Beacons: dalla teoria alle applicazioni

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Ormai quasi tutti hanno preso confidenza con l'acquisto online, derivante principalmente da un incremento della fiducia e della sicurezza con i pagamenti online grazie a colossi dell'e-commerce. Ciò di fatto ha ridotto gli introiti dei negozi fisici, che purtroppo devono ricorrere al riparo pensando a nuove soluzioni e tecniche. La differenza sostanziale tra un negozio fisico e un e-commerce sta nella tipologia di interazione che in gergo viene detta customer-experience. In un negozio, il commesso o l'operatore deve essere in grado di soddisfare le esigenze del cliente, ma la difficoltà più grande è come attirare un nuovo cliente. In genere ad attirare clienti sono il brand, la reputazione del negozio ma anche le offerte. La pubblicità è sempre il motore di un'attività e la tecnologia viene a dare una mano. In questo articolo verranno illustrati dei prodotti che si sono promossi per un contributo forte al marketing, ed in particolare per il proximity marketing. Questi sono i Beacon, piccoli dispositivi configurabili in grado di fare grandi cose, dall'utile al dilettevole. Vedremo come vengono utilizzati, le loro peculiarità, dove trovarli e come gestirli, o anche ignorarli.

Introduzione

Ma cosa sono? Il termine anglosassone “Beacon” in italiano può essere tradotto come "radiofaro" e parola più appropriata non poteva esser scelta. Infatti, questi sono dei dispositivi elettronici progettati con lo scopo di trasmettere informazioni nell'ambiente in cui sono installati. Basati sulla tecnologia del Bluetooth Low Energy (BLE), sono in grado di interagire, dunque, con tutti i dispositivi compatibili, primi tra tutti gli smartphone.
La tecnologia e il principio d'applicazione dei beacon si deve confrontare con quanto finora sviluppato per consentire il trasferimento o la diffusione delle informazioni tra dispositivi. Possiamo vederlo come elemento del processo evolutivo che, partendo da tecnologie quali l'IRDA e il bluetooth, ha portato nel tempo a sviluppare soluzioni come il QRcode o l’NFC. Ognuno di questi sistemi ha vantaggi e svantaggi, anche se sarebbe meglio parlare di peculiarità delle tecnologie.

BLE: la soluzione vincente

La tecnologia bluetooth è sempre stata la croce e delizia di ogni possessore di smartphone. Se da un lato consentiva la comunicazione wireless verso innumerevoli dispositivi (auricolari, tastiere esterne, antenne GPS, vivavoce), dall'altro creava problemi con l'autonomia dei dispositivi. Nel tempo, questo standard è stato applicato in molti contesti e ha subito diverse evoluzioni. La più recente di queste è stata denominata, con molta fantasia, Bluetooth Low Energy (BLE) ed ha un potenziale veramente enorme in quanto consente la comunicazione verso qualsiasi tipo di dispositivo senza dover stare con la preoccupazione della durata della batteria. Il risultato è stato raggiunto grazie a un sistema intelligente di gestione della comunicazione tra device che prevede il trasferimento ad alta velocità di piccoli pacchetti. Di fatto il protocollo utilizza una frequenza a 2,4Ghz (la stessa del classico BT), ed è stato progettato per essere retrocompatibile con il BT classico. Questo vuol dire che un modulo di comunicazione BLE è in grado di trasmettere anche secondo il protocollo BT standard sfruttando la stessa antenna. Al fine di non creare confusione il BLE è la versione 4.0 del protocollo Bluetooth e viene anche chiamato con il termine Bluetooth Smart. Infatti non è difficile trovare la dicitura Bluetooth Smart o Bluetooth Smart Ready sui vari dispositivi in commercio (per chi vuole approfondire la tecnologia del Bluetooth e l'evoluzione consiglio questa lettura).
La riduzione dell'energia necessaria alla comunicazione ha incentivato lo sviluppo delle tecnologie wareable il cui utilizzo giornaliero e continuativo è dovuto proprio all'utilizzo della tecnologia BLE. Quest'ultima, infatti, consente di inviare messaggi di tipo broadcast e quindi di raggiungere contemporaneamente più utenti che si trovano all'interno del raggio d'azione del dispositivo. Questo raggio di azione può essere un elemento di progetto e, giusto per dare qualche numero, si va da pochi cm fino anche ai 60 metri. I beacon vengono definiti anche come dispositivi di localizzazione, o più specificatamente micro-localizzazione. Questa caratteristica è dovuta alla loro staticità e quindi alla possibilità di potervi inserire informazioni dettagliate sul luogo fisico di installazione. Di fatto si possono adottare successivamente le tecniche di triangolazione di diversi beacon per ottenere la localizzazione in spazi dove il segnale GPS risulta inefficace (all'interno di spazi privati o in cui il segnale GPS è assente).

Campi di Applicazione

Andremo ora ad osservare diversi campi [...]

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2 Commenti

  1. Maurizio Di Paolo Emilio Maurizio 6 ottobre 2016
  2. Roberta Fiorucci robertafiorucci 13 ottobre 2016

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