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Storia del cinema e della tecnologia dietro il ciak

Pellicola cinematografica

Il cinema è ormai da circa 100 anni tra le espressioni della cultura di un popolo. Ma non solo: la tecnica cinematografica è anche uno specchio dell’evoluzione tecnologica: nato come metodo essenzialmente fotografico infatti, il cinema si è negli anni servito di strumenti informatici e digitali in maniera sempre più evidente. Se pensate al passato qual è l’evoluzione tecnologica più macroscopica del mondo del cinema? Si è passati dal muto al sonoro, dal bianco e nero ai film a colori e poi c’è la rivoluzione del 3d

La tecnologia rivestiva la sua importanza dietro il ciak già ai tempi del cinema muto: le cineprese e i videoproiettori utilizzavano motori elettrici per mantenere costante la velocità della pellicola.

E poi c’è il ruolo della luce: le lampadine al tungsteno divennero comuni a partire dagli anni ’20 e sostituirono le luci alogene (che presentavano il limite del ronzio, sebbene questo non fosse un problema nei film muti). Nel 1924 fu inventata la moviola: un macchinario che rivoluzionò la tecnica di montaggio.

Come si è passati dai film muti a quelli sonori

La prima ditta ad investire nella tecnica del sonoro sincronizzato fu la Warner Bros. che nel 1925 acquistò dalla Western Electric il Vitaphone, ovvero un sistema ideato per il sonoro sincronizzato inciso su disco fonografico con le immagini cinematografiche. Il primo film della Warner Bros non completamente muto, Don Juan, è stato prodotto nel 1926: non c’erano dialoghi ma erano presenti musica e alcuni rumori. Il primo vero film con dialoghi (anche se molto ridotti) è stato The jazz Singer. E’ chiaro che, con l’introduzione dei dialoghi, la tecnologia assume un ruolo ancora più importante: i microfoni servono a convertire il suono in un segnale elettrico che potrà poi essere amplificato e modificato elettronicamente. I primi film in sonoro utilizzano la tecnica del vinile, poi si passerà al sonoro ottico ad area variabile e a densità variabile (ormai superato). L’intervento decisivo nel campo del suono si deve a Ray Dolby (da cui prendono il nome i sistemi moderni di Dolby). Per molto tempo traccia sonora e video rimasero separate: la tecnologia sperimentale per farle confluire in un supporto unico si deve ad un italiano. Il brevetto per la “pellicola a impressione contemporanea di immagine e suoni” è stato infatti depositato nel 1921 dal siciliano Giovanni Rappazzo. Sebbene la sua idea non venne all’epoca finanziata: scaduto il brevetto gli americani si impossessarono dell’idea.

Storia ed evoluzione degli effetti speciali al cinema

I film attuali basano molto della loro riuscita sugli effetti speciali. Ma in realtà già in passato, sebbene le tecniche di realizzazione fossero più rudimentali, si puntava molto sulle illusioni ottiche ottenute attraverso “trucchetti” tecnologici. Il primo a sperimentarli fu il regista francese Georges Méliès. In molti casi si trattava semplicemente di sovrapposizione di montaggi: ad esempio riprendendo una stanza con una persona e poi lo stesso ambiente, dalla medesima identica prospettiva, vuoto si creava l’effetto sparizione. Il primo perfezionamento di questa tecnica si ha con la “stop-motion” (è il metodo usato nel film King Kong per intenderci). In 2001: Odissea nello spazio invece Kubrik ricorre alle riproduzioni degli ambienti in miniatura. Il vero punto di svolta si ebbe negli anni ’70, con l’utilizzo degli animatronic, ovvero sistemi rivestiti con vari materiali, truccati ad hoc, controllati da remoto e in grado di compiere spostamenti. Questo sistema è stato usato in capolavori storici del cinema, da Et ad Alien, da RoboCop a Terminator. La grafica computerizzata rivoluzionò la tecnica degli effetti speciali: dal “morphing” di Terminator 2 alle immagini realistiche di Jurassic Park di Steven Spielberg. Il primo film sperimentale da questo punto di vista fu Tron del 1982. Il primo film-cartone interamente generato da computer è stato invece Toy Story, nel 1995. Sicuramente l’esempio di ricorso alla tecnica digitale più coinvolgente emotivamente è quello del film Il Corvo: come in molti sanno il protagonista, Brandon Lee, è morto prima di terminare le riprese per un errore fatale sul set e gli autori hanno completato la pellicola ricorrendo alla grafica digitale.

La terza dimensione

Non si può parlare di evoluzione tecnologica nel settore cinematografico senza fare riferimento al 3D. Ormai praticamente tutte le pellicole d’animazione o d’azione nelle grandi sale sono disponibili nella  versione da “occhialetti”. Sebbene quella che stiamo vivendo sia decisamente l’era del 3D non sarebbe corretto pensare a questa tecnica come ad una innovazione moderna. La Sony (che oggi produce tv 3D) ha raccolto in una completa infografica tutti i film in 3dimensioni mai realizzati nella storia del cinema. Il primo vero esperimento in questo senso è costituito dalla Stereocinema di Charles-Émile Reynaud.

Seguendo il trend dell’infografica si scopre che, fin dai primi del 1900, la popolarità del 3D oscilla periodicamente ogni trentennio. E’ chiaro che a fare la differenza oggi è la tecnica: non si tratta più di un singolo effetto ma di una visione stereoscopica globale che conferisce il senso della profondità allo schermo. Dall’antica tecnica dell’anaglifo si è passati negli anni ’50 a quella basata sulla luce polarizzata e poi a quella degli occhiali a cristalli liquidi. Quando ci riferiamo ad Avatar come al primo colossal interamente in 3d in Italia, stiamo parlando di questo concetto moderno di tecnologia. Ma Avatar è stato all’avanguardia dal punto di vista tecnologico anche per l’utilizzo della Peformance Capture: si creano personaggi di sintesi che ricreeranno i movimenti degli attori (sul corpo dei quali vengono inseriti appositi sensori).

La telecamera sul volto degli attori permette di carpire ogni espressione rendendo il personaggio impressionantemente realistico. Il particolare Performance Capture Stage utilizzato da Cameron è il cosiddetto Volume. L’ambiente circostante i personaggi viene creato in modo istantaneo in modo da permettere al regista di avere da subito l’idea del risultato finale. Ovviamente anche l’abbassamento dei costi per la tecnologia hanno permesso la diffusione su larga scala di certe tecniche (ormai utilizzate anche in tv). Basti pensare che per riprodurre l’affondamento del Titanic sono stati usati due terabyte di storage, per Avatar 1000 ma non esiste paragone tra i prezzi odierni e quelli di 15 anni fa.

 

 

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ritratto di Emma

Avatar rimarrà per sempre

Avatar rimarrà per sempre nella storia del cinema come simbolo di una nuova era 3d

ritratto di Edi82

Sicuramente, ha inaugurato un

Sicuramente, ha inaugurato un nuovo filone, che però secondo me potrebbe portare alla spettacolrizzazione delle immagini a discapito dei contenuti..

ritratto di Anonimous 84

Sono d'accordo con edi e

Sono d'accordo con edi e credo peraltro che la tecnologia 3d sia ancora acerba e sicuramente non pronta a questa diffusione. Nessuno di voi ha il mal di testa quando esce dal cinema dopo un film in 3d?

 

 

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