La fusione fredda

Si tratta di uno dei più discussi argomenti scientifici del secolo. Quello di riuscire a produrre reazioni nucleari a temperature molto al di sotto di quelle utilizzate convenzionalmente è un sogno degli scienziati e probabilmente continuerà a esserlo. Opinioni a confronto per capire se la fusione fredda è una bufala o una realtà.

Introduzione

Una delle più grandi promesse della fisica nucleare è l'energia economica, pulita e abbondante. La produzione di notevoli quantità di energia, con poca fatica e l'utilizzo di poche risorse, è l'obiettivo principale della scienza. Il modo più vantaggioso per poter estrarre energia dalla materia è quello di convertire direttamente la massa in energia, tramite la famosa formula E=mc2 di Einstein. A differenza delle reazioni chimiche, che rilasciano energia pari a elettron/Volt (eV) per atomo, le reazioni nucleari rilasciano energia pari a MegaElettron/Volt (MeV). E quella della fusione fredda sarebbe, certamente, la scoperta del secolo, se fosse dimostrata scientificamente con esperimenti validati da ripetibilità e congruenza dei risultati, basati anche sulle teorie scientifiche ufficiali. Tutto cominciò quando due scienziati, nel 1989, affermarono di aver trovato la soluzione per riprodurre la fusione fredda, tramite una semplice cella attraverso l'elettrolisi (vedi figura 1). Sarebbe stata una svolta epocale della scienza, con la possibilità della produzione di enormi quantità di energia a costi estremamente bassi, con alti rendimenti. Molti laboratori tentarono subito di riprodurre gli studi degli scienziati, ripetendo i medesimi esperimenti, ma i risultati furono molto spesso fallimentari e nessuna energia supplementare venne mai prodotta. Si può tranquillamente affermare che la fusione fredda non vide mai la luce, ma la ricerca continua ancora oggi, per opera di scienziati, aziende e istituti di tutto il mondo. Dopo mesi d'indagini sulle strabilianti osservazioni di Fleischmann e Pons (i due ricercatori che condussero le prove), la comunità scientifica giunse alla conclusione che l'effetto da essi promesso era inesistente e che i due scienziati avevano commesso molti errori sperimentali e di valutazione. La scienza ufficiale contestò, dunque, le conclusioni e la fusione fredda divenne, addirittura, un sinonimo di ricerca spazzatura o di bufala scientifica.

Figura 1: una cella elettrolitica

Figura 1: una cella elettrolitica

Energia gratis?

Sembrava un sogno stupendo, quello di arrivare alla fusione fredda per poter generare quantità infinite di energia a basso costo e totalmente prive d'inquinamento. Inizialmente gli scienziati furono ammaliati dalle notizie che circolavano, essi volevano crederci ma poi, loro malgrado, dovettero tutti ricredersi arrivando alla conclusione che era tutto sbagliato. In sostanza non esisteva nemmeno una base teorica su cui appoggiarsi, per spiegare il fenomeno proposto. I fisici affermano anche oggi, infatti, che è del tutto inutile rifarsi sui risultati di un esperimento scientifico fino a quando esso sia totalmente confermato dalla teoria.

La fusione fredda, in pratica consisterebbe in una reazione nucleare controllata che avviene a bassa energia che, per concretizzarsi, ha bisogno di una temperatura e di una pressione molto più limitate di quelle necessarie alle reazioni oggi conosciute. Proprio per questo motivo è stato coniato il termine "fusione fredda".

Nel frattempo, i risultati ottenuti da quegli esperimenti sulla fusione fredda sono stati ribattezzati in "reazioni nucleari a bassa energia" (LENR) e alcuni scienziati continuano, angora oggi, a studiare gli effetti prodotti dai progetti di Fleischmann e Pons. Altri ancora respingono in modo più assoluto la nozione di fusione, ma stanno studiando altri possibili processi che possono spiegare gli effetti anomali di calore in eccesso. I ricercatori hanno già fornito alcune possibili soluzioni sui processi elettrochimici che innescano il calore, comprese le irregolarità nelle celle elettrochimiche, le probabili reazioni chimiche esotermiche sconosciute e misteriose o le ricombinazioni d'idrogeno e di ossigeno.

Un esperimento

Il principale interesse degli scienziati è quello di generare energia per esigenze industriali, domestiche e di trasporto. In un primo prototipo un team di ricerca e di sviluppo ha utilizzato degli elettrodi di tungsteno o di nichel con una soluzione di elettrolita di litio o di potassio. Una corrente elettrica applicata scindeva l'acqua in idrogeno e ossigeno e, in determinate condizioni, il litio o il potassio agiva da catalizzatore per assorbire energia e far collassare l'orbita dell'elettrone dell'idrogeno. L'energia rilasciata durante passaggio dallo stato atomico a uno stato energetico inferiore si materializzava come una brillante emissione di luce in un plasma ad altissima temperatura. Il calore associato veniva, quindi, reindirizzato al fine di creare del vapore per alimentare un generatore elettrico.

La BLP

La Brilliant Light Power (BLP), una società del New Jersey, è una delle tante che stanno sviluppando processi che rientrano nella categoria delle nuove tecnologie energetiche. Nel 1991, il fondatore della BLP, Randell L. Mills, annunciò in una conferenza stampa a Lancaster, in Pennsylvania, che aveva formulato una teoria precedentemente sconosciuta in cui l'elettrone dell'idrogeno poteva passare dal suo normale stato di energia a stati inferiori e più stabili, liberando una grande quantità di energia durante il processo.

La BLP sta, attualmente, testando un dispositivo chiamato SunCell (vedi figura 2), in cui l'idrogeno (dalla scissione dell'acqua) e un catalizzatore di ossido vengono introdotti in un reattore di carbonio sferico insieme a flussi di argento fuso. Una corrente elettrica applicata all'argento innesca una reazione al plasma che forma idrocarburi. L'energia della reazione viene, quindi, intrappolata dal carbonio, che agisce come un "radiatore di corpo nero". Quando il carbonio si riscalda a migliaia di gradi, sprigiona l'energia come luce visibile che è catturata dalle celle fotovoltaiche che, a loro volta, la convertono in elettricità.

Figura 2: il dispositivo SunCell

Figura 2: il dispositivo SunCell

Conclusioni

Gli esperimenti fino a ora portati a termine non hanno fornito quella certezza fisica e matematica per decretare, con sicurezza, la bontà delle teorie. Molte prove non sono riproducibili e la maggior parte di esse sono basate su teorie ufficialmente non riconosciute. Negli anni passati molti Enti pubblici e aziende di livello mondiale hanno messo a disposizione ingenti fondi per la ricerca e assunto migliaia di studiosi per lo studio sulla fusione fredda ma, ai giorni nostri, sono molte le figure che stanno abbandonando il campo. Gli scienziati sono alla continua ricerca di nuove forme di energia (vedi figura 3), al fine di permettere all'umanità di vivere meglio la propria vita, con meno sprechi e in un ambiente più pulito. Ma la verità è una sola: non esiste l'energia gratuita, nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma.

Figura 3: esperimenti sulla fusione fredda

Figura 3: esperimenti sulla fusione fredda

 

2 Commenti

  1. Marcello Colozzo 5 dicembre 2017
  2. Riccardo Ventrella Riccardo Ventrella 7 dicembre 2017

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