta nelle misure di sicurezza dei dati e del sistema.
A dire il vero, però, Paypal, eBay, VISA ed altri grossi nomi che convergono e confluiscono dentro ISIS, la fondazione che si occupa dello sviluppo della tecnologia, assicurano che le misure di protezione delle transazioni, dei dati e degli accessi sono certamente affidabili.

Una volta instaurata una comunicazione “legittima”, è importante verificare che non vi siano, intorno all’apparato, segnali interferenti che possano disturbare la comunicazione. A dire il vero, però, la frequenza di lavoro del sistema è poco utilizzata nelle telecomunicazioni quindi è verosimile pensare che nelle vicinanze di un POS la presenza di segnali di disturbo possa essere comunque contenuta. Il terminale esercente, verificata questa situazione, non ha altro da fare che abilitare la comunicazione e sul chip NFC dello smartphone in uso la comunicazione verrà gestita da un Host Controller.
Il risultato di questo processo (reciproca lettura e conseguente riconoscimento) sarà che i dispositivi potranno essere considerati “paired”. Quanto descritto avviene, ovviamente, in maniera molto veloce, diciamo istantanea.
Una volta che ciò è avvenuto, il chip all’interno dello smartphone è chiamato a decodificare la richiesta effettuata dal POS per inviare al terminale una chiave numerica di riconoscimento (ed è qui che la comunicazione comincia ad essere sicura e protetta davvero!).
Superata questa fase, il funzionamento è praticamente identico a quanto già abbiamo visto succedere con le carte di credito perché di fatto il POS richiede la somma dovuta allo smartphone il quale, a bordo, monta un programma, un’applicazione, dedicata ai pagamenti. Così, viene mostrata all’utente la transazione, in termini di importo piuttosto che di beni di riferimento i quali sono facilmente identificabili perché l’applicazione specifica, ma in generale la tecnologia NFC, permette il riconoscimento di QR-code, barcode e similari. A questo punto all’utente non resta che inserire un codice, un PIN, che dia effettivamente il via alla transazione.

Non solo pagamenti

Così com’è stato per l’avvento delle tecnologie Wi-Fi, le applicazioni dell’NFC sono semplicemente infinite! Solo un esempio per darvene un’idea: immaginate di tornare a casa, dopo una giornata di lavoro, e di avere, in luogo dell’interruttore della luce, appena entrati in casa, un lettore NFC. Se il vostro smartphone funzionasse soltanto da chiave identificativa di accesso ed il sistema NFC fosse collegato ad una centralina programmata opportunamente, si potrebbe avere:

  • la gestione dell’accensione delle luci appena entrati;
  • l’avvio di un impianto di areazione/riscaldamento/condizionamento dell’aria;
  • l’accensione dello stereo, per esempio, o altri sistemi di diffusione audio;

o comunque, la gestione di tanti sistemi o strumenti presenti all’interno di un’abitazione. Si capisce, quindi, facilmente come questo sistema, questo semplice acronimo, nasconde la possibilità di dare nuova vita all’automazione ed alla domotica, tra le altre cose.

Sarebbe interessante, per esempio, che questo ingresso “intelligente” in casa disabilitasse la connessione dati del cellulare ed  abilitasse quella Wi-Fi accendendo, contemporaneamente, il router di casa. In questo modo la batteria del cellulare durerebbe di più perché non avrebbe da gestire traffico dati mediante due sistemi diversi.

Si configura, quindi, un mondo di ottimizzazione ed efficientamento senza precedenti.
È ovvio che di esempi di questo tipo se ne potrebbero fare tantissimi, oltre alla sostituzione delle carte di credito:

  • negli alberghi (come citato in precedenza), per sostituire le chiavi delle stanze;
  • nelle automobili, ancora per sostituire le chiavi;
  • trasferimento di immagini, file di varie dimensioni e formato, video o altro in sostituzione proprio della tecnologia Bluetooth;
  • sostituzione dei documenti quali carte d’identità, patenti, codici fiscali ma anche certificati di iscrizione e/o medici, per esempio;
  • attestazioni di pagamento, e quindi scontrini e ricevute per locali pubblici o prenotazioni di posti a teatro.

Si potrebbe, perché no, pensare ad un utilizzo su social network: ci si avvicina e la programmazione del dispositivo NFC suggerisce che la prossimità valga un “mi piace”. Questa strada sarebbe da percorrere sempre in riferimento all’idea di sviluppo cui fa riferimento la “realtà aumentata”, della quale abbiamo parlato più volte.

A questo proposito, vale la pena di fare menzione di una iniziativa dal carattere culturale veramente lodevole: presso i Musei Capitolini, una delle realtà artistiche e storiche più importanti di Roma, Samsung ha deciso di avviare una sperimentazione delle tecnologie NFC.In questa straordinaria occasione si darà dimostrazione di quanto il vostro smartphone possa aiutarvi ad accrescere il vostro patrimonio culturale poichè, tramite il vostro dispositivo NFC compliant potrete avere informazioni sulle opere in esposizione. Un’opportunità preziosa, dunque, sia per gli studiosi di storia ed arte sia per i tecnici ed appassionati di tecnologia.
E se tutto questo non sembra abbastanza, chi ci dice che nel futuro più prossimo non sia possibile immaginare altri e più interessanti campi applicativi per questa promettente tecnologia? Anche perché sembra quasi che i limiti dell’NFC siano quelli che la sola immaginazione propone.

E voi, che ne dite?

 

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3 Comments

  1. Piero Boccadoro Piero Boccadoro 6 novembre 2012
  2. Piero Boccadoro Piero Boccadoro 6 novembre 2012
  3. Piero Boccadoro Piero Boccadoro 8 novembre 2012

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