I protagonisti dell’elettronica: 3 domande a StefanoDS

Proseguiamo con le nostre interviste dedicate ai protagonisti dell’elettronica ovvero gli autori di Elettronica Open Source. Oggi conosciamo StefanoDS: formazione universitaria di carattere economico-giuridico, dipendente e consulente di marketing strategico nel settore dei media e delle telecomunicazioni e forte appassionato di elettronica ed informatica.

La prima domanda è di presentazione alla community. Raccontaci di cosa ti occupi e quale è stato il percorso intrapreso per raggiungere la tua posizione.

Dopo il liceo, ho avuto una formazione universitaria di carattere economico-giuridico (sarei dottore commercialista, anche se non ho mai svolto la professione). Ho poi lavorato per molti anni in grandi aziende nel settore dei media e delle telecomunicazioni, sia come dipendente, che attraverso società di consulenza, occupandomi principalmente di marketing strategico. La strategia è quell'"arte" - per alcuni versi simile all'astrologia - che si propone di prevedere l'evoluzione dei contesti e degli eventi, oltre l'orizzonte immediatamente visibile. Il mondo della tecnologia - in particolare elettronica e digitale - è, per la sua imperscrutabilità, uno di quelli che maggiormente si presta a questo approccio, ancorché, spesso, con risultati deludenti. Ma forse proprio per questo è così sfidante.

Da ragazzo, com'è accaduto per molti della mia generazione, sono rimasto folgorato dai primi Personal Computer degli anni '80, come l'Apple II e poi dalle loro più abbordabili versioni Home (Sinclair, Commodore, Atari...) In tutti questi anni, ho continuato a coltivare il mio interesse per l'elettronica e per l'informatica, anche se la rivoluzione informatica e digitale ha avuto su di me un impatto controverso. Da una parte, essa ha agevolato in modo esponenziale l'accesso alla conoscenza, tuttavia l'inarrestabile progresso tecnologico e la conseguente esplosione della complessità - spesso nascosta grazie a strumenti e a strati intermedi - mi avevano un poco allontanato dalla pratica. Negli ultimi anni, con la diffusione di schede con microcontrollori così abbordabili, e soprattutto dei loro strumenti di sviluppo e della loro documentazione, ho ritrovato la motivazione di quei tempi e mi sono riavvicinato a questo mondo in modo concreto e operativo. La materializzazione dell'Internet delle Cose è poi stato l'ulteriore pretesto per riaccendere la mia passione.

Qual è stata l’esperienza che, più di tutte, ti ha lasciato il segno?

Ci sono stati due momenti topici: il primo, più remoto, è stato quello dell'accensione del mio primo computer - un Commodore Vic-20 - quando da ragazzino intuii che quell'oggetto avrebbe cambiato la mia vita e quella di tanti altri, senza peraltro sapere allora il perché e il per come. Più di recente, l'esperienza che mi ha maggiormente formato è stato quando, per la prima volta, ho avuto a disposizione uno strumento serio per il Debugging dei microcontrollori. In quell'istante, infatti, è come se tutte le nozioni teoriche che avevo appreso sulla carta, sul funzionamento degli apparecchi digitali - e verificato nei risultati, anche se qualche volta incerti - si fossero improvvisamente materializzate concretamente davanti ai miei occhi. In quell'attimo mi sono sentito dotato di superpoteri, proprio come i supereroi dei fumetti, per cui mi sono reso conto di non avere più limiti, se non quelli dipendenti dalla mia forza di volontà.

Quale consiglio daresti a chi oggi deve prendere una decisione per il proprio percorso di studi o professionale?

In termini generali, suggerirei di dedicare molto tempo, da giovani, alla scoperta della propria vocazione. Al giorno d'oggi, l'unico vero ostacolo rispetto al fare quello che si desidera, è proprio il fatto di non avere le idee chiare. Nello specifico dell'elettronica digitale e dell'informatica, consiglio inoltre di sviscerare il linguaggio di programmazione C. Questa straordinario strumento - di cui sarò eternamente grato ai suoi creatori Kernighan & Ritchie - è, e sempre sarà, un ponte concettuale, e non solo semanticamente e sintatticamente utilitaristico, tra il modo di pensare della macchina e quello dell'uomo. Riguardo a progetti concreti, tra rari aneliti di velleitaria ambizione e ben più frequenti bagni di malinconico realismo, mi piacerebbe creare qualcosa che sia sospeso tra design e tecnologia e di concettualmente innovativo, anche se lo fosse solo per me.

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