Il progetto DREAM 2020 e l’utilizzo dei robot nel trattamento dell’autismo

I rapidi sviluppi tecnologici degli ultimi anni, in particolar modo nel campo della robotica, hanno portato a innovazioni terapeutiche  importanti nella cura dei pazienti affetti da disturbi dello spettro autistico (DSA). Il progredire della ricerca ha permesso di realizzare dei dispositivi in grado di sostituire o affiancare il terapeuta umano in molti dei compiti finalizzati a migliorare le competenze sociali e individuali delle persone autistiche. Tuttavia, nonostante l’utilizzo di robot nel trattamento dei bambini con DSA abbia suscitato l’interesse dei media nel corso degli ultimi dieci anni, quest’area di ricerca si trova ancora in fase embrionale e saranno necessari ancora molti studi prima che si possano definire dei protocolli terapeutici strutturati. A questo obiettivo puntano molti progetti di larga portata, come l’europeo DREAM2020, il quale prende in esame l’impiego di due prototipi: Nao e Probo.

TRATTAMENTO DELL’AUTISMO: PERCHÈ I ROBOT?

Per i genitori dei bambini affetti da disturbi dello spettro autistico quello di non poter creare un vero legame emotivo con i propri figli rappresenta uno degli aspetti più dolorosi della malattia. In passato si era persino giunti a credere che proprio l’assenza di un’adeguata relazione tra madre e figlio fosse alla base della patologia. Il modello della cosiddetta “madre-frigorifero”, incapace di trasmettere il proprio amore al suo bambino o alla sua bambina, ha ingiustamente colpevolizzato centinaia di donne per anni. Ora invece, pur non essendo ancora chiare tutte le variabili che determinano lo sviluppo della malattia, è noto che l’autismo coinvolge una componente genetica non trascurabile e che le problematiche sociali che affliggono questi pazienti sono da considerare più un sintomo che una causa della patologia.

child therapy
La maggior parte dei DSA, che sono tra i  disturbi neuropsichiatrici infantili più diffusi, si caratterizza infatti per problemi nella comunicazione e nell’interazione sociale, oltre che per pattern comportamentali stereotipati e gli interessi limitati. Questi sintomi emergono molto presto nella vita di questi individui e persistono durante tutte le fasi dello sviluppo. Pur manifestando un leggero miglioramento nel corso dell’adolescenza e nella vita adulta, i DSA sono infatti da considerarsi una malattia debilitante cronica, spesso associata a una prognosi piuttosto negativa: la maggior parte dei pazienti necessita di cure professionali per tutta la vita.
Come detto, anche se molte teorie sono state ipotizzate, non esiste al momento una spiegazione esaustiva dei fattori che determinano l’autismo. Per questo motivo, gran parte della ricerca psicologica in questo campo si è focalizzata sullo studio dei comportamenti di base (es. imitazione) e delle competenze cognitivo-comportamentali (es. attenzione condivisa e turn taking) associate ai deficit di comunicazione e di interazione sociale. Infatti, è stato dimostrato che l’incapacità di imitare i comportamenti altrui e di utilizzare l’attenzione condivisa, cioè la capacità del bambino di coordinare la sua attenzione di con quella di un adulto, costituiscono dei marker affidabili nel determinare la futura evoluzione del disturbo. [...]

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