OBD-II: l’interfaccia per la diagnostica di bordo dei veicoli

I veicoli di recente fabbricazione sono per legge dotati di un'interfaccia diagnostica attraverso la quale i meccanici, ma anche gli utilizzatori stessi, possono acquisire importanti informazioni sullo stato del veicolo: guasti o malfunzionamenti, stato delle emissioni, parametri di funzionamento del motore e di altre parti del veicolo. Cos'è esattamente questa interfaccia (o anche "porta", come amano chiamarla gli anglosassoni) per la diagnosi del veicolo? Vediamo in questo articolo l'interfaccia OBD-II, lo standard che si è imposto a livello mondiale tra i costruttori del settore automotive.

Introduzione

Anche se i primi tipi di interfaccia diagnostica avevano fatto la loro comparsa già sul finire degli anni '60, si è dovuto attendere fino alla seconda metà degli anni '90 affinchè questa importante funzionalità fosse installata di serie su tutti i veicoli (autovetture, autobus, e mezzi pesanti) circolanti su strada. Nel 1996, infatti, una legge federale del governo statunitense impose l'obbligo, per i veicoli di nuova fabbricazione, di dotarsi di un'interfaccia diagnostica di bordo. Nel giro di pochi anni, anche in Europa i veicoli di nuova immatricolazione furono equipaggiati con questo tipo di interfaccia.
Fondamentalmente si tratta di un mezzo con cui, dall'esterno, è possibile monitorare alcuni parametri di funzionamento del veicolo, quali:

  • stato delle emissioni dei gas di scarico;
  • temperatura liquido di raffreddamento;
  • posizione dell'acceleratore;
  • livello carburante;
  • pressione carburante;
  • velocità istantanea e media;
  • tensione batteria;
  • tempo trascorso dall'ultimo avviamento;
  • consumo di carburante medio e istantaneo;
  • autonomia residua;
  • tanti altri parametri caratteristici relativi a organi meccanici e elettronici installati sul veicolo;
  • guasti e malfunzionamenti registrati dall'elettronica di bordo.

Poichè l'obiettivo principale è quello di consentire una diagnosi il più possibile agevole ed accurata, è ovviamente possibile accedere agli errori memorizzati dal sistema di bordo (ad esempio: mancata accensione di un cilindro), indirizzando il riparatore nella giusta direzione nel caso sia necessario eseguire un intervento di manutenzione.
A qualche lettore sarà magari capitato di vedere accendersi sul cruscotto la famigerata (e temuta) "Check Engine Light" (nota anche con il termine MIL, acronimo di "Malfunction Indicator Light"), la cui icona è visibile nell'immagine di figura 1. Questa indicazione luminosa, che, in ordine di priorità del problema associato, può essere rossa o gialla (su alcuni modelli di auto può anche lampeggiare), indica che l'elettronica a bordo del veicolo ha individuato un problema di una certa severità, memorizzando un opportuno codice di errore.

OBDII_01

Figura 1: Icona MIL, acronimo di "Malfunction Indicator Light"

Attraverso l'interfaccia diagnostica, è possibile a questo punto collegare un opportuno strumento di diagnosi (lo "scantool"), interrogare il sistema acquisendo il codice di errore, e adottare le opportune misure correttive. In origine, la Check Engine Light serviva a individuare malfunzionamenti o guasti a livello soprattutto di motore (powertrain), ma successivamente ha permesso di individuare anomalie anche al sistema di emissione dei gas di scarico, un fattore importante affinchè il veicolo rispetti gli standard relativi alla classe di inquinamento a cui appartiene.

Breve storia

L'introduzione dell'interfaccia diagnostica è storicamente legata alla necessità di ridurre le emissioni di sostanze nocive, migliorando la qualità dell'aria. Già nel 1966, al fine di combattere il crescente smog che affliggeva l'area di Los Angeles, lo stato della California cominciò a richiedere l'installazione a bordo dei veicoli di sistemi atti al controllo delle emissioni. Nel 1968, il governo federale degli Stati Uniti estese questi controlli su tutto il territorio nazionale. Nel 1970 il congresso statunitense approvò il "Clean Air Act", fondando contestualmente l'organo di controllo EPA ("Environmental Protection Agency"). L'EPA definì nel corso degli anni successivi una serie di standard con l'obiettivo di ridurre gradualmente le emissioni dei gas di scarico. Per uniformarsi a questi standard, le case produttrici cominciarono a introdure sui veicoli di nuova fabbricazione dei sistemi in grado di controllare l'alimentazione e l'iniezione, nel frattempo evolutesi con l'impiego di opportuni circuiti elettronici. Appositi sensori erano in grado di misurare i parametri di funzionamento e le prestazioni del motore, regolandoli, se necessario, al fine di contenere al minimo le emissioni. Questi sensori erano inoltre in grado di fornire informazioni diagnostiche di base. La situazione era alquanto complessa e in continua evoluzione: da un lato gli organi istituzionali imponevano delle classi di [...]

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3 Commenti

  1. Maurizio Di Paolo Emilio Maurizio 8 settembre 2016
  2. albertosofton 13 settembre 2016
  3. serghei.filimonov 28 febbraio 2017

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