Vivremo nel software

Vivremo nel software

Io cominciai a lavorare con computer nel 1955. Il Consiglio delle Ricerche mi pagava per riparare il computer FINAC che conteneva molte migliaia di tubi elettronici. Presentava guasti (che riparavo) molte volte alla settimana. Era un Ferranti Mark1* che faceva 1000 operazioni al secondo. Era lo stesso modello su cui all’Università di Manchester, Alan Turing (che aveva collaborato alla progettazione) tentava di realizzare programmi di intelligenza artificiale. A Roma, Corrado Böhm inventava linguaggi informatici, teorie avanzate e programmi di intelligenza artificiale.
Da allora: progressi enormi. I computer di oggi, miliardi di volte più veloci di quello, costano centinaia di volte di meno. I software attuali eseguono funzioni complesse e utilissime -- decenni fa non immaginabili. Nel mio pezzo racconto come alcuni brillantissimi innovatori – cui dobbiamo strumenti potenti che usiamo ogni giorno – talora compiano fughe in avanti e vaticinino futuri discutibili.
Discutiamo.

SINGOLARITA’

Da decenni macchine e officine sono sempre più gestite con sistemi automatici.
Dal 1965 Gordon Moore ha capito che ogni 18 mesi raddoppia il numero di transistor contenuti nei chip di computer che diventano sempre più veloci. Ray Kurzweil realizzò 40 anni fa software per tradurre caratteri alfa-numerici stampati o detti a voce in codici binari. Nel 1997 il programma di computer Deep Blue vinse a scacchi il campione del mondo. Questi segni, e altri, indussero Kurzweil [ora ingegnere capo della Google] a credere imminente l’avvento della singolarità (1) – una serie di innovazioni che cambierà tutto]. Sostenne poi [Kurzweil, Ray - La singolarità è vicina (Apogeo 2008)] che le crisi economiche e sociali sono irrilevanti (perché la tecnologia fa crescere esponenzialmente velocità ed efficienza in ogni campo) e che i computer si integreranno coi cervelli umani potenziandoli. Progetteranno e costruiranno altri computer più veloci e intelligenti di loro. Questi produrranno repliche di se stessi che a loro volta produrranno computer centinaia di miliardi di volte più intelligenti degli umani. Non ci sarà distinzione fra umani e computer, in cui riverseremo memoria, personalità, sentimenti. La morte fisica sarà irrilevante: vivremo nel software. La realtà virtuale coinciderà con quella fisica. Non più vecchiaia, malattie, fame, inquinamento.”

Secondo lui un PC da 1000 Euro nel 2029 avrà un potenziale come quello di 1000 esseri umani, leggerà ogni libro mai scritto e chiederà i diritti civili. Nel 2045 la genomica ci renderà immortali. Nel 2099: umani e computer saranno indistinguibili; dopo morti continueremo a vivere nel software.
Le macchine intelligenti inventeranno tutto, si riprodurranno e i loro discendenti costruiranno astronavi e colonizzeranno lo spazio cosmico. Per farlo ricostruiranno il “progetto” del cervello umano [crescerebbero esponenzialmente].

La ”ricetta” del cervello è parte del codice globale [costituito da DNA] che definisce un essere umano. Il genoma di ogni uomo è costituito da tre miliardi e mezzo di coppie di basi, che equivalgono a 1,5 Gigabyte.. Dunque la complessità del cervello non è smisurata e potrà essere duplicata.

La singolarità dovrebbe verificarsi per il 2030. I “singularitiani” si basano sulla legge di Moore (valida da oltre mezzo secolo): “densità di transistor/chip e dimensioni delle memoria raddoppiano ogni 12-18 mesi”. Ne deducono che hardware, velocità dei computer, software, scienza dei computer e del cervello cresceranno senza limiti.

Queste anticipazioni non hanno senso: se qualcosa crescesse esponenzialmente, riempirebbe l’universo. E, poi, vaticinare l’avvenire fra qualche decennio è azzardato ed è raro che abbia successo.
Douglas Hofstadter (autore di “Gödel, Escher, Bach”) disse che le macchine diventeranno autocoscienti, ma non diede scadenze. In un lavoro su American Scientist (2007) apprezzò i successi tecnici e le migliori teorie di Kurzweil [ottime come piatti di alta cucina]. Però lo bollò perché le mischiava con cavolate folli [come escrementi di cane] in un insieme troppo confuso.

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[1] In matematica una singolarità è un punto in cui una certa funzione non è più definita. In astrofisica è un punto dello spazio in cui la materia ha densità infinita e volume nullo.
La complessità estrema implica molti problemi critici. Il software difettoso causa disastri. Se le macchine superassero la complessità del cervello umano, dovremmo temere le nevrosi che potrebbero affliggerle e gli sconcerti conseguenti ai loro errori

Pubblicato da Class, numero di dicembre 2019

image credits: Photo by Alina Grubnyak

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2 Commenti

  1. santelectronic santelectronic 31 Gennaio 2020
  2. tattolilm tattolilm 24 Febbraio 2020

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