I videogiochi alterano la plasticità del cervello: in positivo o in negativo?

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“L’uomo non smette di giocare perché invecchia, ma invecchia perché smette di giocare” è quanto disse lo scrittore G. Bernard Wash e mai quanto oggi è possibile confermare la veridicità di tale espressione. Secondo alcune teorie di psicologia e pedagogia giocare è un’attività fondamentale nell’infanzia in quanto attraverso essa il bambino rielabora le informazioni che riceve dal mondo esterno, ma affinché il gioco sia effettivamente produttivo è necessario che sia divertente e spontaneo; come negare allora il piacere e il divertimento che offre l’intrattenimento videoludico oggi sempre più ampio? Analizzeremo in questo articolo gli effetti che i videogiochi riflettono sulla nostra sfera psichica tentando di scoprire se siano maggiormente positivi o negativi, seguendone le discussioni in merito al gioco come attività importante per il bambino e passando al videogioco come hobby anche per l’adulto.

IL GIOCO NELL’INFANZIA

Come sappiamo  il gioco è per la pedagogia l’attività di importanza  fondamentale per il bambino poiché grazie a questo traduce le informazioni che riceve dal mondo esterno in informazioni in maniera del tutto personale. Infatti, osservando i comportamenti adottati e la creatività che il bambino manifesta durante il gioco è possibile comprendere la sua personalità, le rappresentazioni e i modelli che lui stesso realizza dell’ambiente circostante.
Punto altrettanto di rilievo è quello che giocare non è solo sinonimo di divertimento, ma anche di esercizio: il bambino che imita l’adulto in una delle sue varie attività quotidiane, sia che finga di svolgere una professione o i compiti di casa, si esercita per il suo futuro. Per questi motivi, la scuola dell’infanzia concentra il suo metodo educativo con il gioco ed è sempre a scuola che il bambino si impegna anche in attività sociali con altri suoi coetanei, attività svolte in maniera indipendente o talvolta di collaborazione spesso necessarie per raggiungere l’obiettivo finale proposto dall’educatore.

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IL GIOCO NELL’ADULTO

Giocare non è un’attività praticata solo dal bambino. La differenza sostanziale tra il gioco che si verifica nell’infanzia e quello nell’adulto sta nel perché si gioca. Il bambino gioca senza una vera causa che lo spinga a farlo, ovvero gioca naturalmente; l’adulto quando gioca è spinto dal voler rilassarsi dopo una giornata di lavoro o studio in cerca della sensazione di benessere e svago.

IL PUNTO IN COMUNE

Ma perché parliamo del bambino che si diverte con i giocattoli? Ma soprattutto, cosa c’entra questo con gli adulti? La risposta è semplice:  anche l’adulto gioca, certo, non con la macchinina o la bambola ma giovani e meno giovani sono accomunati da uno specifico oggetto di intrattenimento, il videogioco. Quest’ultimo è per eccellenza oggi il più diffuso modo di divertirsi (chi non ha una console per videogiochi in casa?) ed è giocato da persone di qualunque fascia d’età perché per esso non esiste un target ben definito di consumatore, o meglio non esiste un solo target ma più di uno.
Il videogioco, infatti, offre una vasta scelta di generi per accogliere richieste da qualunque tipologia di persona: storie che riprendono le imprese del personaggio del cartone animato tanto seguito dai bambini, amanti dell’azione e dell’avventura, di fumetti e supereroi, sportivi, appassionati di serie tv e film con le storie da giocare in prima persona, e molti altri generi ancora in grado di soddisfare qualunque esigenza.

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DIVERSE CONSOLE MA UNICO OBIETTIVO

E proprio parlando della capacità di soddisfare qualunque tipologia di persona, si deve aggiungere un altro particolare: se il videogioco riesce [...]

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6 Commenti

  1. Ernesto Sorrentino 28 Aprile 2015
  2. bianconi.Luca 10 Giugno 2015
  3. bianconi.Luca 10 Giugno 2015
  4. magofly 8 Ottobre 2015
  5. Maurizio Di Paolo Emilio Maurizio 15 Gennaio 2016

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