Un bromografo molto leggero ed economico [Fai Da Te]

Chi ha detto che per accendere i neon si devono utilizzare per forza i reattori e gli starter? Quest'articolo descrive, in dettaglio, le fasi realizzative di un valido bromografo a neon ultravioletti, senza l'ausilio dei pesanti componenti sopracitati. Come avviene la magia dell'innesco della lampada a neon? Utilizzando un semplice stratagemma che chiunque può adottare per realizzare un ottimo bromografo, leggero, maneggevole ed economico.

Di articoli sul bromografo, sul Web se ne trovano a bizzeffe. Di qualunque tipologia, fascia, livello di difficoltà e caratterizzazione luminosa, i bromografi hanno tutti il medesimo scopo: quello di impressionare la piastra fotosensibile per imprimere un'immagine latente, per poi dare luogo al circuito stampato finale.

L'articolo, pertanto, non ripercorrerà le solite fasi di utilizzo ma focalizzerà l'attenzione sulla realizzazione di questo speciale circuito che non utilizza ne' reattori ne' starter. Proprio per questo motivo la realizzazione finale è leggera e maneggevole, come lo testimonia il titolo della lettura.

UV, la luce invisibile

Molti progetti di bromografo presenti sulla rete, affermano che, come fonte di luce, può essere utilizzata una vasta gamma di lampade: neon tradizionali, fari ad incandescenza, lampadine solari (quelle blu), al mercurio e, naturalmente, i neon UV. Le basette presensibilizzate (a volte un po' costose) che si trovano in commercio sono particolarmente sensibili alla luce ultravioletta e, se da una parte è vero che tutte le fonti emanano più o meno questa radiazione luminosa, dall'altra la presenza dalla luce visibile potrebbe dare fastidio al processo d'impressione fotografica.

Quest'ultima, in teoria, dovrebbe durare il meno possibile, quel tanto che basta a creare sulla lastra fotosensibile l'immagine latente del master. Tempi maggiori o minori sono nocivi al risultato finale. La difficoltà nell'uso dei bromografi è proprio questa: trovare il giusto tempo di esposizione, in dipendenza anche dalla distanza del master dalle lampade. Si tratta di una sensibilità che il progettista acquisisce nel tempo, con tanta esperienza e perizia.

Si deve immaginare il rapporto tra luce UV e visibile come quello tra segnale e rumore (S/R). Un alto ammontare del valore influisce positivamente sulla qualità del prodotto ultimato. Al contrario, un'esposizione lunga, ad esempio di 20 minuti, effettuata con luce bianca, potrebbe rovinare il processo fotografico. In tutti questi minuti, infatti, la luce non solo esegue il suo normale compito ma, inesorabilmente e lentamente, penetra anche attraverso il master, degradando l'azione della luce stessa e diminuendo il contrasto tra le piste e gli spazi vuoti (rumore).

spettro

I segreti di un PCB perfetto

Quando s'inizia a lavorare con il bromografo, i risultati non arrivano subito e si fanno attendere un po'. Solitamente sono più le basette che si gettano nella pattumiera che non quelle che effettivamente riescono. Il sacrificio economico, inizialmente, è molto alto. Spesso i principianti abbandonano per sempre, delusi, la fotoincisione, senza sapere che il successo era proprio dietro l'angolo, ben nascosto ma presente.

E allora, quali sono i segreti di un perfetto circuito stampato, indipendentemente dal tipo di basetta utilizzata? Elenchiamoli brevemente, in una sorta di decalogo della fotoincisione:

  • Utilizzare, possibilmente, solo luce ultravioletta;
  • Il master deve essere nerissimo e gli spazi vuoti devono risultare perfettamente trasparenti (un buon master è tale se non lascia passare nemmeno la luce del Sole, guardandolo in trasparenza!);
  • Il tempo di esposizione deve essere il minore possibile ma sufficiente a portare correttamente a termine l'intero processo;
  • Il master deve essere perfettamente aderente alla basetta fotosensibile. Si ottiene lo scopo pressandolo con una certa forza oppure adottando l'azione di una pompa a vuoto;
  • Il master deve essere immobile e solidale con la basetta. Qualsiasi movimento (anche impercettibile) causerebbe delle sbavature;
  • Molte tipologie di vetro filtrano la luce UV. Conviene utilizzare, al suo posto, una piastra di plexiglass perfettamente liscia, pulita, bianca e trasparente;
  • La distanza dei neon al circuito è importante: se troppo vicini la luce influisce diversamente nelle varie aree locali; se troppo distanti la radiazione luminosa non è tanto incisiva e potente;
  • Si devono utilizzare piastre presensibilizzate di ottima qualità. L'utilizzo del fotoresist, invece, è sempre critico e produce risultati alquanto diversi.

Sembra tutto così facile, ma in realtà le realizzazioni di un PCB non sono tutte rose e fiori, leggi ad esempio questo articolo sulla realizzazione di un PCB stile Manhattan. La perfezione si arriva quando, seguendo i consigli sopra riportati, si compiono decine e decine di prove e di esperimenti in modo da regolare e "tarare" i parametri alla perfezione, come la distanza della basetta, il tempo di esposizione, ecc.

pcb

 Quattro neon in serie: si può?

Questo sottocapitolo costituisce una parentesi nell'articolo e non è direttamente connesso con il suo scopo principale. E' diceria comune che più di due neon in serie non possono essere illuminati, utilizzando reattore e starter, a tal proposito suggerisco [...]

ATTENZIONE: quello che hai appena letto è solo un estratto, l'Articolo Tecnico completo è composto da ben 2067 parole ed è riservato agli ABBONATI. Con l'Abbonamento avrai anche accesso a tutti gli altri Articoli Tecnici e potrai fare il download in formato PDF eBook e Mobi per un anno. ABBONATI ORA, è semplice e sicuro.

5 Commenti

  1. willygroup willygroup 29 maggio 2015
    • rodolfok rodolfok 13 aprile 2017
  2. Ale Torri AT lab 29 maggio 2015
    • Ale Torri AT lab 29 maggio 2015
  3. Fabrizio Bianchini Fabrizio Bianchini 31 maggio 2015

Scrivi un commento

Send this to a friend