Perchè il cervello umano non è un computer. E viceversa.

Si sente molto spesso parlare del cervello umano in termini informatici o di computer come di “cervelli elettronici”. La psicologia cognitiva, addirittura, ha fondato la propria teoria su questa metafora. Tra questi due sistemi esistono tuttavia molte differenze, di natura strutturale, sintattica e semantica, le quali rendono queste due entità non identificabili. Ciò nonostante questi limiti potranno forse essere superati in futuro. Infatti, se per alcuni studiosi questa prospettiva è pura fantasia, per altri invece è solo questione di tempo. 

INTRODUZIONE

Quella di dover paragonare se stesso alle macchine (figura 1), spesso i termini di conflitto, sembra essere una prerogativa dell’essere umano. Una condizione che nasconde il timore intrinseco di essere un giorno artefici della nostra stessa distruzione. L’altra faccia del progresso: quella di cui l’uomo ha preso coscienza, forse per la prima volta, con l’esplosione delle due bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki. Il tutto in un periodo storico in cui concetti come uomo e macchina, uomo e computer, tendono a identificarsi quanto progressivamente aumenta il numero delle attività umane in cui è coinvolto l’utilizzo di un sistema artificiale. I computer hanno un ruolo in buona parte delle nostre vite e, proprio grazie alla conoscenza prodotta dai nostri cervelli, riescono sempre di più a sostituirsi a noi o ad affiancarci in molte delle operazioni che quotidianamente portiamo a termine. Sono, sempre di più, un’estensione della nostra cognizione (figura 3).
È quindi naturale chiedersi fino a che punto possa spingersi questo processo di identificazione. Il cervello umano è un computer? È possibile costruire un computer capace di riprodurre le prestazioni di un cervello? E se non è possibile farlo ora, lo sarà mai?

DUE MACCHINE DIVERSE

A voler rispondere a queste domande si finisce inevitabilmente per porsi quesiti che, più che tecnici o biologici, sono di natura filosofica. Inoltre, muovendosi nei meandri di questo paragone, ci si scontra con alcune difficoltà, come la ridotta conoscenza del funzionamento del cervello umano (nonostante gli impressionanti passi in avanti compiuti nel campo delle neuroscienze negli ultimi venti-trenta anni) e l’impossibilità di effettuare sperimentazioni dirette. E, come se non bastasse, quello del rapporto tra cervello e computer è un problema che può essere, ed è stato, affrontato da almeno tre diverse prospettive. Si può, ad esempio, effettuare questo confronto prendendo in esame le caratteristiche strutturali dei due sistemi o, in alternativa, considerare come termine di paragone possibile la sintassi alla base del funzionamento di entrambi.  Infine, alcuni studiosi hanno invece affrontato la questione da un punto di vista semantico, analizzando cioè la capacità dei computer e dei cervelli di attribuire un significato a dei segni, considerando quindi i due sistemi come elaboratori di simboli.

volti elettronica

Figura 1: Una rappresentazione artistica del rapporto tra cervello umano e computer

Da questo punto di vista, sostengono i filosofi, sia i computer che i cervelli possono essere definiti come bitrasduttori, ovvero macchine in grado di elaborare input simbolici e produrre output altrettanto simbolici. Ciò che li distingue però è la loro derivazione, oltre che la natura delle rappresentazioni che sono in grado di manipolare. Infatti, un computer viene definito come una macchina artefatto, ossia una macchina creata dall’uomo secondo un preciso disegno, che prevede la sua esistenza antecedentemente alla sua realizzazione. Al contrario, il cervello viene definito come una macchina naturale biologica, categoria entro cui ricadono tutti i sistemi fisici che, pur realizzando un processo casuale, non sono stati creati o modificati dall’uomo e sono dotati della capacità di produrre se stessi. Inoltre, queste due macchine si differenziano appunto per la natura delle rappresentazioni che sono in grado di elaborare. Infatti, i computer elaborano simboli (rappresentazioni derivate) il cui status semantico è assegnato da un osservatore, e che è quindi filtrato dalle rappresentazioni di quest’ultimo (rappresentazioni intrinseche). In altre parole, mentre il cervello funziona senza bisogno dell’intervento di alcun osservatore esterno, il computer necessiterà sempre di un cervello che intervenga per imporre dei vincoli al sistema.
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3 Commenti

  1. Andrea Salvatori IU6FZL Andrea Salvatori IU6FZL 7 maggio 2019
  2. napocapo 7 maggio 2019
  3. Marcello Colozzo Marcello Colozzo 12 maggio 2019

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